Cartoline a un indirizzo sconosciuto

3.

Dear James,
I don’t know if there is a room in the world for a postoffice but you come across’ em often enough, if you don’t make the mistake of pretending that they’re in a fixed place ( like the moon) and if you don’t let their continual changes bewilder you.
It’s rather like hunting mushrooms. They grow in certain place and you can never be sure where their ( certain) places will be after the next rain but you get a sense of where they won’t be and don’t go there. Unless, of course, they tell you.
The letters, poems, kisses (since the original game of postoffice is stuck in the mysterious regions of the childhood) are directed by a fantastically inefficient system up to the place where poetry comes from and then back down again to the person whose poetry ,or letters, or love was meant to receive it. It is a lot different from Air Mail.
And it is almost impossible to list the random place from which they will deliver their letters. A box of shredded wheat, a drunken comment, a big piece of paper, a shadow meaningless except as a threat or a communication, a throat.
Believe them all but obey the postofficers who tell you when to believe them or obey them.
If you don’t have money for the money order why not send me the pawntickets ( I have money for a few month) and I will send you pawntickets with the equivalents of a watch and a typewriter upon them. The real pawntickets are letters.

Love,
Jack

da: Letters to James Alexander (1958-1959)- My Vocabulary did this to me- Jack Spicer © – Wesleyan University Press

3.

Caro James,
Non so se c’è una stanza nel mondo per un ufficio postale ma se ne attraversano abbastanza spesso se non si fa l’errore di fingere che esse siano in un posto fisso (come la luna) e se non si lascia che i loro continui spostamenti ci confondano.
È piuttosto come andare per funghi. Essi crescono in posti certi e non si è mai sicuri dove saranno quei posti (certi) dopo la pioggia successiva ma ti fai un’idea di dove non saranno e non andrai lì. A meno che, ovviamente, non te lo dicano.
Le lettere, poesie, baci (dato che il gioco iniziale dell’ufficio postale è impresso nelle misteriose regioni dell’infanzia) sono indirizzati attraverso un fantasioso sistema inefficiente verso il posto da cui la poesia proviene e da lì nuovamente verso la persona che la poesia, le lettere, o l’amore era destinata a ricevere. È molto diverso dalla Posta Aerea.
Ed è quasi impossibile elencare i posti casuali dai quali consegneranno le loro lettere. Una scatola di grano macinato, un commento ubriaco, un grande foglio di carta, un’ombra senza un senso se non come minaccia o una comunicazione, una gola.
Credi a tutto ma ubbidisci agli impiegati postali che ti diranno quando a loro credere e quando ubbidire.
Se non hai i soldi per il vaglia perché non mi mandi le polizze di pegno (io ho soldi per qualche mese) e te le rispedirò con l’equivalente di un orologio e di una macchina da scrivere. Le polizze di pegno autentiche sono lettere.

Con amore,
Jack

trad. lisa

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Non so una volta  che avrò completate le Cartoline  cosa  andrò a farne. Probabilmente alcune, in copia originale, le spedirò ai pochi scrittori/rici  e  poeti/esse di cui ho l’indirizzo postale o quello e-mail. Probabilmente ne stamperò un libricino limitando le copie ad un centinaio, forse meno. Non so. Per adesso so che impiegherò un po’ del mio tempo per realizzarle.



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