Una radio straordinaria(?)

Ripensavo a Cheever in questi giorni, in particolare al racconto “Una radio straordinaria”, riflettevo sulla sua intuizione nel prevedere come l’evoluzione della società avrebbe portato la realtà ad assomigliare ad un’amorfa apparenza della realtà stessa, e quella che fino a qualche anno fa appariva una soluzione narrativa fantasiosa per rimestare nell’opaca middle-class abbarbicata nei suoi piccoli quanto ottusi desideri e conquiste, oggi pare realizzarsi come realtà piena e totale e pregnante.
Nel racconto l’apparecchio radio all’improvviso inizia a trasmettere le voci dei vicini e finisce con lo svelare alla  protagonista, la candida e altrettanto ottusa Irene, come quel mondo per cui si è preparata tutta la vita e di cui cerca di far parte sia in realtà imperfetto e ordinario, che la sua stessa vita lo è, e anche lei lo è.
La radio le consente di sintonizzarsi sulle vite di coloro con cui avrebbe voluto essere identificata, ma la verità di fronte alla quale va a trovarsi è la rivelazione della finzione di un mondo perfetto inesistente,  la cui vita appare segnata dalla negazione di qualsiasi redenzione. Attraverso il disvelarsi della pochezza altrui si sgretola la sua presunzione di purezza, il suo piccolo mondo viene risucchiato dalla cloaca, la rispettabilità agognata puzza almeno quanto quella di trovarsi nella condizione di non poterne esserne parte. Continua a leggere “Una radio straordinaria(?)”