Poesia à la carte : Chiedi al mare

Se leggo ancora una volta sangue non so cosa potrebbe accadere
magari potrebbe rendermi furiosa
com’è che si dice ecco sì -avere il sangue agli occhi-
ecco sì, modi dire
io comunque non ho dimestichezza con l’anatomia
so altre cose, so di distacchi
era luglio almeno così mi sembra di rammentare
cadeva a fiotti lo coloravo con l’acqua della doccia
per farlo chiaro, di un bel rosa autunnale
che poi è bella se la sai guardare quella stagione:
autunno:
una personalità malinconica e passionale
con vista sul mare
e poi so di certi obblighi mensili
e di leggende metropolitane
questioni di piacere
che qualcuno spaccia per amore
mai visto
so del pulsare sotto pelle come un pensiero
buio
e poi i salti i tonfi
e qualcosa che ricominciava
una cascata ad ogni sguardo
contemporaneamente
quanto è lunga questa parola per l’idea
di racchiudere tutto in un unico momento
straordinariamente
quante volte è accaduto? era amore?
l’addensarsi rutilante sulle guance
lascia dubbi a volte
e so poche cose che hanno tutta l’aria di essere
solo semplici aggettivi o vezzi, o forse troppe
anche per scrivere un romanzo
lo sapeva Arturo in qualche modo
-chiedi al mare-
chiedi quanto
ne scorre dentro, il modo esatto per scriverne il colore

Scrivimi se vuoi [Reloaded]

quando riceverai queste poche righe
anche se non ne troverai un perché, così come anch’io
non ho trovato ancora le mie risposte.
C’è in questo scrivermi dentro un senso di assenza
che mi allontana e mi spegne
e questa poca luce che tuttavia forse ti giunge
è come quella di una stella di cui
qualcuno poi dice
che è morta già da milioni di anni, e
questo tempo steso
questo non si riesce neanche ad immaginarlo.
Eppure ci siamo detti tanto, e continuiamo a farlo,
sillabando parole e parole cercando di capire
se in questo nostro vagare in tondo si nasconda
quel senso che ci fa restare e se questo che ci diamo
e che noi pensiamo come fili e fili tesi
non sia soltanto un maldestro tentativo, un camouflage
di tutte le nostre sconfitte
e chissà se poi quei fili, scoprendolo,
potrebbero realmente reggerne il peso
mi manca, ad esempio, il colore dei tuoi occhi ora
e potrei dirti che pensandoci ho pianto,
ed era così strano
perché quello che guardavo era un punto nel lontano
e non è la stessa cosa
perché vedi anche se di quelle lacrime
te ne mandassi qualche goccia
se le mettessi fra le righe di questo eterno dire
ne andrebbe perso già tutto l’amaro del sapore
e questo, lo sai anche tu, anche questo
non sarebbe lo stesso.
Ma tu, tu scrivimi se vuoi
fallo allora con le parole che conosci e che io conosco
scrivimi qualcosa che io possa tenere in tasca
mettici il tuo nome
e in basso sulla destra scrivi – ti voglio bene, ed è adesso-
così che io, di quel che hai scritto
possa percorrere tutto il tempo che c’è stato
avere la luce e anche la stella, avere tutto.

M [ai]

Do you dream     m [ai]

                 dream       

        I  Dream      m [ai]

                 dream

Do you sin          m [ai]

                   sin

       I   sin            m [ai]

                   sin   

Do you hurt         m [ai]

                  hurt      

       I  hurt           m [ai]  

                  love

Troppa velocità troppo rumore

È un’altra sera di un settembre. Almeno così sembra io
me ne sto seduta nel rumore dei pensieri del vagone
e guardo fuori. Troppa velocità
e troppo rumore. Le cose sono deformati proiettili       e  grigie
le luci       corde fluorescenti che fendono il buio. Allora
chiudo gli occhi           e immagino altre cose
faccio una lista di quelle che non fanno suono
così mi viene da pensare            che in qualche parte di settembre
l’aria è l’aria che respira         la spiaggia stesa
 l’umido salmastro che sale dalla sabbia
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Insonnia

Presto anche questa buriana calda
che agita le notti svanirà                         sarà l’autunno    ma
ancora il ruvido liscio delle lenzuola               non se ne starà gentile
e immobile a prendersi cura della pelle di      qualche spicciolo di sogno
scaverà ancora la curva del dorso
la smania nello strato minerale
e duro dell’aria             sarà              ancora la conta dei lampi rossi
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Touch Screen

  

Una piccola nuvola già ammalata della pioggia dell’autunno >
< Una piccola nuvola stropicciata che sventola dietro la collina prima di sparire >
< Una piccola nuvola che s’inabissa all’orizzonte come un mostro marino >
< Una piccola nuvola che si scioglie nella prima stella >
< I l mare fermo come una nuvola quando non c’è nessuno che la guarda >
< Una farfalla in volo mentre lassù diventa una nuvola bianca nel blu >
< Una barca che graffia appena sulla schiena del mare una nuvola leggera >
< Una foglia che s’arrossa come una nuvola al tramonto tu >
che all’improvviso mi passi dentro >
< Una piccola nuvola.

Destini in corso

Se si baciassero sarebbe come se
per quel breve attimo una terribile tenerezza potesse
non solo tenere unite le loro bocche
ma anche sorreggere le loro vite, poi anche il bacio
si scioglierebbe nel sapore stantio di anni. Quando
le labbra perderebbero il contatto quel bacio
sarebbe già della stessa materia di cui sono fatti i ricordi.
Sfocherebbe, e infine  prossimo a svanire
sarebbe come un passato già dimenticato. Senza scambiarsi una parola
si volterebbero ed entrambi si allontanerebbero
proseguendo sui propri passi. La luce opaca del lampione
aprirebbe sul selciato un grande cerchio vuoto.
Lui si girerebbe per guardarla mentre si allontana. Gli sembrerebbe che
l’imbrunire la segua tingendo di un grigio cristallino
tutto intorno e la strada semi deserta
tacerebbe di un silenzio duro. Lui la guarderebbe
tagliare quel primo accenno di oscurità col suo passo frettoloso e
penserebbe che si sarebbe voltata soltanto
quando sarebbe stata certa che il buio
avesse ingoiato tutto lo spazio fra lei e lui prendendosi entrambi
nel suo vuoto, per sempre.
No. Non così.
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Alberi

Gli alberi oggi spumavano sulla collina…
                                      ( era questo che ti volevo dire?)
se continuassi questa sarebbe solo un’altra poesia,
scommetti pure che fra un po’ ti parlerei di una luce che s’era stesa
come un tappeto magico e orientale e
che le cime s’intingevano nel color vapore
che le nuvole davano al cielo,
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H2O


Mio caro amore

ieri sera mentre come ogni sera tiravo giù le persiane
ad un tratto mi sono fermata
presa dal dubbio che fuori la sera fosse un errore
come quando all’improvviso qualcuno chiama
e invece il tuo pensiero è già nella quiete che rabbuia i vetri
già nello stand-by del      –un altro giorno è andato-
era sera, dov’era finito il resto che faceva intero il giorno?
e perché non ti ho pensato, a parte  quell’attimo minuto
quando guardandomi allo specchio dopo aver lavato il viso
tamponavo la poca anima che restava?
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Gesti #5

 

Da ragazzi, fra amici, incontrandoci non ci siamo mai dati la mano né tantomeno baciati sulle guance in segno di saluto. D’altra parte  Oscar Wilde asseriva che un bacio può rovinare una vita. Ricordo che ad un tratto eravamo lì, parandoci davanti dopo aver rallentato il passo e poi fermandoci, come fanno i tram al capolinea, come se i nostri piedi sapessero sempre dove fosse  il punto esatto  della stasi nel caos del caso. Oppure ci affiancavamo l’uno all’altro se il momento dell’incontro coincideva con una delle solite e interminabili passeggiate sul breve lungomare. Ehi. Ciao. Erano gli unici slanci a cui affidavamo la scontata e inevitabile abitudine di ritrovarci su quel mozzone di asfalto che quasi aderiva al mare. Né le cose cambiavano nel congedarci. Un ciao, e si voltava le spalle per avviarci ognuno verso la propria casa. Scomparivamo nei vicoli, nelle stradine, nei portoni come palline di un flipper spinte dolcemente in buca da quella stessa forza misteriosa che altrettanto docilmente ci avrebbe mosso l’uno verso l’altro l’indomani.
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Gesti # 4

Subway Shuffle

Alcuni giorni fa un amico nel corso di una conversazione mi ha dato, letterariamente parlando, dell’emarginata. Ho accolto questo attributo come un complimento poiché nell’ambito della discussione che stavamo avendo mi aveva inorgoglito il fatto che lui, persona il cui modo di scrivere ammiro moltissimo, avesse accomunato la sua condizione alla mia, e malgrado il valore negativo che si accompagna a quella parola essa mi era sembrata una delle cose più belle che mi sia stata detta riguardo a ciò che scrivo.

Un paio di anni fa fui invitata a far parte di un blog letterario collettivo, e seppure non molto convinta accettai. Quell’esperienza durò pochissimi giorni, alcune incompatibilità mi spinsero ad uscirne. Scrissi una cortese e-mail spiegando le mie motivazioni che fu accolta piuttosto freddamente e la cosa si concluse lì. È normale d’altra parte che fra più persone possano nascere delle divergenze e che la convivenza, seppur letteraria, possa fallire e che si senta la necessità della separazione, ma ciò che dell’episodio mi lasciò perplessa fu il fatto che, quasi istantaneamente, tutto quanto potesse riferirsi ad una mia, seppur breve, presenza nel blog fu cancellata. Le poche cose postate, il mio nome, quello del mio blog, tutto sparì. Puff… Continua a leggere “Gesti # 4”

Gesti # 3

 


Non molto tempo fa mi sono ritrovata a chiedermi quali fossero state le ultime pagine lette a cui avessi associato una percezione erotica. La domanda nasceva dalla deludente lettura di un libro di racconti “erotici” che forse aveva trovato il suo unico perché nel radunare un gruppo di soli scrittori maschi affinché raccontassero l’Eros da un punto di vista unicamente maschile, per l’appunto.
“Pene d’Amore” ha fallito fin dall’inizio nel suo intento già nel doppio senso del titolo, troppo infelicemente ludico per predispormi a una qualsiasi fantasia erotica e quindi nell’asettica lettura che ne era seguita quasi tutte le storie mi erano sembrate percorrere il solito cliché in cui il concetto di Eros e cosa potesse essere definito erotico, e quindi essere narrato, ne uscivano ancora più fumosi e sempre in bilico  fra ogni possibile interpretazione del puro atto sessuale e una sensualità troppo letteraria per essere, nella sua percezione, reale.
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