Dediche: Joe Brainard- I Remember


Joe Brainard – Tuesday, February 18th, 1971 (1 )

[Note: = brief pause]
Tuesday
February 18th
[silence]
[sniff, inhalation]
being as vain as I am
I’m surprised ‘ that I’m not horrified
by all the white hairs I keep finding in my hair these days
but I’m not
I just yank them out
[audience laughter]
which means
perhaps
that I’m not going to grow old very gracefully
[more audience laughter]
& that I may go bald before I go grey
[more audience laughter]
[room falls silent]
today was a beautiful day outside
but I spent it in
doing drawings of Ted
Ted Berrigan
one is a good drawing
but doesn’t look much like Ted
and the other one
looks a lot like Ted
but isn’t such a good drawing
[silence]
then after Ted left
I worked some on the new “I Remember”
ate an apple
and began writing this
and now it is beginning to get dark already
another day gone
before you know it
and that’s the way I like it

Joe Brainard – Martedì, 18 Febbraio, 1971

[Note – Breve Pausa]

Martedì
18 febbraio
[silenzio]
[ tira su col naso]
Vanitoso come sono
Sono sorpreso di non inorridire
A tutti i capelli bianchi che mi sto trovando in questi giorni
Non lo sono
Semplicemente li strappo via
[risata del pubblico]
Che significa
Forse
Che mi sto avviando a diventare vecchio non con un bell’aspetto
E che forse potrei diventare calvo prima ancora d’invecchiare
[ risate ancora più forti del pubblico]
[cade il silenzio nella stanza]

Oggi era una splendida giornata
Ma io l’ho trascorsa al chiuso
Facendo dei ritratti a Ted
Ted Berrigan
Uno è un buon disegno
Ma non somiglia a Ted
L’altro somiglia molto a Ted
Ma non è così buono
[silenzio]
Poi quando Ted è andato via
Ho lavorato un po’ al nuovo “I Remember”
Ho mangiato una mela
E ho iniziato a scrivere questo

E ora sta iniziando già ad imbrunire

Un altro giorno è andato
prima che me ne sia reso conto
ed è questo il modo che mi piace

Ricordo una volta, all’inizio della scuola, ero una bambina, che in aggiunta al corredo scolastico, ogni anno rinnovato ma sempre lo stesso, (una penna rossa, una penna blu, una matita, una gomma, dodici matite a colori, quattro quaderni a righe e due a quadretti, un temperamatite, un righello e un album da disegno) mi fu comprato anche un album per il collage particolarmente ricco di colori. L’album aveva fogli in cui le tinte lucidissime degradavano in due, a volte tre tonalità e questo già bastava a renderlo degno di ammirazione, ma ad impreziosirlo ulteriormente era la presenza di due pagine che solitamente non c’erano in quel tipo di album.

Ricordo che di queste due pagine andavo particolarmente fiera perché tutte le altre bambine della mia classe(ricordo che le classi erano divise in quelle dei bambini e in quelle delle bambine) me le invidiavano. Ricordo che una era oro e l’altra argento.

Ricordo che ero una bambina timida e introversa e questo, per qualche motivo, mi rendeva impopolare, ma ricordo come quell’isolamento avesse un altro sapore quando passava attraverso gli sguardi colmi di invidia delle mie compagne, che a volte si spingevano, cedendo, fino alla adulazione pur di convincermi ad usarle.

Ricordo che quelle due pagine rimasero intatte per lungo tempo, un po’ per prolungare quel refolo d’ammirazione che percepivo ogni volta che nell’ora dedicata al disegno tiravo l’album fuori dalla cartella, e un po’ perché in quei disegni infantili fatti di casette con i tetti rossi e cieli azzurri e chiome di alberi verdi e perfettamente tondi, l’oro e l’argento non trovavano un posto.

Ricordo che poi fu la scoperta della notte, la luce delle stelle, l’accendersi della luna, quel silenzio tagliato d’oro e d’argento a dare a quelle due pagine il loro spazio.

Ricordo quando le forbici incisero la forma curva della luna nell’oro. Ricordo come il suo vuoto e quel momento mi erano sembrati solenni.

Ricordo questo, colori vividi e netti e mondi immaginari dove i fiori sfioravano la punta aguzza dei tetti, mondi disabitati dove le finestre avevano sempre i battenti verdi e chiusi, ma inspiegabilmente davanzali fioriti, mondi un po’ tutti uguali come se nascessero da un unico immaginario pescato chissà dove poiché nessuna delle nostre case si assomigliava a quelle che ritagliavamo.

Ricordo poi i primi tentativi di popolare quei mondi. C’erano solo buffe bambine alte come alberi. Avevano la gonna fatta a triangolo, e le trecce gialle che come due stecchi sembravano uscire dalle orecchie.

Ricordo l’odore della colla Coccoina, così buono e profumato da sembrare orzata rappresa. Ti veniva voglia di mangiarla. Non ricordo ma non è detto che non l’abbia fatto.

Ricordo la punta del naso che inevitabilmente si sporcava di colla nel tentativo di annusarla da più vicino.

Ricordo l’ebbrezza di maneggiare le forbici, strumenti il cui uso ci era di solito proibito.

Ricordo minuscole costellazioni di colori sul gres opaco della classe anche se la maestra minacciava di punirci se non avessimo fatto attenzione a non sporcare il pavimento con i ritagli.

Ricordo che anni dopo, ero alle medie, l’insegnante di disegno disapprovò l’ardire delle mie prospettive nei miei primi tentativi d’imitare le linee scomposte delle vecchie case delle paese.
Ricordo l’insufficienza che ricevetti e queste case sono tutte storte con cui l’insegnante giustificò il voto. Ricordo che non protestai ma ci rimasi molto male. Non ricordo ma posso supporre che forse sì, piansi.

Ricordo che fu quella una delle prime volte, forse la prima, in cui mi s’insinuò il dubbio che potessero esserci insegnanti piccoli e mediocri, e anche che l’età adulta era a volte soltanto un potere malriposto.

Ricordo che ero convinta che avendo avuto un bisnonno e un nonno pittori avevo buone probabilità di esserlo anch’io. E che quell’insegnante non capiva niente. Per molte notti sognai di diventare una famosa pittrice, solo per vendetta nei suoi confronti. A volte mi succede ancora. Quando mi sembra di essere una grande poetessa ingiustamente incompresa.

******


Ricordo che ho ricordato tutto questo a causa della mia passione per Frank O’Hara e anche a causa di queste poche righe in cui si parla di lui:

“I remember the first time I met Frank O’Hara. He was walking down Second Avenue. It was a cool early Spring evening but he was wearing only a white shirt with the sleeves rolled up to his elbows. And blue jeans. And moccasins. I remember that he seemed very sissy to me. Very theatrical. Decadent. I remember that I liked him instantly” (2)

“Ricordo la prima volta che ho incontrato Frank O’Hara. Lui stava camminando lungo la Second Avenue. Era una fresca sera d’inizio primavera ma lui indossava una maglietta bianca con le maniche arrotolate sopra i gomiti. E blue jeans. E mocassini. Ricordo che mi sembrò molto effeminato. Molto teatrale. Decadente. Ricordo che mi piacque all’instante.”

A scrivere è Joe Brainard ed è questo uno dei tantissimi ricordi annotati nel suo libro “I Remember” dove Brainard, quasi trasferendo nelle parole la stessa espressività dei suoi collage, la stessa luce brillante dei suoi dipinti, e usando la stessa ironia e la stessa fanciullesca innocenza, ricompone un mondo di accadimenti tanto minuti quanto straordinari proprio perché vissuti, e per questo custodi del proprio essere parte del mondo. Fra i tanti ricordi dunque anche il suo primo contatto con Frank O’Hara. Pressoché inevitabile l’incontro fra i due artisti nella New York di quegli anni. Dopo quel primo approccio ce ne furono altri che mano a mano rafforzarono un rapporto di amicizia e di corrispondenza sul modo di concepire il gesto artistico, lo stesso sul quale poggiarono le basi della loro successiva, sebbene occasionale, collaborazione che li portò a realizzare provocatori e dissacranti lavori di collage. A questo proposito dice Brainard:

“Actually, in the strict sense of the word, Frank and I never collaborated.(Alas) never on the spot, starting together from scratch. Giving and taking. And bouncing off each other. What we did do was that I’d do something (a collage or cartoon) incorporating spaces for words, which I’d then give to Frank to “fill in.” Usually he would do so right away, with seemingly little effort…”

“In realtà, nel senso stretto della parola, Frank e io non abbiamo mai collaborato. (Ahimé) mai insieme, iniziando insieme dal primo scarabocchio. Dando e prendendo. Funzionando come reciproca cassa di risonanza. Quello che accadeva era che io facevo qualcosa ( un collage o un fumetto) inserendo gli spazi per le parole, che davo poi a Frank che li avrebbe “riempiti”. Di solito lui lo faceva in così breve tempo, apparentemente con pochissimo sforzo …”

Brainard, giovane pittore, vignettista, scrittore giunge a New York con l’amico d’infanzia Ron Padgett da Tulsa e ben presto divenne uno dei protagonisti del panorama artistico della città. La luce, il calore dei suoi colori, il lirismo e l’innocenza che accompagnano le sue composizioni, la loro singolare originalità e la generosità con cui Brainard si confronta con i colleghi ben presto conquistano il mondo letterario e artistico.

I remember when Ron Padgett and I first arrived in New York City we told a cab driver to take us to the Village. He said, “ Where?”And we said, “ To the Village.” He said,” But where in the Village?” and we said, “Anywhere.” He took us to Sixty Avenue and 8th Strets. I was pretty disappointed. I thought that the Village would be like a real village. Like my vision of Europe.(3)

Ricordo quando Ron Padgett e io arrivati la prima volta a New York dicemmo ad un tassista di portarci al Village. Lui disse, “Dove?” E noi dicemmo, “Al Village.” Lui disse, “Ma dove nel Village?” E noi dicemmo, “ In qualsiasi posto.” Lui ci portò fra la Sixty Avenue e l’80 Strada. Io ero un po’ deluso. Pensavo che il Village fosse un vero paese. Così come quelli che immaginavo in Europa.

“I remember” esce per la prima volta nel 1970 e fu accolto con grande entusiasmo e apprezzato per la sua schiettezza e la sua disarmante quanto straordinaria semplicità. Scrive infatti Ron Padgett nella postfazione del libro che raduna anche le raccolte successive ( “I remember more” -1972, “More I Remember more”- 1973:

“I don’t remember the genesis of I Remember, but as soon as Joe Brainard showed the initial version of it to friends and read it in public, everyone saw that he had made a marvelous discovery, and many of us wondered why we hadn’t thought of such an obvious idea ourselves.” […](4)

“Non ricordo la genesi di “I Remember”, ma non appena Joe Brainard ne mostrò una prima versione agli amici e la lesse in pubblico, tutti si resero conto che era arrivato ad una meravigliosa scoperta, e molti di noi si stupirono del fatto di non aver mai pensato a qualcosa di così ovvio.” […]

Ed è stata questa anche la mia reazione quando pagina dopo pagina mi sono ritrovata a scorrere questi brevi lampi estratti da un passato che nella sua essenza, pur in tempi e modi differenti, appare come una memoria condivisa.

Joe Brainard, come nei suoi collage, ritaglia con una lingua priva di ogni tipo di retorica o falso moralismo i piccoli istanti che hanno percorso la sua vita nell’arco degli anni che vanno dalla sua infanzia fino ai primi anni anni Sessanta. Nel testo Brainard supera abilmente lo scoglio di qualsiasi effetto nostalgico, e ricompone così non solo uno spaccato di un’epoca ma restituisce al ricordo la sua essenza di stupore inatteso, spesso divertito e a volte ironico, verso quella realtà compresa in quegli istanti che lo avevano visto interprete e protagonista del mondo intorno.
Ed è proprio nella consapevolezza di questa realtà partecipata che va a sovrapporsi l’intento artistico.E la piacevolezza che accompagna la lettura di “I Remember”, in cui il mondo esterno al sé e dunque la realtà degli altri, in questa nuova prospettiva, pare investirci e appartenere tanto quanto quella che solitamente ci coinvolge direttamente e che isoliamo archiviandola come “sfera personale”.

[…] What I’m hoping to suggest, however, is that their respective poetics of collage, these three “do” (n.d.r Brainard, O’Hara, Johns) take their art seriously: their work, considered as art, as a made object, becomes the space of memory and elegy. Or more properly, as self-aware aesthetic performances their work explores the terms under which a poet or a painter might be the expressive origin of the work.[…] (5)

[…] Quello che spero di far intendere, però, è che le loro rispettive poetiche di collage, questi tre “fare” (ndr: di Brainard, O’Hara, Johns) prendono sul serio la loro arte: il loro lavoro, inteso come arte, come un oggetto fatto, diventa lo spazio della memoria e dell’elegia. O più esattamente, come interpretazione estetica consapevole il loro lavoro esplora le condizioni in cui un poeta o un pittore potrebbe essere l’origine espressiva dell’opera.[…]

Come Frank O’ Hara nei “Lunch Poems”, come Jackson Pollock nei suoi lavori di “action painting”, così anche Joe Brainard con “I Remember” sembra volerci condurre nella realtà tramite il gesto artistico, che viene inteso sia nel suo senso puramente materiale del “fare” che in quello etico. Il risultato è un movimento del “dire” che non è stagnante nella sua forma di ricordo, ma compie una duplice e contemporanea azione in cui la realtà viene attraversata dalle “mani” dell’artista che la percorre con continui tragitti avanti e indietro nel tempo.
La realtà dunque viene trasferita nell’oggetto artistico non come residuo elaborato ma come esperienza, essendo vissuta dall’artista dal suo interno nell’istante stesso in cui essa va a compiersi, facendo così dell’artista sia il suo testimone sia la sua stessa fonte.
La realtà del presente, in questa sorta di “dripping”, diventa dunque somma di infiniti passati che, anch’essi mai fermi, ne tratteggiano i continui cambi di direzione che vanno a comporla e compierla nel suo insieme.
Da questa prospettiva forse appare più semplice comprendere il pensiero artistico che legò fra loro le avanguardie newyorkesi dell’epoca: il getto poetico dei “Lunch Poems”, il furore pittorico del “action painting”, l’affastellarsi diluito delle immagini nell’inseguimento del presente temporale di Jasper Johns, gli stessi collage di Brainard e i suoi ricordi raccolti, o meglio, ritagliati dal buio e ridati alla luce in “I Remember”, per citarne solo alcuni, rivelano la matrice unica di una partecipazione collettiva al senso del passato inteso come ciò che passa della realtà attraverso il sé e vi si raccoglie, diventando sia esperienza personale che testimonianza dell’altro.
Ed è proprio questo inarrestabile flusso osmotico a sollevare l’artista dal suo stesso senso di isolamento, dalla sua stessa, benché incolmabile, solitudine, e a fare della sua arte memoria.

Da: I Remember di Joe Brainard

I remember when, in high school, if you wore green and yellow on Thursday it meant that you were queer.
Ricordo quando, al liceo, se indossavi il verde e il giallo di mercoledi significava che tu eri omosessuale.

I remember when, in high school, I used to stuff a sock in my underwear.
Ricordo quando, al liceo, ero solito ficcare una calza nelle mutande.

I remember that for my fifth birthday all I wanted was an off-one-shoulder black satin evening gown. I got it. And I wore it to my birthday party.
Ricordo che per il quinto compleanno tutto ciò che volevo era un abito da sera nero monospalla. Lo ebbi. E lo indossai al mio compleanno.

I remember my first sexual experience in a subway. Some guy (I was afraid to look at him) got a hard-on and was rubbing it back and forth against my art. I got very excited and when my stop came I hurried out and home where I tried to do an oil painting using my dick as a brush.
Ricordo la mia prima esperienza sessuale in metropolitana. Un ragazzo( avevo paura di guardarlo) aveva un’erezione e mi si strusciava avanti e indietro contro. Mi eccitai molto e quando arrivò la mia fermata mi diressi di corsa verso casa dove cercai di fare un dipinto ad olio usando il mio pene come pennello.

I remember the first time I got a letter that said “After Five Days Return To” on the envelope, and I thought that after I had kept the letter for five days I was supposed to return it to the sender.
Ricordo la prima volta che ricevetti una letter ache diceva “ Restitiure dopo cinque giorni” sulla busta, e avevo pensato che dopo aver tenuto la lettera per cinque giorni avrei dovuto rispedirla al mittente.

I remember the kick I used to get going through my parents’ drawers looking for rubbers. (Peacock.)
Ricordo il calcio che davo ai cassetti dei miei genitori cercando i preservativi.
(Peacock.)

I remember when polio was the worst thing in the world.
Ricordo quando la poliomelite era la cosa peggiore al mondo.

I remember pink dress shirts. And bola ties.
Ricordo magliette maschili rosa. E cravatte di cuoio.

I remember when a kid told me that those sour clover-like leaves we used to eat (with little yellow flowers) tasted so sour because dogs peed on them. I remember that didn’t stop me from eating them.

Ricordo quando un ragazzo mi disse che quelle foglie aspre che sembravano trifogli che di solito mangiavamo( con piccoli fiori gialli) erano aspre perché i cani ci pisciavano sopra. Ricordo che questo non mi fece desistere dal mangiarle.

I remember the first drawing I remember doing. It was of a bride with a very long train.
Ricordo il primo disegno che ho fatto. Era un abito da sposa con un lunghissimo strascico.

I remember my first cigarette. It was a Kent. Up on a hill. In Tulsa, Oklahoma. With Ron Padgett.
Ricordo la mia prima sigaretta. Era a Kent. Sopra una collina. A Tulsa, Oklahoma. Con Ron Padgett.

I remember my first erections. I thought I had some terrible disease or something.
Ricordo la mia prima erezione. Pensai di avere una terribile malattia o qualcosa del genere.

I remember the only time I ever saw my mother cry. I was eating apricot pie.
Ricordo la sola volta che ho mai visto mia madre piangere. Stavo mangiando una crostata di albicocca.

I remember when my father would say “Keep your hands out from under the covers” as he said goodnight. But he said it in a nice way.
Ricordo quando mio padre avrebbe voluto dire “ Tieni le mani fuori dalle coperte” mentre mi diceva buonanotte. Ma lo disse in un modo molto carino.

I remember when I thought that if you did anything bad, policemen would put you in jail.
Ricordo quando pensavo che se si faceva qualcosa di cattivo, i poliziotti ti avrebbero messo in prigione.

I remember Dorothy Collins.
Ricordo Dorothy Collins.

I remember Dorothy Collins’ teeth.
Ricordo i denti di Dorothy Collins

I remember planning to tear page 48 out of every book I read from the Boston Public Library, but soon losing interest.
Ricordo di aver progettato di strappare la pagina 48 di ogni libro che prendevo dalla Biblioteca Pubblica di Boston, ma persi presto ogni interesse.

I remember my grade school art teacher, Mrs Chick, who got so mad at a boy one day she dumped a bucket of water over his head.
Ricordo la mia insegnante d’arte alle elementari, la signora Chick, che si arrabbiò così tanto con un ragazzo da rovesciargli una secchiata d’acqua in testa.

I remember Moley, the local freak and notorious queer. He had a very little head that grew out of his body like a mole. No one knew him, but everyone knew who he was. He was always ‘around’.
Ricordo Moley, un eccentrico e noto omosessuale del posto. Lui aveva una testa molto piccola che spuntava dal suo corpo come un neo. Nessuno lo conosceva, ma tutti sapevano chi fosse. Lui era sempre “in giro”.

I remember when hoody boys wore their blue jeans so low that the principal had to put a limit on that too. I believe it was three inches below the navel.
Ricordo quando certi ragazzacci indossavano i loro blue jeans così bassi che il preside dovette mettere un limite. Mi sembra che fosse tre pollici sotto l’ombelico.

I remember one football player who wore very light faded blue jeans, and the way he filled them.
Ricordo un giocatore di football che indossava blue jeans molto aderenti, e il modo in cui li riempiva.

I remember the chair I used to put my boogers behind.
Ricordo la sedia dietro cui mettevo le caccole.

I remember ‘queers can’t whistle’.
Ricordo “gli omosessuali non possono fischiare”

I remember how many other magazines I had to buy in order to buy one physique magazine.
Ricordo quante altre riviste dovevo comprare per poterne comprare una per soli uomini.

I remember a little boy who said it was more fun to pee together than alone, and so we did, and so it was.
Ricordo un ragazzino che diceva che era più divertente pisciare insieme che da soli, e così lo facemmo, e fu divertente.

I remember a fat man who sold insurance. One hot summer day we went to visit him and he was wearing shorts and when he sat down one of his balls hung out.
Ricordo un grassone che vendeva assicurazioni. Un giorno di una caldissima estate andammo da lui e lui indossava shorts e quando si sedette una delle sue palle gli scivolò fuori.

I remember that it was hard to look at it and hard not to look at it too.
Ricordo che era difficile guardarla e difficile anche non guardarla.

I remember a very early memory of an older girl in a candy store. The man asked her what she wanted and she picked out several things and then he asked her for her money and she said. ‘Oh, I don’t have any money. You just asked me what I wanted, and I told you.’ This impressed me to no end.
Ricordo un ricordo molto lontano di una ragazzina più grande in un negozio di caramelle. L’uomo le chiese cosa volesse e lei prese diverse cose e allora lui le chiese di pagare e lei disse “ Oh, io non ho soldi. Tu mi hai solo chiesto cosa volessi, e io te l’ho detto”. Questa cosa mi colpì da morire.

I remember the smell of chicks.
Ricordo l’odore delle ragazze.

I remember the smell and feel of fishing maggots.
Ricordo l’odore e il viscido dei vermi da pesca.

I remember making Easter egg baskets out of clay.
Ricordo quando facevo cesti di creta per le uova pasquali.

I remember the taste of bread.
Ricordo il sapore del pane

I remember Miss Cox, my year 3 teacher. She was my favourite.
Ricordo Miss Cox, la mia maestra del terzo anno. Lei era la mia preferita.

I remember my brother being ill, and the bone marrow I gave to save him. I also remember the nightmares.
Ricordo mio fratello ammalato, e il midollo osseo che gli diedi. Ricordo anche gli incubi.

I remember finding it difficult to tell dreams – and nightmares – from reality.
Ricordo la difficoltà che avevo di distinguere i sogni – e gli incubi – dalla realtà

I remember the beetle my primary school headteacher kicked away when he caught me looking at it as he was trying to tell me off.
Ricordo lo scarafaggio che il preside della mia scuola elementare calciò via quando si accorse che lo stavo guardando mentre lui mi stava rimproverando

I remember peeling the bark off silver birch trees.
Ricordo lo scorticare la corteccia dalle betulle

I remember the mice I drowned in icy water because my cat had crippled them. I wish I could have killed them quicker.
Ricordo i topi che annegai nell’acqua gelata perché il mio gatto li aveva mutilati. Vorrei averli uccisi più rapidamente.

I remember seeing my friends move away.
Ricordo i miei amici trasferirsi.

I remember a girl from the other end of my street trying to trick me into eating poisonous berries.
Ricordo una ragazza dall’altro lato della strada che cercava di convincermi a mangiare bacche velenose.

I remember the button box.
Ricordo la scatola dei bottoni.

I remember kids’ TV.
Ricordo la TV dei ragazzi.

I remember the toy dinosaur someone left behind at the play park on the Isle of Wight, and crying at the thought of it sitting by itself outside in the rain.
Ricordo il dinosauro giocattolo che qualcuno aveva lasciato al parco giochi dell’Isola di Wight, e come piangevo al saperlo seduto lì da solo nella pioggia.

I remember seeing the shore of England dotted with lights from where we were staying on the Isle of Wight.
Ricordo le coste dell’Inghilterra punteggiate di luci viste da dove noi eravamo nell’Isola di Wight.

I remember the boys from around the corner ruining some of my stuffed toys by attaching them to their bikes then their family hosing them down in order to clean them. They were never the same.
Ricordo i ragazzi del vicinato rovinare alcuni dei miei giocattoli attaccandoli alle loro biciclette poi le loro famiglie innaffiarli con la pompa cercando di pulirli. Non furono mai più gli stessi.

I remember the callousness of the consultant when we could no longer afford to see him privately.
Ricordo la freddezza del consulente quando non potemmo permetterci più d’incontrarlo privatamente

I remember getting a piece of leaf in my eye and almost having to go to hospital in order to get it out.
Ricordo un pezzo di foglia finito nel mio occhio e che quasi finivo in ospedale per toglierlo.

I remember running away from school and Brownies.
Ricordo quando uscivo di corsa dalla scuola e i biscotti al cioccolato.

I remember bass guitar lessons.
Ricordo le lezioni di chitarra basso.

I remember my dad taking me outside wrapped in a blanket to see the Christmas decorations on our neighbour’s roof just after he got back from work.
Ricordo mio padre che mi porta fuori avvolto in una coperta per vedere le decorazioni natalizie dei nostri vicini appena rientrava dal lavoro.

I remember my dad’s moped.
Ricordo il motorino di mio padre.

I remember Berol pens.
Ricordo le penne Barol.

I remember my mother’s 2CV and the cat sticker on its back window.
Ricordo la due cavalli di mia madre e l’adesivo del gatto sul finestrino di dietro.

I remember a 1949 red Ford convertible we once had.
Ricordo una Ford rossa convertibile del 1949 che avemmo una volta

I remember The Power of Positive Thinking by Norman Vincent Peale.
Ricordo Il Potere del Pensiero Positivo di Norman Vincent Peale.

I remember trying to visualize my mother and father actually fucking.
Ricordo quando cercavo di visualizzare mia madre e mio padre che scopavano

I remember my grandfather who lived on a farm dunking his cornbread in his buttermilk. He didn’t like to talk.
Ricordo mio nonno che viveva in una fattoria mentre inzuppa il pane nel latte denso. A lui non piaceva parlare. […]

I remember wild red poppies in Italy.
Ricordo i papaveri rossi selvatici in Italia.

 

 

trad.lisa sammarco ©

Note:

(1) http://www.thirdfactory.net/lipstick-brainard-tuesday.html

(2) http://www.poets.org/viewmedia.php/prmMID/5945

(3) Frank O’Hara now- New Essay on the New York Poets- Eds. Robert Hampson and Will Montgomery- pag.231

(4) Joe Brainard – I Remember- Granary Books,Inc

(5) Ron Padgett-dalla postfazione di I Remember- Joe Brainard

2 pensieri su “Dediche: Joe Brainard- I Remember”

  1. un post poetico straordinario
    che ricordi la coccoina
    e il tutto il resto di tua traduzione
    sai che c’è chi pensa che tu sei UNA GRANDE POETESSA
    iun caro saluto
    c.

  2. carissimo carmine è sempre piacevole l’incontro in questi tuoi passaggi.
    ti ringrazio della lettura.
    lisa

    p.s eh…lo so :-) grazie

Grazie della lettura! Ora se vuoi lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...