La Dimora del Tempo Sospeso: A.M.O. di Paolo Rou

anna-maria-ortese

Paolo Rou. Chi è costui? Eppure chissà quante volte negli anni passati lo avrete apprezzato nei suoi concisi commenti, avrete intrapreso con lui lunghe discussioni, e chissà quanti avranno colto con piacere le convergenze, quanti avranno rimuginato sulle divergenze.
Con questo testo presentato nella Dimora di Francesco Marotta, come Pessoa, sceglie di dar voce ad un suo eteronimo, Paolo Rou, svelando una scrittura teneramente malinconica e viva come può esserlo un amore impossibile, e come tale ne porta con sé il tratto febbrile e appassionato, celando se stesso ma non il suo amore  verso una scrittrice che sembra portare scritto già nel suo acronimo l’amore per quella Napoli dolorosa e misera, che mai abbandonò nel cuore, nonostante i trucchi e i belletti dei suoi intellettuali. A.M.O.
Più che un testo è una dichiarazione di un sogno sognato che spero, leggendolo, possa diventare anche il vostro.

Ferdinandea o Graham Island o Île Julia

ferdinandea

Ferdinandea o Graham Island o Île Julia come si affrettarono a chiamarla rispettivamente italiani, inglesi e francesi, è una piccolissima isola formatasi all’indomani di un’eruzione sottomarina del grande vulcano sito al largo della costa sud-occidentale della Sicilia. La formazione della minuscola isola avvenne nell’estate del 1831 in un tratto di mare convenientemente strategico sia dal punto di vista militare che mercantile, e le vicende legate alla disputa delle principali potenze dell’epoca, ognuna delle quali si affrettò a reclamarne la sovranità, rendono la sua storia tragicomica, un bel tiro mancino con cui la natura si prese gioco dell’avidità  di potere e della burocrazia.
Ferdinandea o Graham Island o Île Julia infatti, a causa dell’estrema friabilità della roccia di cui era costituita, iniziò a sgretolarsi per inabissarsi completamente dopo appena un anno. Sto pensando spesso in questi giorni a Ferdinandea o Graham Island o Île Julia.

da 52 Parole Poetiche: Corpo

Ernst Haas Egyptian Boys- 1954

“Attorno a questo mio corpo/ stretto in mille schegge, io/ corro vendemmiando, sibilando/come il vento d’estate, che/si nasconde; […] Amelia Rosselli – da Sleep- Poesie in inglese- Garzanti- 1992

C’era il corpo. Tutti per sé ne volevano uno. Per abbracciarlo diceva qualcuno, per pettinare i capelli bianchi del suo capo diceva un altro, per sentire il suo suono mentre,corpo nel corpo,cresce lo volevano altri, per guardargli dentro dicevano quelli più audaci. Ma poi si mandavano lettere anonime in cui scrivevano di uteri monumentali, di dosi massicce di medicine sperimentali, di luoghi oscuri, di soffitte di lacrime impregnate di ricordi immaginari. Il corpo ce la metteva tutta per farsi reale, ma poi sfinito scompariva. Girava voce che si fosse solo addormentato e che presto per loro si sarebbe svegliato continuavano a mentire.

da 52 Parole Poetiche: Eternità

Luigi Ghirri ©- Formigine- 1985- da Il profilo delle nuvole

[…] Something to do with violence/A long way back, and wrong rewards,/ And arrogant eternity.[ ]
Philip Larkin – “Love Again” – Collected Poems -Farrar Straus and Giroux, 2001-

C’era l’eternità. Saremo giovani per sempre si rallegravano i giovani. Saremo vecchi per sempre si rammaricavano i vecchi. Soffriremo per sempre si disperava chi stava soffrendo. Gioiremo per sempre gongolava chi stava gioendo. Ameremo per sempre esultava chi stava amando. Odieremo per sempre s’arrovellava chi stava odiando. Ma cos’è l’eternità? qualcuno iniziò a chiedersi. Studiosi allora ipotizzarono teorie equazioni ed algoritmi, pittori e scultori cercarono ogni possibile sfumatura e forma, poeti e scrittori e compositori scrissero ogni possibile sequenza di parole e suoni. Per millenni, e tuttavia invano. Eternità era ciò che non era mai stato. Per sempre.

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Da 52 Parole Poetiche: Neve

Andrew Wyeth-SnowFlurries.- Study 1953

                                    […]A snowflake, a blizzard of one,weightless,entered your room[…]
da: A piece of the Storm- Blizzard of One- Mark Strand- Alfred A. Knopf- New York- 2006

C’era la neve. Qualcuno lo diceva come se avesse detto nave, neve: come una nave è sul filo dell’orizzonte prima di cadere e così anche la neve viaggiava dall’alto sul filo dell’aria, lenta verso il basso fino a perdersi sull’asfalto. Un attimo soltanto si era posata la neve sull’asfalto, bianca, così era stata anche la spiaggia, neve l’aveva dipinta come una spuma addormentata, e tutti sentivano una meraviglia sospesa e brada. Quando si era risvegliata, tutti si risvegliarono nel medesimo istante, e come un sogno tradito dall’alba nessuno più ricordò né il viaggio né il posto in cui la neve li aveva portati quando dal basso li aveva presi con sé.

da Mai dire Mai: Come continuare a scrivere…nonostante tutto

Ed ruscha-It's only vanishing cream-1973

Prendi un’alba, falla tua come se fosse del mondo che conosci
Prendi una notte,falla tua come se fosse del mondo che non conosci.
Oggi. Ieri. Oggi. Ieri etc
Non voltarti, dietro di te ci sono solo fantasmi
Non guardare avanti, davanti a te ci sono solo ombre
Sei solo? Sei solo.
Ora scrivi, se è proprio questo quello che vuoi,
non dirlo mai veramente a qualcuno

Alla Vostra Cortese Attenzione

Da alcuni giorni il blog di Francesco Marotta è stato sospeso per una qualche supposta violazione di cui non è dato saperne i termini.
L’accaduto ha dell’incredibile perché se esiste un blog che ha sempre curato con la massima attenzione sia la mappatura dei propri contenuti sia la qualità dei contenuti stessi questo è quello di Francesco: http://rebstein.wordpress.com/
Più volte in questi giorni sono tornata alla homepage della Dimora sperando che il problema, se mai possa esserci, fosse stato risolto, ma ad oggi la situazione surreale è quella che trovate cliccando sul link.
Faccio pertanto mie le parole di Natàlia Castaldi per le tante affinità da lei espresse che con medesimo affetto e stima  mi legano a Francesco Marotta e al suo generoso lavoro fino ad oggi svolto, e rivolgo lo stesso invito a dare il proprio sostegno affinché si giunga ad una rapida soluzione di questa situazione, supporto le cui modalità potrete trovare nel blog letterario di cui Natàlia è redattrice :

http://poetarumsilva.wordpress.com/2013/01/09/petizione-per-limmediata-riapertura-del-blog-letterario-la-dimora-del-tempo-sospeso-nie-wieder-zensur-in-der-kunst-mai-piu-censura-nellarte/

Grazie

lisa

Su S/Paesamenti Stabili: La danza dell’anima di Rudolph Nureyev

Nureyev

Da bambina, forse come ogni bambina, ci fu per il tempo in cui sognai di diventare una ballerina, un sogno irrealizzabile soprattutto all’epoca quando la scuola più vicina era a più di sessanta chilometri, e non era certo il tempo in cui premurosi papà o mamme si adoperavano a scorrazzare i propri pargoli da una palestra alla piscina, dal corso di nuoto al corso di arabo e via dicendo. Qui, nei nostri piccoli paesi, noi ragazzini si arrivava fin dove si poteva fare affidamento sulle nostre gambe e sulle brevi strade sicure e tranquille. Così ben presto abbandonai i volteggi goffi nel corridoio e mi ritrovai adolescente e minuta a correre da un punto all’altro di un campetto di basket dove alla leggiadria della morte del cigno si sostituì la cavalcata mascolina verso il canestro.
Forse fu per le circostanze, o forse più semplicemente me ne mancò la determinazione o quel sogno era pura infatuazione infantile e non vero amore e passione, ma non diventai la ballerina delle mie fantasie. continua la lettura qui

Il “trentunesimo”: Poet be like God

Il trentunesimo

Negli anni in cui ho scritto poesia ho partecipato, di tanto in tanto come tanti altri suppongo, con uno o più testi a qualche concorso. Perché l’ho fatto? Non saprei dare una risposta secca, posso dire che nel corso degli anni le motivazioni sono mutate, ma credo che sarei insincera se facessi finta d’ignorare che la madre di ognuna di esse sia stata l’intima rincorsa a voler dare, come chiunque scriva, anche quelli che non l’ammetterebbero mai, un agognato appagamento al mio Io artistico.
Ma non è di questo di cui in realtà ho intenzione di scrivere oltre, bensì di una piccola regola che spesso è fra quelle che si trovano elencate in questi concorsi: le poesie rigorosamente non devono superare i trenta versi.
Non è che mi senta particolarmente minacciata o discriminata da questa regola, le mie poesie difficilmente superano questo limite, semplicemente m’incuriosisce il numero. Perché non cinque? o ventidue? No, trenta. Che sia più o meno importante il concorso, che sia nazionale o connesso alla sagra della bruschetta, la regola comune è che il confine dell’impeto poetico non varchi il trentesimo verso, come se oltre questo l’attenzione vacillasse o come se i giurati preposti all’ insindacabile giudizio tenessero principalmente alla ragioneria del dare e dell’avere – ti leggo ma solo fino a trenta- .
Questo è uno dei tanti misteri che si muovono in questo fantastico mondo della letteratura, imponderabile, come tutti gli altri che lo governano, spesso regolati da direttive dettate dal dio di turno.
Ma Jack Spicer dice – Poet be like God– e questo dio come l’arte non conosce regole, entrambi, thanks god, sono indisciplinati.

Oggi è il trentunesimo giorno di dicembre, l’anno finisce qui, ma la poesia continua…

il mio augurio?

                                      siate indisciplinati!!!

un sorriso più lungo imparato
da Secondo amore- Antonia Pozzi

con gli arresti bruschi delle peripezie
da Viva e Morte separata- Paul Eluard

sarà sarà perché non sia domani”
da Sarà Sarà – Alfonso Gatto

“di un antico tremore”
da You, wind of March- Cesare Pavese

“ rincasa disgustato”
da La Ragazza Carla – Elio Pagliarani

“si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente”
da Marlyn- Pier Paolo Pasolini

“dei corvi”
da Incitamenti- Mario Luzi

“ Ercole furibondo ed il Centauro”
da La Signorina Felicita-Guido Gozzano

“la mente indaga accorda disunisce
da I limoni- Eugenio Montale

“E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti”
da La Chimera- Dino Campana

“ gli uomini di tutti”
da Il Borgo- Umberto Saba

“evocate per poco nella spirale del vento”
da Ancora sulla strada di Zenna- Vittorio Sereni

“Era così bello parlare”
da L’uscita mattutina- Giorgio Caproni

“io vedo tutte le insidie”
da Xanti- Yaca- Vittorio Bodini

“e a lei che sul punto di partire”
da L’India- Mario Luzi

“Ma tu l’hai assolto? Non te ne stavi distratto”
da Elegie Duinesi- Rainer Maria Rilke

“e dovrà accompagnarmi fino alla fine”
da Un Lettore- Jorge Luis Borges

“scostate dal braccio robusto”
da La Maestra Morchet vive- Andrea Zanzotto

“ Prendono a studiare Dobroliubov ( per odiare il male)”
Da La mia Università- Vladimir Majakovskij

“È bello non sapere. Non sapere, ad esempio”
da Polvere- Carlo Bordini

“Adorabile strega, ti piace chi è dannato?”
da L’ Irreparabile- Charles Baudelaire

“e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni”
da Sulla morte non esagerare- Wislawa Szymborska

“ a male tu avesti la mia fuggita”
da Omaggio a Michelangelo- Edoardo Zanzotto

“La tristezza che ebbe la tua gagliarda allegria”
da Anima Assente- Federico García Lorca

“si fanno sottili, a volte,”
da Qui ti amo- Pablo Neruda

su S/Paesamenti Stabili: Jazz on the Coast: Dado Moroni Trio

bozza jazz ravello

Se la musica è nell’anima del Brasile, così come è anche in quella della nostra terra, allora è più facile comprendere perché Oscar Niemeyer nel concepire l’Auditorium di Ravello abbia pensato ad un’opera che potesse contenerla al meglio e che con la terra fosse in comunicazione.
Non v’è dunque modo migliore di proseguire in questa sua direzione che cercare di mantenere ben saldo il connubio di tutti questi elementi: architettura musica e paesaggio
Ed è con questo spirito che Jazz on the Coast, dopo aver mancato il suo appuntamento estivo ( i motivi ormai sono divenuti un leit-motiv…noto a tutti) si presenta in versione natalizia. Lo fa con un evento che rispecchia lo stile e la qualità con cui si è sempre contraddistinto.  continua la lettura  qui

da Mai dire Mai: Dopo una poesia di O’Hara

tmsc- di lisa sammarco ©

suppongo che un giorno la maturità
mi prenderà alle spalle, all’improvviso, alla velocità di una
dune- buggy
oppure mi si parerà
davanti come oggi quest’alba inopportuna,
arrivata dentro un giorno di dicembre
e presa per caso da una finestra
dopo una poesia di O’Hara,
nuda e vuota l’alba
e così anche il vento che ho visto passare fra le stelle di natale
spente e così lei
che arriverà sventolando la sua giovinezza pallida,
mi piacerebbe dirle,lo sai che sei anche tu in ritardo?

da Mai dire Mai: Un tempo incontrollabile

Jasper Johns- Periscope (Hart Crane), 1963

che la vita non sia una ma una dentro tante
è chiaro
che vi sia qualcosa
di nascosto sotto la crosta è chiaro
è il passo stanco mentre sfidi la corrente
a svelare che il mondo ti divora
e che persino le tue briciole governa
ma tu
– è il fiume – hai detto – è questo terribile inverno
che noi siamo – e dentro hai questo tempo incontrollabile
che misuri con un respiro animale, ma poi ti lasci andare

S/PAESAMENTI STABILI

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Il legame fra Oscar Niemeyer e la mia Costiera non ha avuto un percorso facile. È stato come uno di quegli amori contrastati che per essere suggellati hanno dovuto attraversare prima mille peripezie, e anche una volta raggiunto l’agognato compimento, i conflitti per definirne la gestione, le appetibili potenzialità di utilizzo  che ne fanno un boccone per troppe bocche continuano ancora oggi a pesare fin quasi a privarlo di un senso di finitezza.
La realizzazione dell’Auditorium a Ravello è stata vissuta dalla maggior parte degli abitanti e di alcuni organismi tutelari del territorio come un tradimento alla tradizionale architettura della Costiera (1), e con il sarcasmo che contraddistingue i costaioli, che è pronto a ravvivarsi ogni volta che essi devono rapportarsi con qualsiasi nuovo elemento, non sono mancate colorite opposizioni per impedire o quanto meno contrastare che il progetto si concretizzasse.
Oggi l’Auditorium “Oscar Niemeyer”, che lo si…

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