Dell’elevazione spirituale e altro

[…]L’applicabilità è sempre eteronoma. Il resto, ciò che fa di un’opera letteraria un’opera d’arte, cioè un’opera che eleva spiritualmente, è autonomo. Autonomo nel senso che sta difronte alle stelle, difronte al mistero del tutto o del nulla, difronte a dio, quel che volete: autonomo nel senso che è soggetto solo a un’istanza cosmologica. Non prende legge dagli umani.[…]
(G.Mozzi)

Non è una cosa che faccio solitamente quella di segnalare qualcosa, e so che oggi è un nove di agosto, afoso e molle, e magari si ha solo voglia di lasciare che il tempo trascorra altrettanto mollemente, ma stamane scorrendo, come faccio abitualmente, i pochi blog che mi piace seguire, ho letto questo articolo che, proprio in questo momento di discussioni in cui concetti e definizioni appaiono come un groviglio inestricabile, mi è sembrato molto interessante. Lo è stato, almeno per me, perché ha una doppia visuale, visuali secondo le quali le problematiche affrontate possono risultare degne di riflessione sia da coloro che potrebbero trovarsele di fronte come scrittori, poeti critici o altro che ha che fare con la scrittura, sia dai fruitori finali: i lettori.
L’articolo mi è sembrato ben posto e come dicevo interessante, almeno per me che solitamente mi soffermo più su ciò che crea piccoli terremoti nelle mie poche certezze piuttosto che su ciò che le conferma, e stimola a porsi domande.
Fra le tante che mi si affollano ne accenno qui a qualcuna che mi sono fatta sia come scrittrice, (ma sì senza virgolette, facciamolo questo outing) sia come lettrice : è possibile, ai nostri giorni, parlare di elevazione spirituale? è possibile, ai nostri giorni, che uno dei suoi tramiti possa essere un libro o un’opera d’arte in genere? e se è possibile, quanto possiamo essere certi della sua autonomia? e se non abbiamo modo di saperlo, quanto incide l’induzione o la suggestione( elementi forse della sfera dell’arte applicata), nel senso che se cento mille centomila mi lascano intendere in qualche modo che quell’opera ha cambiato loro la vita non tenderò io forse a predispormi allo stesso cambiamento e quella che io interpreterò come elevazione, non assumerebbe invece lo stesso senso di un atto di fede?
Ma c’è anche altro su cui soffermarsi, cose che riguardano la bellezza, la qualità, i confini secondo i quali l’una determini l’altra e viceversa, insomma c’è molto.
Comunque l’articolo è qui.

Falso d’autore

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Sabbia. La lingua è sabbia. Che non è come dire che la tua bocca è secca. No, è la lingua a sembrare sgranata. Le papille, o di qualsiasi cosa si tratti, sono grani giganteschi che si muovono disordinatamente. Pesanti, frizionano l’uno contro l’altro al rallentatore. Cercano una compattezza che possa permettere ai suoni di uscire dalla gola. Pensi: S A L I V A. Ne cerchi la sorgente. Dove. Scorri le pagine del tuo sussidiario. Sì, qualcosa di semplice che ti possa dare una mano. SALIVA. GHIANDOLE SALIVARI. È tutto ciò che riesci a mettere a fuoco. C’era qualcosa che volevi dire. Ricordarlo forse potrebbe essere d’aiuto. Potresti trovare acqua e un punto di partenza. Perché anche se sei lì e dovrai restare ferma su una sedia devi comunque cercare un inizio, e di lì lasciare scorrere i tuoi passi e sperare di annullare la distanza.
Fogli. Hai i tuoi fogli. S’inchiodano però in un disordine che non hai voluto. Affiorano in una sequenza d’improvvisazione. Come mossi da un fremito d’autonomia si accavallano, giocano a nascondino con le tue mani nervose, ne senti il riso di scherno soffocato, ma non sai da dove proviene. Non hai tempo. Nella sala invece sembra infinito. Ti accorgi poi che il tempo sei tu, anche se hai dimenticato d’indossare le lancette.
Il silenzio è qualcosa da temere. Strano, pensi. È nel silenzio che di solito ti senti sempre al sicuro.
Poi si spezza. Un suono. Non avevi mai pensato che “spezzare il silenzio” si potesse avvertire fisicamente. Nello stomaco.
È che le parole scritte hanno sempre parlato una lingua silenziosa, ora che ci aggiungi il tuo suono sono un’altra cosa. – è voce?- ti chiedi- e se lo è, da dove arriva?-
Intanto ti sfogli. Le domande restano indietro, le riprenderai dopo per sapere chi eri e dove sei stata. Sfogli. Capisci che stai tagliandoti la pelle a poco a poco. Brandelli a terra. Forse ciò che cade non fa neanche rumore. Non sai decidere se è un bene o un male. Non sei sicura neanche che quello sia il tuo posto. Continua a leggere “Falso d’autore”