Francesco Forlani : Autoreverse

autoreverse

Io in una camera d’albergo ci sono nata. La numero 16. E sotto c’era il mare. Mi è sempre piaciuto pensare che l’appuntamento fra quell’evento insolito e il mare avesse un significato, che in qualche modo dovesse incidere sul corso della mia esistenza,o forse che la mia stessa esistenza potesse essere la ricerca di quel senso. Ma questo ancora non lo so. Ora quella camera è un ristorantino dal romantico nome “Rendez-vous”. Appuntamento. Anche “Autoreverse” di Francesco Forlani sembra segnato dagli incontri. Continua a leggere “Francesco Forlani : Autoreverse”

Poesia senza un perché: leggendo Pavese a Reggio Emilia

 

Sarà che qui non c’è la bocca del mare,
né quella sua malattia
che non la vedi se non in certe ore
quando il mare, la malattia, l’ora
sono il salire dentro un corpo di donna.
Qui c’è il piano delle strade che le fa lontane
come certe colline che le vedi alte
quando le guardi
dando la schiena all’orizzonte.
E poi i rumori, che è come se passassero
attraverso una notte e
la notte è il girare delle ruote.
Leggo Pavese senza un perché,
solo per mettermi dentro l’aria
e non sentire le voci dei muri,
o il peso di qualcosa da dire
intanto che muore.

[9-1908]-[9-2008]

 

C’è chi pensa di essere nato per scrivere
perché è convinto che dentro la vita c’è un romanzo
ne è talmente convinto che
continua a scrivere romanzi, uno dopo l’altro,
senza fermarsi mai: non appena ne ha finito uno
ne ha già iniziato un altro
perché la vita non si ferma sulla punta della penna:
se si fermasse sarebbe tutta realtà.
C’è chi pensa di essere nato per scrivere
perché è convinto che dentro la vita c’è una poesia
ne è talmente convinto che
continua a scrivere poesie, una dopo l’altra,
senza fermarsi mai: non appena ne ha finita una
ne ha già iniziata un’altra
perché la vita non si ferma sulla punta della penna:
se si fermasse sarebbe tutta verità.
Poi c’è la realtà.
E c’è il troppo male e il troppo bene
di vederla incisa nella materia dell’ovunque.
Vera, come una data di un giorno di settembre
in cui si nasce, in cui si muore
che diventa un punto esatto
che fa vibrare l’aria di un vuotopieno generoso
che squinterna l’infinito
con un “non inizio” e una “non fine”
affinché qualche vita possa intingersi nel suo inchiostro