Addio Mama Afrika

 

.Strophe:
Sat wuguga sat ju benga sat si pata pat Chor:„Pata Pata”)
Sat wuguga sat ju benga sat si pata pat …(Chor: Sat wuguga sat ju benga sat si pata pat…(Chor: „Pata
Sat wuguga sat ju benga sat si pata …(Chor: „Pata
1. Refrain
Hihi ha mama, hi-a-ma sat si pata …(Chor: „Pata
Hihi ha mama, hi-a-ma sat si pa …(Chor: „Pata Pata”)
A-hihi ha mama, hi-a-ma sat si pata pat …(Chor:
A-hihi ha mama, hi-a-ma sat si pat …(Chor: „Pata Continua a leggere “Addio Mama Afrika”

Mercy, Mercy, Mercy Live at “The Club”

Quando scrivo, ma non solo, spesso mi piace che ci sia un sottofondo musicale. Di solito sono le Ballads di John Coltrane, ma altrettanto di frequente lascio scorrere all’infinito un unico brano, che varia fra una strettissima rosa di preferiti, ma che, soprattutto quando scrivo, si riduce ad un’unica traccia musicale. Che è quella che sto ascoltando adesso.
Forse inconsciamente considero quel momento in cui non si sa che pesci prendere, sia che le avversità ti abbiano preso di mira sia che siano svanite, legato allo scrivere, forse perché il vecchio nome del “The Club” ha qualcosa in comune col mio e questa cosa mi piace, o forse perché semplicemente quel “Mercy” ripetuto mi sembra una sorta di ristoro a volte. Qualsiasi sia il motivo, razionale o irrazionale, è un buon motivo per ricordarlo.
Mercy, Mercy, Mercy Live at “The Club” : Joe Zawinul

È ancora Jazz on the Coast

A dispetto dei fondi che si assottigliano invece d’incrementarsi a sostenere un’iniziativa nata dall’amore per il jazz e per la propria terra, anche quest’anno Jazz on the Coast nella sua XIV Edizione si ripropone agli amanti del jazz e a chi come me se ne sta innamorando. Continua a leggere “È ancora Jazz on the Coast”

A great day in Harlem: 1958

La foto è una di quelle che non puoi non amare al primo sguardo. Forse perché le foto di gruppo mi fanno pensare sempre ad un’invisibile ma potente sinergia fra gli elementi. Mi fanno pensare che fra quelle persone ci sia qualcosa di forte che le tiene insieme, le lega indissolubilmente. Qualcosa che messo lì, mentre sono gomito a gomito, le rende quasi invincibili e certamente uniche.
Questa foto la amo anche prima di sapere che quel gruppo riunisce in un solo scatto i grandi del jazz o quelli che lo diventeranno di lì a poco. Anche se molti di loro non li conosco né nei visi e tantomeno nei nomi. Anche prima di sapere che quella foto rappresenta invece un momento storico nella storia della musica , quella di cui ne conosco a malapena poche righe.

Continua a leggere “A great day in Harlem: 1958”

In the mood for Coltrane

coltrane.jpg

Ti arriva come se sapesse tutto di te
tutto, anche quello che non hai mai detto
quando ti metti con le gambe sul bracciolo del divano
e fuori la luce è un romanzo rosa che -avrà il solito finale-
e si scioglie come saccarina
appiccicata ai muri e non ti fa gola
-che venga la sera-dici
che venga adesso,
senza nervi, senza parodie di stelle
vuota e brutale,
sulle note di una ballad,
larga come un pullover vecchio
sulla tua pelle di nebbia
e tu lì, senza niente sotto i piedi, che aspetti quando Nancy,
con la tua faccia, riderà sui vetri.

Joe Zawinul : in a silent way

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 Stanotte prima di addormentarmi leggevo qualche pagina del libro ” Memorie di un artista della delusione” di Jonathan Lethem. È una autobiografia dello scrittore. In realtà più vado avanti e più la leggo come una dichiarazione d’amore che Lethem rivolge a tutto quanto, nel corso degli anni che vanno dalla sua infanzia fino ad adesso, si è fuso seguendo una illogica quanto magica alchimia che probabilmente lo ha portato alla scrittura . Lethem scompone nel libro con amore e lucidità tutti quegli elementi : luoghi, persone, letture e la musica. Continua a leggere “Joe Zawinul : in a silent way”

Jazz on the Coast: Randy Weston

randy-weston-bataclan32.jpg  photo: © J.Harlaar

Chi dice che le notti sono tutte uguali
non appartiene a questo mondo.

È un mistero, ti dici questa sera. Sì, come tu, senza distinguere una nota da un’altra, alla prima che invade l’aria senti qualcosa dentro che si dilata e si gonfia, e spinge fino a riempire col tuo corpo i vuoti della roccia che hai di fronte, e ne senti la pressione che si oppone e capisci che devi abbandonarti, cedere e accogliere ogni più piccola eco che la roccia ti rimanda .
Quella roccia nuda, aspra. La stessa di quando eri bambina con le trecce lunghe, e la toccavi durante la ricreazione giocando a “uno, due, tre, stella”. E la sentivi sotto il palmo della mano calda e spigolosa, come un anticipo di vita. Continua a leggere “Jazz on the Coast: Randy Weston”