Sa Sardinna : Controra

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Da qualche punto nel brullo
arriva il suono come di campanaccio:
é così tanto il desiderio
di vedere che qualcosa si muove
che resto alla finestra
cercando la bestia.
Ma è solo il vento che
chissà dove scuote ferro contro ferro.
Nella controra rimane questo, e a lungo,
l’unico suono, l’unico muoversi
ma così nascosto
che posso a stento immaginarlo
poi, ad un tratto, anche il vento,
come un’anima
lascia il paese
e se solo mi muovessi
sentirei sotto i piedi
lo spezzarsi delle sue ossa

Sa Sardinna : Bella ragazzetta

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Tu bella ragazzetta
cammini sottobraccio alle altre ragazzine
e sorrido,perché mi viene da aggiungere
“sul Corso del paese”.
Ma tu bella ragazzetta dalla frangia
che ti copre il nero degli occhi
giri soltanto su te stessa
e sai che ora devi solo farti un po’ guardare
prima che venga
anche per te
il tempo di andare
ché qui le strade diventano
lunghe, diventano il tutto del mondo
solo sotto i passi lenti dei vecchi

Sa Sardinna : Le vecchie

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È il poggio della chiesa vecchia
dove si alzano in volo, a volte
le piccole vecchie
su su
fino al blocco di roccia
fino alla muraglia immobile
che disegna la rappresentazione di un orizzonte.
Loro, le vecchie aprono ali di grifone
e mettono il cuore a favore di vento
anche quando sembrano ferme.
Ma a volte vengono qui
ad ascoltare solo il silenzio
che hanno dentro
una poi mi dice– quel fico guarda,
l’han fatto seccare-
e che ha cinque figli
-tutti sul continente-
poi ritorna a casa- a riposare- dice
e anch’io voglio andare, fuggire.

Cul-tura

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Di ritorno dall’entroterra isolano mi è più chiaro il perché io provi una specie di fastidio di fronte ad un certo tipo di manifestazioni culturali : l’atteggiamento mi appare sempre viziato e non dissimile da quello che avevano i primi esploratori quando, trovandosi davanti le popolazioni autoctone, offrivano loro collanine colorate e specchietti come prodotto della civiltà che li avrebbe resi finalmente felici. Poi ritornavano in patria per sentirsi dire che erano degli eroi e, non contenti, loro stessi  erano convinti che di quel glorioso appellativo  fossero pienamente meritevoli.

“la mar”

la mar

 

“Pensava sempre al mare come la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che lo amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva e rifiutava grandi favori e se faceva cose strane e malvagie era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna , pensò.”
                                   [Il vecchio e il mare – Ernest Hemingway]

 

C’é appena un po’ di vento. Soffia dal mare
e lo fa di un colore verde pallido, lattiginoso come se fosse
di materia vetrosa appena scossa,
un alabastro antico andato in pezzi e poi pazientemente rimesso insieme,
come quelli che si vedono nelle teche dei musei e sono percorsi
da mille e mille sottilissime crepe che sanno di un mistero tramandato
un passato che il tempo non ha rimosso. Continua a leggere ““la mar””

Il colore “Sud”

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Prima di allora non l’avevo mai visto. Sud era terra, la mia terra. Era il paesino dove vivevo, le gradinate del campetto dove mi perdevo in chiacchiere dopo la partita di basket, era il mare in burrasca che mordeva la roccia e scrostava l’intonaco delle case, era l’abbandono dell’inverno, era l’irrequietezza della marina, era essere e non essere nella stessa misura, sud era qualcosa da cambiare e qualcosa da salvare, sud spesso era distanza, un senso di oblio e l’accanimento della speranza. Continua a leggere “Il colore “Sud””

Bye Bye baby

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Solo quando sarò vecchia,
vecchia di tutti gli anni che mi sono spettati
allora potrò parlare di questi posti.
La mia faccia sarà percorsa da sentieri sbrecciati dal tempo
incisi come questa terra di roccia lo è dal vento.
Saranno viottoli in salita per dita dissolte o
troppo stanche per andare e
dalla mia pelle sottile
quasi trasparente
trasuderà l’anima che ne avrò ricevuta:
avrà profumo di mare e di limoni.
Quando ne parlerò sarà iniziato già l’inverno
avrò calze di lana pesante a coprire le gambe magre
asciutte ormai da ogni tensione.
Sarò seduta su questa poltrona verde
e la finestra sarà chiusa e le tende ben accostate
perché non avrò più bisogno di guardare
né per dire e né per ricordare
Le luci saranno spente
ci sarà buio e silenzio
e in quel silenzio la mia voce sarà strada
e sarà racconto e
inizierà nel calore di un braciere
nella cenere smossa nel gesto antico che ondula le zolle
ci sarà lo sfrigolio delle bucce di mele e di arancia
l’aroma dolciastro appiccicato alle pareti
e ci sarà una stanza
i grandi balconi, e leggere tende di lino bianco
aperte in un canto muto ad ogni giorno di vento.
Ci saranno i suoni dei passi
io bambina
il picchè rosa che si gonfia in un salto
la nota cristallina della mattonella sconnessa
la quinta da destra sulla quarta fila,
la stessa nota che stasera intona “Bye Bye Baby…”
con lo stesso cancro d’amore di allora.

Il posto dove vivo adesso

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Il posto dove vivo adesso è quello dove vivevo allora, o quasi.
Mi sono sempre chiesta se gli abiti da sposa siano così ampi e voluminosi, gonfi come mongolfiere per seguire il sogno di librarsi su, in alto, seguendo il desiderio di cambiare luogo, di vivere altri spazi, o guardare con nuovi occhi quegli stessi che ti hanno visto crescere.
Il mio è stato un volo breve, ho sorvolato un breve rettilineo, un castello e tutto era già finito.
I paesi qui sono così vicini da confonderli, e sono così lontani radicati ognuno nella loro fiera identità, nelle tradizioni e nei loro santi venerati come dei o trattati a tu per tu come vecchi amici di famiglia.
I paesi sono semi caduti dalle mani di un dio messi nella pietra. Chiusi in una promessa. Eterni germogli. Li tiene insieme il filo delle loro storie. Continua a leggere “Il posto dove vivo adesso”

Lettera al signor Gianni Biondillo

Gentilissimo signor Biondillo

le scrivo per rivolgerle una richiesta che forse potrebbe stupirla ma quando ne leggerà i motivi ne comprenderà le ragioni e non le sembrerà così folle.

Io vorrei che lei adottasse me e di conseguenza il mio paese. Continua a leggere “Lettera al signor Gianni Biondillo”