Ascoltando Famous Blue Raincoat

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Stanotte non c’è che la tua ombra che resiste al fuoco, e questa parete bianca.
le spalle sono vuote in queste stagioni senza misura:
fa freddo ovunque.

Il freddo ha il suono che sento farsi ampio nelle fessure,
mentre raccolgo la mano che mi passasti nei capelli
il tempo è come tempo dell’amore stanco, quando arriva.
Quando scompari dietro l’angolo che hai costruito chissà dove

le stanze hanno altre stanze, puoi prendere appunti
ora è necessario dimenticare, poi scriverai appunti di me
fermati in qualche nodo della voce, ti saluto,
è necessario dimenticare, per chiudere l’assenza. E così poi

potremo dire che stiamo andando in un’altra direzione.
Il tuo vecchio impermeabile blu è un vuoto che frana questa notte
Chi sono gli angeli adesso? Chi sono i peccatori?
Accarezzami la ruga che ho sulla fronte.
-Ti ho lasciato qualcosa di me
a ricordarti dallo specchio che siamo stati qui –
Siamo stati qui.
– e che sono sempre un’altra che non riesco più a ricordare-

Lettera al signor Gianni Biondillo

Gentilissimo signor Biondillo

le scrivo per rivolgerle una richiesta che forse potrebbe stupirla ma quando ne leggerà i motivi ne comprenderà le ragioni e non le sembrerà così folle.

Io vorrei che lei adottasse me e di conseguenza il mio paese. Continua a leggere Lettera al signor Gianni Biondillo

Mercy Highway

Ehi baby noi siamo il viaggio

con una regina di cuori in tasca

siamo il segno che imbroglia sull’asfalto

di un’autostrada che scorre in bianco e nero

e non sappiamo da che parte stiamo

 

 

Ehi baby noi siamo il mare

facciamo da sponda all’imbrunire

siamo il giorno e la notte che vanno in buca

in una partita pari con la misericordia

e non importa da che parte stiamo

alla stazione

solo un nastro giallo ci separa, un avvertimento,
un confine fra le nostre vite, poi il treno arriva
un coito di ferro fra i vuoti stretti delle pensiline,
gli addii scendono fra i sassi e le carte stracce

salgono gli scambi di speranze ad avvolgersi nelle poltrone
e nei numeri senza prenotazioni

Poi seguendo i suoi binari, il treno riprende la sua corsa
incurante delle vite lasciate indietro e di quelle
che nel sogno dell’incontro si sono già addormentate.
Dai finestrini flash di luce e buio rubati in fretta
sprechi di emozioni fino alla prossima stazione.

Siamo treni in viaggio

le poetesse vestono di nero

Non credo sarò mai capace di scrivere poesia
Lo penso ogni volta che dei poeti ne leggo i versi.
Immortali.
Universali.
A volte mi prende la voglia di tentare
ma poi mi accorgo che c’è qualcosa che mi manca.
Me ne manca il pallore
la malattia tenera delle mani
l’orlo di una vena.
È che la mia pelle assorbe il nero e lo fa sparire
in un nervo che si scopre
nel bianco sorriso del pazzo del paese

il mio nome

Il mio nome è ***** e abito al primo piano di un palazzo nel cuore del paese.
Il paese è così piccolo da non avere altro che un cuore
che batte più lento o più veloce secondo le stagioni.
Non so quando il mio nome sia diventato ****
di certo è che quando queste due sillabe divennero il suono a cui rispondevo
esse abitavano fra le pareti di un appartamento al quarto piano
fra le strade di un paese così piccolo che non aveva neanche il cuore.
Era una cellula,
aggrappata alla certezza semplice del mare
Il mare per tutti era solo il mare.
Non aveva un nome.
Ed è sempre lì, mentre noi ci ostiniamo inutilmente a gridare forte i nostri.