Gesti # 9

 

Io vivo al primo piano di uno stabile. Questo è uno dei motivi per cui raramente uso l’ascensore. Un altro probabilmente trova le sue radici nel fatto che per molti anni ho vissuto in un palazzo privo di ascensore e l’appartamento in cui abitavo con la mia famiglia era al quarto piano, e dunque salire e scendere più volte al giorno i cento gradini e più o forse meno, che dall’ingresso mi conducevano alla mia abitazione e viceversa, era un gesto abituale automatico, direi inevitabilmente necessario.
Ero solita salire e scendere le rampe delle scale proiettandomi sui gradini a due a due. Scendendo, da ragazzina, a volte evitavo del tutto gli ultimi e mi lasciavo scivolare sul bordo liscio del corrimano. La cosa più divertente però era assecondare la sua curva stretta quando arrivava al piano, e io, tenendomi appena al tubo che trafiggeva il suo centro dal pianoterra fino al soffitto dell’ultimo piano, mi lasciavo andare alla velocità acquistata nella pendenza e, quasi per inerzia, giungevo all’incirca al primo metro più in basso della rampa successiva.
Continua a leggere “Gesti # 9”

Fra-intendimenti

s-phalle-tinguely-font-stravinsky-1982.jpg

Ci deve essere qualcosa nella mia voce
come un suono di rovina
di foglia d’acanto appassita senza storia
è una pausa
un sud del vuoto
che resta in bilico
e delude le parole come
l’ennesima promessa
che -questa è l’ultima Malboro-
ed ha la stessa nota del fra-intendimento
che interpreta il silenzio di questi versi