L’anima di Wyeth

Sono sempre molto incuriosita dai termini con i quali attraverso i motori di ricerca si arriva a questo blog. In genere la ricerca, nel mio caso, è prettamente legata alle immagini: fra le più richieste svettano quelle di Cy Twombly, concentrate nei mesi successivi alla sua morte ma poi praticamente cadute in disuso. La vera supremazia, costante e distribuita nel tempo, è da attribuirsi a quelle di Hopper, non qualcosa in particolare che riguardi la sua arte, semplicemente si cerca Hopper . Solo a volte le richieste sono più specifiche e a volte queste sono anche bizzarre.
Quella che preferisco è Poesia non d’autore ,che è gettonatissima. Quando la trovo fra i termini mi fa pensare sempre ad una poesia che si è scritta da sé, e mi dico-interessante- poiché opera e autore coincidono- ma poi mi chiedo anche- cosa fa di un autore un autore o un non autore? e una poesia non d’autore è una poesia o una non poesia?-
Bizzarra è anche la ricerca Ho sognato di fare l’amore con te : cosa si spera di trovare? il proprio sogno? il sogno di un altro che somigli al proprio? perché si cerca un sogno di un altro se si può raccontare il proprio?
A volte la ricerca dell’internauta nasce invece a ridosso di un evento di attualità . Continua a leggere “L’anima di Wyeth”

Quel che resta

Ho sognato di te la scorsa notte. Tu
eri sdraiato sul letto,
ma non sembravi malato.
Mi sorridevi, io ero seduta sul pavimento e fumavo.
Intanto mi parlavi. Sembravamo felici e veri.
La tua faccia mi ricordava quella che avevi quando
vivevi qui,
sì, nel sogno non sembravi
quello che sei adesso, ora sei troppo lontano.
I tuoi occhi erano quelli di quando
vivevi nella tua piccola casa con le finestre ad arco
quando la tua vita era un casino
e non aprivamo i balconi per non contare le ore. E
il giorno era solo una scommessa
sulla notte. Tu eri dolce
nella tua piccola casa, ubriaco e dolce,
ubriaco ma dolce.
Dimmi, mi hai mai amato?

La luce e il silenzio di Edward Hopper e Andrew Wyeth :The sun of this month cures all*

 

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Quando piove mi sembra che piova ovunque. I luoghi diventano universo globale, impersonale e allargato fino al limite estremo dei confini. Li immagino stesi come enormi pozzanghere appena tremolanti in superficie, indistintamente grigi e piatti, disciolti fino a formare un’unica pastetta che col passare dei giorni uniforma i colori, gli odori, e perfino la gente. I paesaggi diventano lisci, come se l’abbassarsi del cielo li piallasse. Se piove in primavera all’aria già spugnosa, gravida di umori, si aggiunge una sorta di delusione e, nei piccoli paesi come il mio, anche una patina di silenzio in cui si slarga il frangersi del mare sulla roccia e sulla battigia. Continua a leggere “La luce e il silenzio di Edward Hopper e Andrew Wyeth :The sun of this month cures all*”