Su S/Paesamenti Stabili: Spazi Minimi

Quando arrivi al paese lo vedi così, e pensi o sei un uccello poggiato alla ringhiera da cui lo stai guardando, o sei morto, e non per quella vecchia storia della bellezza che sempre accompagna questi luoghi, ma perché sei come una anima persa, un’ombra che volteggia lo sguardo su quel vuoto inaspettato. continua la lettura qui

Su S/PAESAMENTI STABILI : Dalla finestra

Per molti anni mia nonna paterna ha abitata una casa bellissima. La casa era una vecchia casa. Era grande e aveva grandi stanze messe in fila e per andare da un punto all’altro della casa bisognava attraversarle tutte. La cucina aveva una grande finestra, una dispensa e ho il ricordo di aver visto in uso il grande forno a legna e pure il ribollire nelle pentole in rame e in alluminio messe sui cerchi concentrici di ferro che formavano piastre compatte incassate nel piano in muratura che alimentate dai piccoli camini sottostanti diventavano incandescenti. Il calore necessario alla cottura era determinato dal diametro dei cerchi e poteva essere regolato aggiungendone o togliendone alcuni con un lungo ferro ad uncino. Questa operazione, oltre a quella di rinvigorire il fuoco con altra legna, veniva ripetuta più volte nel corso della preparazione dei pasti e richiedeva la presenza quasi costante di qualcuno.
La casa aveva un lindore luminoso, i letti erano altissimi, monumentali, ricoperti da coperte in pizzo o ricamate, le tende erano leggere e bianche, i soffitti erano alti e tenuamente affrescati e laddove l’umidità non era avanzata resistevano ingenui disegni floreali e ghirigori, i pavimenti erano sempre tirati a lucido e suonavano note acutissime e cristalline nelle zone in cui le mattonelle erano sconnesse. Era divertente camminarci sopra, così come bisognava ricordarsi di evitarle nel caso qualcuno riposasse. […]continua la lettura qui

Jazz on The Coast 2011

Jazz on the Coast giunge, tenacemente, alla sua diciassettesima edizione. Nuova quest’anno la location. La Villa Marittima romana, splendido sito archeologico nel cuore del paese, farà infatti da affascinante scenografia ai tre appuntamenti musicali, offrendo così ai più distratti anche l’occasione di scoprire un altro dei piccoli grandi tesori che la nostra Costiera custodisce.
Tre dunque le date concentrate nell’arco della settimana che segue il Ferragosto: martedì 16 Agosto“EDDIE GOMEZ quartet”, giovedì 18 Agosto “MIKE MELILLO”, venerdì 19 Agosto “ZOE RAHMAN Quartet”, tre occasioni per godere di qualche ora di buona musica e per illuminare un’estate che, ad ogni anno che passa, diventa sempre più silente, e in cui Cultura, nelle innumerevoli sfaccettature che essa comprende, stenta a potersi definire tale, sconfinando sempre più spesso nella sua deriva di mediocrità.
Ma Jazz on the Coast, sebbene con l’affanno delle incertezze che ormai regolarmente accompagnano sotto braccio ogni passione e ogni entusiasmo, resiste, e lo fa portandosi dentro di anno in anno il sogno di poter diventare ed essere considerato, se solo gli enti preposti ai finanziamenti uscissero dal loro autismo, il fiore all’occhiello non solo di questo piccolo paese ma dell’intera Costiera.
Nel video qui proposto sulle note della Lambada De Serpente scorrono le immagini del back stage della scorsa edizione, a provare è l’Aaron Goldberg trio. Ricordo esattamente cosa disse Goldberg prima del concerto – per voi sarà normale, ma non potete immaginare l’effetto che fa suonare davanti a tutta questa bellezza-

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P.P Pasolini: da- La lunga strada di sabbia

 

[…]Lascio la strada sul mare, e mi arrampico su, tra colline fitte di pergole di vigneti, di fichi d’India, più verdi del verde. Ecco a sinistra Scala, e, dopo un’ultima curva da vertigini, una piazzetta con una fontana moresca: sono a Ravello.
Sbaglio tutto: contrariamente al solito, che indovino subito dove devo andare, prendo, a sinistra anziché a destra, lasciata alla fontana moresca la macchina. E vado per un paese anonimo, in fondo, che si allunga come una serpe sulla cima stretta d’un monte: eppure c’è qualcosa di nobile, di misterioso, intorno. Sento puzza di novità. Arrivo in capo alla striscia di paese. “Ma gli alberghi, dove sono?” chiedo a delle donne sedute sui gradini rosicchiati delle povere case.
“Non stanno qui! – fanno, smarrite, dolenti, dolci. – Stanno dall’altra parte!” Ridiscendo di corsa la lunga strada, sorpasso la fontana, e entro, dall’altra parte, nel vero paese. Lì ho passato le due ore più belle di tutto il viaggio, e, sicuramente, tra le più belle della mia vita. È venuta quasi l’ora del tramonto, intanto, e il sole, ancora limpido carico, rade le cime delle colline dense di piante pure, secche, nette come cristalli e insieme piene di umile tenerezza. Continua a leggere “P.P Pasolini: da- La lunga strada di sabbia”

Ah! : Le donne dell’Est

[…] Le donne dell’Est sono estratti di un passato che qui non ha mai lasciato queste strade. Hanno mèches percorse da una punta di giallo oro sfiammato di rossoviola che somiglia alla malinconia immobile che è anche nel resto delle cose. Scorrono dentro come un semplice memento alla bellezza per noi che da qui da un passato non ci siamo mai allontanati e per questo non abbiamo termini per farne adesso una questione di frontiere. Continua a leggere “Ah! : Le donne dell’Est”

Gesti #10


Pioverà. L’alzarsi del vento è di quell’indefinibile inquietudine e sollievo che mi prende ogni volta che ritorno qui, anche se questo è il mio paese di cui ogni giorno posso guardare i filamenti nelle sue ultime case che arginano il brusco della roccia. Sembra quasi siano lì solo per impedirle di rovinare in mare. E nei pennelli puntuti di verde scuro dei cipressi che sbavano nel verde chiaro dei filari dei limoneti. Il resto è un qualcosa immaginato e familiare nascosto e rappreso dietro la curva che sale.
La pioggia ora è più che una minaccia, anche se ancora sospesa in un – forse pioverà.- M’incammino verso le luci del palco. Il vento rafforza. Gonfia l’impalpabile scenografia dei teli leggeri, bianchi e neri, tagliando il buio della sera come un mare di Milton Avery.
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Piccola Biografia Apocrifa

                      

                                 “Nacqui lenta,
                 senza pretese
                                                                                        in una camera d’albergo
                                                                                 che spingeva l’occhio
                                verso
                                                   il mare.
                   Nacqui appena,

                                                                                  come il ritirarsi di un’onda,
                             senza suono.”

 

 

Torre Paradiso

Io, lo ricordo a stento l’assedio
del mare dirimpettaio
alle pietre di Torre Paradiso
mentre cercava il suo orizzonte
tra i punti a croce disegnati dalle finestre.
Io, lo guardavo,
                        (lo dice mia madre)
lo guardavo con le gambe penzoloni
fra i ferri sottili delle ringhiere
mentre d’estate la scossura delle due
bruciava fra il sale e il muschio delle tegole grigie,
e sotto la marina.

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Intermezzo: alla maniera di Di Giacomo

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O’ sole e’ luglio s’appassuliava chianu chiano.
‘Na luce antica s’allummava e’ rosa ‘ncopp e’ mura,
e còmme ‘nu velo e’ sposa, ‘nu suspiro e’ organza,
si stenneva ‘ncopp ‘a rena scura ‘ra marina ,
facenno nu ricamo miezo e’mbrelloni ‘e segge a sdraio.

Da ‘nu cielo e’ cristallo tuzzuliava scurnusa ‘a primma stella,
e ‘na varchetèlla e‘ legno miezo ‘o mare s’addurmeva.
Pareva proprio ‘na palomma ‘ca strutta e vulà se vuleva arrepusà.

Sola sola, senza ricere niente, se cunnùleava miezo ‘a currenta.
Liegge liegge, comme ‘nu sciato e’ ‘nu criaturo,
‘nu vientariello allisciava l’onna, e ‘ca varca rirenne pazziava.

Comme sarrìa doce io penzai, si a’ varchetèlla io fosse stata
e o’ mare’ e’ braccia e’ nu nnarnmuràto
Ma fu sulo o’viento ca cu ‘na fulata, ‘ncopp a’ vocca
‘nu rappìglio ‘e ‘nu vase me lassaie.

“la mar”

la mar

 

“Pensava sempre al mare come la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che lo amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva e rifiutava grandi favori e se faceva cose strane e malvagie era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna , pensò.”
                                   [Il vecchio e il mare – Ernest Hemingway]

 

C’é appena un po’ di vento. Soffia dal mare
e lo fa di un colore verde pallido, lattiginoso come se fosse
di materia vetrosa appena scossa,
un alabastro antico andato in pezzi e poi pazientemente rimesso insieme,
come quelli che si vedono nelle teche dei musei e sono percorsi
da mille e mille sottilissime crepe che sanno di un mistero tramandato
un passato che il tempo non ha rimosso. Continua a leggere ““la mar””

il posto dove vivo adesso

Il posto dove vivo adesso è quello dove vivevo allora, o quasi.
Mi sono sempre chiesta se gli abiti da sposa siano così ampi e voluminosi, gonfi come mongolfiere per seguire il sogno di librarsi su, in alto, seguendo il desiderio di cambiare luogo, di vivere altri spazi, o guardare con nuovi occhi quegli stessi che ti hanno visto crescere.
Il mio è stato un volo breve, ho sorvolato un breve rettilineo, un castello e tutto era già finito.
I paesi qui sono così vicini da confonderli, e sono lontani radicati ognuno nella loro fiera tradizione, nei loro santi venerati come dei o trattati a tu per tu come amici di famiglia. Sono semi messi nella pietra, caduti dalle mani di un dio, chiusi in una promessa come eterni germogli. Li tiene insieme il filo delle loro storie. Continua a leggere “il posto dove vivo adesso”

Il colore “Sud”

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Prima di allora non l’avevo mai visto. Sud era terra, la mia terra. Era il paesino dove vivevo, le gradinate del campetto dove mi perdevo in chiacchiere dopo la partita di basket, era il mare in burrasca che mordeva la roccia e scrostava l’intonaco delle case, era l’abbandono dell’inverno, era l’irrequietezza della marina, era essere e non essere nella stessa misura, sud era qualcosa da cambiare e qualcosa da salvare, sud spesso era distanza, un senso di oblio e l’accanimento della speranza. Continua a leggere “Il colore “Sud””