La Dimora del Tempo Sospeso: “Terramare”

img_1642
Era il lontano 2012 quando “Terramare” fu accolta da una piccola ma molto seria casa editrice per una pubblicazione. Sarebbe stata la mia prima e di certo per me un bel traguardo, suppongo…
In realtà da quel lontano giorno iniziò una serie di rinvii dovuti a programmazioni già in corso attraverso le cui maglie “Terramare” scivolava sempre come acqua dalle maglie di un setaccio.
Oggi “Terramare” ha la sua Dimora. Ne sono felice. Grazie M.S.

  Terramare

Da Terramare: Intras’acta

IMG_8410.PNG

L’inverno qui non è una stagione, è un improvviso,
è come quando si dice “intras’acta”
e il cielo allora si schiaccia sulla collina
e il mare si rigira inquieto

Sotto il paese resta, le voci sono il suo sonno
mentre l’ovunque diventa un sogno di chissà quale mattino
svanito
nell’attesa dell’inizio del secondo atto.

Nessuno ancora se n’è accorto.

da Mai dire Mai: Scrivi all’autore

scrivi all'autore

a m.a.
caro marco, ti ho cercato
per rimediare ad un incontro che
non è mai stato
ti ho cercato ma è stato invano
scrivi all’autore però è scritto
e allora io prendo carta e penna e
faccio come in quella poesia
ti tocco come fece il vino
dentro la tua bocca, ti tocco
io viva e tu morto, ti tocco
con questa eternità spicciola
che a volte tesse la parola
lo sai , caro marco, che qui tutto è cambiato
eppure tutto é rimasto lo stesso:
sul lungomare le palme sono crollate
ad una ad una divorate , vinte
come lo siamo noi
che come allora ci facciamo l’un con l’altro muro
ora ci basta compiacerci fino a creparci
sostituendoci alla furia degli insetti,
noi però restiamo in piedi, come pupazzi,
e convinti di averla avuta vinta sul vento e sul tempo Continua a leggere da Mai dire Mai: Scrivi all’autore

Un poeta leggerà una poesia per te

cafè cafè cafè- m.cimini

Non ho mai ben compreso gli intenti dei cosiddetti tq, non completamente, e non so se abbiano inciso un segno o se quelle intenzioni siano poi naufragate del tutto, ma anche senza voler entrare nel merito delle polemiche che hanno accompagnato il movimento fin dal suo nascere non posso negare categoricamente che chiunque scriva non abbia dovuto, negli ultimi tempi, confrontarsi, nel bene e nel male, con questa “generazione entrante”.

Il movimento, infatti, se ha il merito di aver dato una accelerazione al solito lunghissimo iter di sdoganamento delle nuove voci in ambito letterario ha anche creato come una sorta di aura intorno alle stesse investendole di una capacità interpretativa della realtà e di una connessione con la stessa come se fossero le uniche possibili. Alle giovani voci si é attribuito una contemporaneità i cui canoni però sono sembrati a volte definirsi ancor prima del suo compiersi, come se la realtà potesse presentarsi conseguente alla teoria. Ciò, come c’era d’aspettarsi, ha generato non poche “turbolenze” fra i sostenitori della generazione entrante , quella uscente e inevitabilmente anche fra coloro che a torto o a ragione non erano stati considerati appartenenti né all’una né all’altra categoria.
Ma quello dei TQ almeno ha rappresentato un tentativo, forse con troppe risposte premature e poca attenzione alle domande.

Continua a leggere Un poeta leggerà una poesia per te

da 52 Parole Poetiche: Foglia

John_Register

[…]Oh! lift me as a wave, a leaf, a cloud! I fall upon the thorns of life! I bleed![…]

Percy Bysshe Shelley – da “Ode to the West Wind”

C’era la foglia. L’ultima. Come un segnale, come un ammonimento, come una bandiera, come un’indicazione, come un richiamo, come un avvertimento, come un vessillo, come un appello, come una traccia, come un segno, come un monito, come un simbolo, come un annuncio, come un presagio, come una minaccia, come una voce. L’ultima. Poi si staccò. Nel nulla dell’aria tracciò un volo leggero e scomposto, un attimo dopo si era già unita al silenzio della terra. Cosa era?

Continua a leggere da 52 Parole Poetiche: Foglia

da Mai dire Mai: I cercatori d’oro

1958 Milton Avery -  Green Sea

il giorno dopo la tempesta il mare cede al verde opale
e sulla riva si vedono i cercatori d’oro due tre
gli occhi bassi uno a seguire distante l’altro
l’uno attento ad arraffare quello che all’altro forse è sfuggito
un cerchietto d’oro storto una medaglietta malridotta il mozzone di una catena
la saggezza del mare restituisce tutto ciò che al mare è superfluo
e a noi che restiamo a guardare l’illusione
che quello che abbiamo perduto
non è mai perduto davvero, è solo passato in altre mani

da 52 Parole Poetiche: Corpo

Ernst Haas Egyptian Boys- 1954

“Attorno a questo mio corpo/ stretto in mille schegge, io/ corro vendemmiando, sibilando/come il vento d’estate, che/si nasconde; […] Amelia Rosselli – da Sleep- Poesie in inglese- Garzanti- 1992

C’era il corpo. Tutti per sé ne volevano uno. Per abbracciarlo diceva qualcuno, per pettinare i capelli bianchi del suo capo diceva un altro, per sentire il suo suono mentre,corpo nel corpo,cresce lo volevano altri, per guardargli dentro dicevano quelli più audaci. Ma poi si mandavano lettere anonime in cui scrivevano di uteri monumentali, di dosi massicce di medicine sperimentali, di luoghi oscuri, di soffitte di lacrime impregnate di ricordi immaginari. Il corpo ce la metteva tutta per farsi reale, ma poi sfinito scompariva. Girava voce che si fosse solo addormentato e che presto per loro si sarebbe svegliato continuavano a mentire.

da 52 Parole Poetiche: Eternità

Luigi Ghirri ©- Formigine- 1985- da Il profilo delle nuvole

[…] Something to do with violence/A long way back, and wrong rewards,/ And arrogant eternity.[ ]
Philip Larkin – “Love Again” – Collected Poems -Farrar Straus and Giroux, 2001-

C’era l’eternità. Saremo giovani per sempre si rallegravano i giovani. Saremo vecchi per sempre si rammaricavano i vecchi. Soffriremo per sempre si disperava chi stava soffrendo. Gioiremo per sempre gongolava chi stava gioendo. Ameremo per sempre esultava chi stava amando. Odieremo per sempre s’arrovellava chi stava odiando. Ma cos’è l’eternità? qualcuno iniziò a chiedersi. Studiosi allora ipotizzarono teorie equazioni ed algoritmi, pittori e scultori cercarono ogni possibile sfumatura e forma, poeti e scrittori e compositori scrissero ogni possibile sequenza di parole e suoni. Per millenni, e tuttavia invano. Eternità era ciò che non era mai stato. Per sempre.

Continua a leggere da 52 Parole Poetiche: Eternità

Da 52 Parole Poetiche: Neve

Andrew Wyeth-SnowFlurries.- Study 1953

                                    […]A snowflake, a blizzard of one,weightless,entered your room[…]
da: A piece of the Storm- Blizzard of One- Mark Strand- Alfred A. Knopf- New York- 2006

C’era la neve. Qualcuno lo diceva come se avesse detto nave, neve: come una nave è sul filo dell’orizzonte prima di cadere e così anche la neve viaggiava dall’alto sul filo dell’aria, lenta verso il basso fino a perdersi sull’asfalto. Un attimo soltanto si era posata la neve sull’asfalto, bianca, così era stata anche la spiaggia, neve l’aveva dipinta come una spuma addormentata, e tutti sentivano una meraviglia sospesa e brada. Quando si era risvegliata, tutti si risvegliarono nel medesimo istante, e come un sogno tradito dall’alba nessuno più ricordò né il viaggio né il posto in cui la neve li aveva portati quando dal basso li aveva presi con sé.

da Mai dire Mai: Come continuare a scrivere…nonostante tutto

Ed ruscha-It's only vanishing cream-1973

Prendi un’alba, falla tua come se fosse del mondo che conosci
Prendi una notte,falla tua come se fosse del mondo che non conosci.
Oggi. Ieri. Oggi. Ieri etc
Non voltarti, dietro di te ci sono solo fantasmi
Non guardare avanti, davanti a te ci sono solo ombre
Sei solo? Sei solo.
Ora scrivi, se è proprio questo quello che vuoi,
non dirlo mai veramente a qualcuno

Il “trentunesimo”: Poet be like God

Il trentunesimo

Negli anni in cui ho scritto poesia ho partecipato, di tanto in tanto come tanti altri suppongo, con uno o più testi a qualche concorso. Perché l’ho fatto? Non saprei dare una risposta secca, posso dire che nel corso degli anni le motivazioni sono mutate, ma credo che sarei insincera se facessi finta d’ignorare che la madre di ognuna di esse sia stata l’intima rincorsa a voler dare, come chiunque scriva, anche quelli che non l’ammetterebbero mai, un agognato appagamento al mio Io artistico.
Ma non è di questo di cui in realtà ho intenzione di scrivere oltre, bensì di una piccola regola che spesso è fra quelle che si trovano elencate in questi concorsi: le poesie rigorosamente non devono superare i trenta versi.
Non è che mi senta particolarmente minacciata o discriminata da questa regola, le mie poesie difficilmente superano questo limite, semplicemente m’incuriosisce il numero. Perché non cinque? o ventidue? No, trenta. Che sia più o meno importante il concorso, che sia nazionale o connesso alla sagra della bruschetta, la regola comune è che il confine dell’impeto poetico non varchi il trentesimo verso, come se oltre questo l’attenzione vacillasse o come se i giurati preposti all’ insindacabile giudizio tenessero principalmente alla ragioneria del dare e dell’avere – ti leggo ma solo fino a trenta- .
Questo è uno dei tanti misteri che si muovono in questo fantastico mondo della letteratura, imponderabile, come tutti gli altri che lo governano, spesso regolati da direttive dettate dal dio di turno.
Ma Jack Spicer dice – Poet be like God– e questo dio come l’arte non conosce regole, entrambi, thanks god, sono indisciplinati.

Oggi è il trentunesimo giorno di dicembre, l’anno finisce qui, ma la poesia continua…

il mio augurio?

                                      siate indisciplinati!!!

un sorriso più lungo imparato
da Secondo amore- Antonia Pozzi

con gli arresti bruschi delle peripezie
da Viva e Morte separata- Paul Eluard

sarà sarà perché non sia domani”
da Sarà Sarà – Alfonso Gatto

“di un antico tremore”
da You, wind of March- Cesare Pavese

“ rincasa disgustato”
da La Ragazza Carla – Elio Pagliarani

“si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente”
da Marlyn- Pier Paolo Pasolini

“dei corvi”
da Incitamenti- Mario Luzi

“ Ercole furibondo ed il Centauro”
da La Signorina Felicita-Guido Gozzano

“la mente indaga accorda disunisce
da I limoni- Eugenio Montale

“E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti”
da La Chimera- Dino Campana

“ gli uomini di tutti”
da Il Borgo- Umberto Saba

“evocate per poco nella spirale del vento”
da Ancora sulla strada di Zenna- Vittorio Sereni

“Era così bello parlare”
da L’uscita mattutina- Giorgio Caproni

“io vedo tutte le insidie”
da Xanti- Yaca- Vittorio Bodini

“e a lei che sul punto di partire”
da L’India- Mario Luzi

“Ma tu l’hai assolto? Non te ne stavi distratto”
da Elegie Duinesi- Rainer Maria Rilke

“e dovrà accompagnarmi fino alla fine”
da Un Lettore- Jorge Luis Borges

“scostate dal braccio robusto”
da La Maestra Morchet vive- Andrea Zanzotto

“ Prendono a studiare Dobroliubov ( per odiare il male)”
Da La mia Università- Vladimir Majakovskij

“È bello non sapere. Non sapere, ad esempio”
da Polvere- Carlo Bordini

“Adorabile strega, ti piace chi è dannato?”
da L’ Irreparabile- Charles Baudelaire

“e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni”
da Sulla morte non esagerare- Wislawa Szymborska

“ a male tu avesti la mia fuggita”
da Omaggio a Michelangelo- Edoardo Zanzotto

“La tristezza che ebbe la tua gagliarda allegria”
da Anima Assente- Federico García Lorca

“si fanno sottili, a volte,”
da Qui ti amo- Pablo Neruda

da Mai dire Mai: Dopo una poesia di O’Hara

tmsc- di lisa sammarco ©

suppongo che un giorno la maturità
mi prenderà alle spalle, all’improvviso, alla velocità di una
dune- buggy
oppure mi si parerà
davanti come oggi quest’alba inopportuna,
arrivata dentro un giorno di dicembre
e presa per caso da una finestra
dopo una poesia di O’Hara,
nuda e vuota l’alba
e così anche il vento che ho visto passare fra le stelle di natale
spente e così lei
che arriverà sventolando la sua giovinezza pallida,
mi piacerebbe dirle,lo sai che sei anche tu in ritardo?

da Mai dire Mai: Un tempo incontrollabile

Jasper Johns- Periscope (Hart Crane), 1963

che la vita non sia una ma una dentro tante
è chiaro
che vi sia qualcosa
di nascosto sotto la crosta è chiaro
è il passo stanco mentre sfidi la corrente
a svelare che il mondo ti divora
e che persino le tue briciole governa
ma tu
– è il fiume – hai detto – è questo terribile inverno
che noi siamo – e dentro hai questo tempo incontrollabile
che misuri con un respiro animale, ma poi ti lasci andare

da Mai dire Mai: Il pianeta dei poeti smarriti

Ti lasciano, all’improvviso
un puff senza metrica
senza una rima
come se ad un tratto non ritrovassero
un modo dell’esistere
e ci sarà forse un pianeta dei poeti smarriti
in cui stare
come calzini senza più il proprio compagno
spaiati dal mondo avuto, da quello che ora li circonda