Dediche: Poesia

                                                               

                               a f.m

è l’assenza e          l’assenza è
necessaria            l’assenza
divelle l’opacizzante
consuetudine
di un non essere      che è

nell’assenza        il bene
quando il bene  c’è           si
ricompone senza angoli
in una forma perfetta
che ritorna          poesia. è

Meg Rutherford : The Beautiful Island

“L’Isola Bellissima”  (1969) di Meg Rutherford nacque come fiaba illustrata destinata ai lettori più piccoli. Le brevi didascalie accompagnano i collage, assemblati ritagliando immagini ottocentesche, che traggono ispirazione da una delle opere più visionarie di Max Ernst :  “ Una settimana di bontà ” 

( The Beautiful Island- da : The Visual Telling of  Stories- Meg Rutherford- 1969)

Un inedito Roberto Bolaño nella Dimora del Tempo Sospeso

[…]LA REALTÀ . Ero ritornato a Gerona, solo, dopo tre mesi di lavoro. Non ne avevo più trovato, e neanche ci speravo. La casa, durante la mia assenza, si era riempita di ragnatele e le cose sembravano ricoperte da una patina verdastra. Mi sentivo vuoto, senza voglia di scrivere, e, quando ci provavo, non riuscivo a stare seduto  di fronte al foglio bianco per più di un’ora. I primi giorni non mi sono neanche lavato e ben presto mi sono abituato anche ai ragni. Tutto quello che facevo era andare all’ufficio postale, dove molto raramente trovavo una lettera dal Messico di mia sorella, e al mercato per comprare un po’ di carne per il cane.

LA REALTÀ. Inspiegabilmente, la casa sembrava presa da qualcosa che non aveva al momento della mia partenza. Le cose sembravano più nitide, per esempio, la mia sedia sembrava nitida, brillante, e la cucina, benché piena di polvere attaccata al grasso incrostato, dava la sensazione di candore, come se ci si potesse guardare attraverso.( Guardare cosa? Niente: più bianco.)  Allo stesso modo, le cose apparivano più distinte. La cucina era la cucina, il tavolo era solo il tavolo. Un giorno cercherò di spiegarlo, ma allora, due giorni dopo il mio ritorno, se poggiavo le mani o i gomiti sul tavolo, provavo un dolore penetrante, come se mi divorasse qualcosa d’irreparabile.[…]

(da “Prosa del Otoño en Gerona”-  da: Tres – 2000 – Roberto Bolaño)

Sì, mi si dica pure che alla base la questione è sempre la stessa: scambi, cortesie, tornelli e combriccole. Ma a questo punto della mia fulgida carriera e dopo aver  toccato la pelle di tanta poetica meschineria, sempre in agguato dietro l’angolo, a questo punto faccio quello che mi piace.
E a me piacciono le coincidenze, quelle piccole cose che s’intessono ingovernate e ingovernabili, e la lettura diventa  allora qualcosa di più, qualcosa di intimo e personale.
In questi giorni sto leggendo, finalmente, dopo le mille volte che mi ero ripromessa di farlo, “2666” di Roberto Bolaño,  ecco perché mi piace segnalare questi  post e i commenti ad essi  attraverso i quali sarà possibile seguire  una sorta di back- stage delle traduzioni nonché suggerimenti e riflessioni utili all’approccio di questo autore, e non solo  :

http://rebstein.wordpress.com/2012/07/07/i-cani-romantici-i/

http://rebstein.wordpress.com/2012/07/13/i-cani-romantici-ii/

http://rebstein.wordpress.com/2012/07/20/i-cani-romantici-iii/

http://rebstein.wordpress.com/2012/08/09/i-cani-romantici-iv/

http://rebstein.wordpress.com/2012/08/09/i-cani-romantici-v/

Qui    il Quaderno delle Traduzioni in versione pdf

Il controcanto  che stanno creando alla mia lettura queste traduzioni inedite de “Los perros romanticos”  ad opera di Francesco Marotta si avvicina a qualcosa che solitamente è chiamato piacere, quello vero.

Oggi,12 dicembre 2012, Francesco Marotta ha consegnato alla lettura “Los Perros Romanticos” nella traduzione integrale da lui curata. Qui il link dove è possibile leggere o scaricare l’opera. È un lavoro splendido. Grazie Francesco.

A proposito della “La dislessia delle cose”

Come ebbi a dire già qui  “La dislessia delle cose”  ha avuta una strana esistenza, segnata da alti e bassi.
Scelta, appena che ne ebbi terminata la scrittura, da “Feaci Poesia” non fu mai più pubblicata, né me ne fu mai data la motivazione  né  tantomeno ho ricevute mai delle scuse .
“La dislessia delle cose” rimase  infatti ferma  per molti mesi finché non decisi che l’attesa era durata abbastanza così come  quello che io ritenevo essere un mio obbligo di correttezza nei confronti di quella redazione e, avendo nel frattempo aperto questo blog, decisi anche che potevo darle qui una più dignitosa sepoltura.  In realtà la cosa è stata un po’ più complicata perché negli anni che sono seguiti mi sono ritrovata più volte a doverne spiacevolmente difendere la paternità.
“La dislessia delle cose”  è un poemetto che ha ormai i suoi anni, ma ad esso mi lega un momento di un passaggio, a me importante, fra una fase ed un’altra della mia scrittura, ma le sue tante disavventure me l’hanno reso ancora più caro.
Dunque oggi sono proprio contenta di questo piccolo riconoscimento. Un epitaffio più che dignitoso.
Grazie ad “Anterem” e alla giuria del “Premio Lorenzo Montano” che hanno voluto premiarlo con una segnalazione

da : Piccola Biografia Apocrifa (3)

Le terrazze

nel fuggire delle stagioni alcune cambiano i colori
scrivono a intermittenza luci buon natale o fiori
in altre il passare degli anni dura tutto l’anno
scrivono vita o addio con le lenzuola,
e maglie  e  camicie stese
fili tesi da muro a muro,  aria stropicciata 
qualche molletta a trattenere
cosa è un’altra storia, si sa solo che accade
mattino presto, da stagione a stagione
e non è roba per poeti né per narratori

Certi tramonti: Capo di Conca

adesso la mia vista non è più la stessa
anche mio padre prima di morire già quasi non ci vedeva
e penso spesso che per me sarà lo stesso
ma ci sono volte che sento come un vento
che mi arriva
come fanno certi tramonti sopra il Capo di Conca
un rotolare di seta sulle lingue di roccia, tutto l’umano da dire
sparisce, mi fa un sollievo fresco sulla superficie degli occhi

Amalfi

la dico qui perché oggi i paesi sono paesi
solo quando finiscono nei libri
e s’affolla di parole una commozione storta
una nostalgia giovane intorno ai tanti sepolcri vuoti
io l’unica volta che ci sono nata
mi è appartenuto il silenzio dei pittori, quelli minori
la ressa disincantata del mare di una notte di dicembre
alla finestra del Marina Riviera, il rimpianto di mia madre
di non poter mangiare i dolci della festa
piccole cose, che ci vuoi fare…

Piccola Biografia Apocrifa

Piccola Biografia Apocrifa(2) 

da : Piccola Biografia Apocrifa (2)

minori

che il paese sia così piccolo
e le strade così brevi
lo capisci ai funerali
quando ad una ad una calano
saracinesche e le persiane.
Il paese è ancora tutto lì:
sguardi grandi fra le fessure
nel ribalzare dei rumori, da muro a muro
l’ultimo mormorio da dare ai morti

La piazza

a questi tavoli, la piazza
si passano i bicchieri, le tazze
i giovani nuovi come scettri, poi
si ritorna da vecchi
le gambe larghe nello sfiato di vita.
Nell’aria è sempre la stessa voce alta
a mimare l’allegria di un eterno:
come se non ci avesse ancora mai tradito

Via G.Amato

dietro, una volta, c’era un giardino di limoni
poi non c’era più
d’inverno sotto i teli scuri
d’estate sotto la trama delle foglie
passavano le ombre delle mie paure
poi non c’era più
e fu un guardare dalle cucine
ombre dietro le tendine
il pudore esposto dei panni stesi, a tu per tu.

Le scale

adesso ci sono volte
che il crespo di queste colline mi commuove:
quel modo in cui nel ruvido della roccia
s’incrostano le scale
quel loro fare paziente
lento
come resina che cola,
un volo rattrappito
verso l’immaginazione di un cielo.
A quindici anni era il solo tutto da essere
e non mi bastava

Piccola Biografia Apocrifa

Moti Poetici

Margini divergenti

Nel caso dei margini divergenti (esempio le dorsali oceaniche, morfologicamente descrivibili come lunghe spaccature a forma di “cresta”), le placche interessate si muovono allontanandosi a vicenda e lo spazio che viene a crearsi fra loro viene riempito da nuovo materiale effusivo proveniente dal mantello. Così, il materiale, appena uscito solidifica, “fondendo” così tra loro le due zolle interessate. Dato che le zolle sono in continuo movimento, superato il limite di rottura, l’energia elastica accumulata si libera, generando un terremoto. Però, in questo caso, i terremoti sono prodotti anche dalla risalita di magma proveniente dal mantello.Una caratteristica particolare delle dorsali oceaniche è la presenza di una curiosa “struttura a blocchi” paralleli suddivisi fra loro da spaccature trasversali rispetto all’asse della dorsale stessa.I margini divergenti sono caratterizzati, nella “litosfera oceanica“, da lunghissime dorsali mentre, per quanto riguarda la “litosfera continentale“, sono caratterizzati da grandi vallate a forma di spaccatura, come la già menzionata “Rift-valley” in Africa orientale.

fonte:

http://it.wikipedia.org/wiki/Tettonica_delle_placche

EFFEKAPPA di Franz Krauspenhaar

 

Col nome di Nonameplace ho scritta questa mia lettura di “EFFEKAPPA” , ultima raccolta poetica di Franz Krauspenhaar. Ho pregato Franz di non rivelare che a scriverla fossi stata io. I nomi assumono un valore o un disvalore che spesso nulla hanno a che vedere con ciò che si è scritto e come questa cosa la si è scritta. Franz ha gentilmente rispettata questa mia volontà postando questa mia piccola nota su “EFFEKAPPA” sul blog collettivo  “La Poesia e Lo Spirito”  e sul suo blog  “The FK Experience” . Lo ringrazio .

  Continua a leggere “EFFEKAPPA di Franz Krauspenhaar”

Poesia à la carte : Chiedi al mare

Se leggo ancora una volta sangue non so cosa potrebbe accadere
magari potrebbe rendermi furiosa
com’è che si dice ecco sì -avere il sangue agli occhi-
ecco sì, modi dire
io comunque non ho dimestichezza con l’anatomia
so altre cose, so di distacchi
era luglio almeno così mi sembra di rammentare
cadeva a fiotti lo coloravo con l’acqua della doccia
per farlo chiaro, di un bel rosa autunnale
che poi è bella se la sai guardare quella stagione:
autunno:
una personalità malinconica e passionale
con vista sul mare
e poi so di certi obblighi mensili
e di leggende metropolitane
questioni di piacere
che qualcuno spaccia per amore
mai visto
so del pulsare sotto pelle come un pensiero
buio
e poi i salti i tonfi
e qualcosa che ricominciava
una cascata ad ogni sguardo
contemporaneamente
quanto è lunga questa parola per l’idea
di racchiudere tutto in un unico momento
straordinariamente
quante volte è accaduto? era amore?
l’addensarsi rutilante sulle guance
lascia dubbi a volte
e so poche cose che hanno tutta l’aria di essere
solo semplici aggettivi o vezzi, o forse troppe
anche per scrivere un romanzo
lo sapeva Arturo in qualche modo
-chiedi al mare-
chiedi quanto
ne scorre dentro, il modo esatto per scriverne il colore