Troppa velocità troppo rumore

È un’altra sera di un settembre. Almeno così sembra io
me ne sto seduta nel rumore dei pensieri del vagone
e guardo fuori. Troppa velocità
e troppo rumore. Le cose sono deformati proiettili       e  grigie
le luci       corde fluorescenti che fendono il buio. Allora
chiudo gli occhi           e immagino altre cose
faccio una lista di quelle che non fanno suono
così mi viene da pensare            che in qualche parte di settembre
l’aria è l’aria che respira         la spiaggia stesa
 l’umido salmastro che sale dalla sabbia
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Insonnia

Presto anche questa buriana calda
che agita le notti svanirà                         sarà l’autunno    ma
ancora il ruvido liscio delle lenzuola               non se ne starà gentile
e immobile a prendersi cura della pelle di      qualche spicciolo di sogno
scaverà ancora la curva del dorso
la smania nello strato minerale
e duro dell’aria             sarà              ancora la conta dei lampi rossi
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Touch Screen

  

Una piccola nuvola già ammalata della pioggia dell’autunno >
< Una piccola nuvola stropicciata che sventola dietro la collina prima di sparire >
< Una piccola nuvola che s’inabissa all’orizzonte come un mostro marino >
< Una piccola nuvola che si scioglie nella prima stella >
< I l mare fermo come una nuvola quando non c’è nessuno che la guarda >
< Una farfalla in volo mentre lassù diventa una nuvola bianca nel blu >
< Una barca che graffia appena sulla schiena del mare una nuvola leggera >
< Una foglia che s’arrossa come una nuvola al tramonto tu >
che all’improvviso mi passi dentro >
< Una piccola nuvola.

Alberi

Gli alberi oggi spumavano sulla collina…
                                      ( era questo che ti volevo dire?)
se continuassi questa sarebbe solo un’altra poesia,
scommetti pure che fra un po’ ti parlerei di una luce che s’era stesa
come un tappeto magico e orientale e
che le cime s’intingevano nel color vapore
che le nuvole davano al cielo,
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H2O


Mio caro amore

ieri sera mentre come ogni sera tiravo giù le persiane
ad un tratto mi sono fermata
presa dal dubbio che fuori la sera fosse un errore
come quando all’improvviso qualcuno chiama
e invece il tuo pensiero è già nella quiete che rabbuia i vetri
già nello stand-by del      –un altro giorno è andato-
era sera, dov’era finito il resto che faceva intero il giorno?
e perché non ti ho pensato, a parte  quell’attimo minuto
quando guardandomi allo specchio dopo aver lavato il viso
tamponavo la poca anima che restava?
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L’altra sera ascoltavo Erri

Mulas ritrae Lucio Fontana

 

Ieri ascoltavo Erri. Lui era lì, di fronte a me
ma io riuscivo soltanto ad ascoltarlo
perché la sua faccia si spegneva e si accendeva
fra le teste di chi mi stava davanti.
Mi sembrava strana quella sua voce mite che parlava di rivoluzione,
era strano vederla arrampicare
come edera, e contorcersi sui muri a cinque stelle e antichi,
ma d’intorno tutto chiamava ad una Bellezza inerme:
l’erba del prato che solleticava i miei piedi, il suo profumo,
che è diverso perché  qui sull’alto di queste  colline
le radici affondano nel mare
e ovunque pensassero di fuggire gli occhi
ovunque era precipizio e cercare il coraggio di guardare.
E allora ti ho detto, non importa tutto questo, vero?
alla Bellezza si può perdonare di non essere perfetta?
E non lo so tu cosa mi hai risposto perché la sbavatura ,
mentre intanto cadeva a poco a poco una polvere di buio,
non era solo nel vizio che quel suo racconto
di guerre di lotte armate e dei morti ammazzati
che non hanno trovato mai giustizia
si posasse insieme al buio fra l’upper-class e la dolcezza dei limoni
ma era nello sfregio che la tua assenza lacerava nella sera,
nei brandelli che restavano nell’aria e si facevano pensiero
e il tuo silenzio sbatteva e sbatteva dentro la mia testa

                                 alla Bellezza si può perdonare di non essere perfetta?

alla Bellezza si può perdonare di non essere perfetta?

Questa estate brucia male

 

Questa estate brucia male.
I metereologi s’inventano strane depressioni
perturbazioni anomale,
l’anticiclone delle Azzorre che staziona altrove
o che sta lottando sull’oceano con el niño.
Io guardo le facce della gente
mentre maledice la vita, il governo ladro
e pure questa estate che la deruba.
Ma mai fidarsi della scienza, né dei numeri binari
e neanche della saggezza dei vecchi quando dicono
passerà anche questa lunga notte.
Io credo che certi respiri trattenuti,
possano decidere il destino delle nubi
io credo che quando l’aria resta ferma nel vuoto delle mie mani
possa ammalare senza rimedio l’anima delle persone
e il solo fatto che io non ti baci
possa in Giappone mandare a picco l’indice Nikkei .
Allora penso che dovrei fare un annuncio in mondovisione
chiedere scusa a tutti per i disagi, rivelare che
è solo perché tu mi manchi se sta andando tutto storto.

Metri

ernst haas-blurred running figures

 

Metri di scale, di strade, di luci di lampioni
metri di foglie gettate in terra da metri di vento e di stagioni
metri di nuvole che cambiano
metri di cielo, di orizzonti, metri di suoni, di fiori che scolorano
metri di giorni con dentro metri di parole
confuse, complicate, metri di attese fraintese e disattese, e metri
di notti da riavvolgere dal disorientare del buio
e metri da percorrere col buio che incombe, metri
di pensieri lasciati sopra metri di altri pensieri, metri di saliva
inghiottita, e metri di respiro che capriola nell’aria
metri di rapsodie di gesti, metri in slow-motion di silenzi e di vuoto
metri di aprirsi di porte e di finestre, metri di sorrisi e di facce sfinite
metri di arrivederci, di nomi, di mani , e metri che non lasciano traccia
e metri incrostati di ricordi imprecisi, metri e metri…
e infine l’ultimo, che ferma il fiato,
che finisce il tempo e l’infinito, e  finalmente è la tua pelle.

Senza titolo # 22



ho gli occhi che mi bruciano a furia di cercarti
e perfino queste quattro strade messe in croce
mi sembrano infinite e non mi porteranno a niente
cammino sotto i muri come una ladra
e perdo frammenti delle dita ogni volta
che mi sembra che in una crepa di un mattone
si nasconda una carezza tua non ancora svanita
ho perso la mia ombra a furia di cercarti
e anch’io svanisco a poco a poco

Senza titolo #3

fra le gocce dei fari, le automobili
la strada e il silenzio delle insegne
fu il pensiero di quell’unica carezza,
fu quel moto di rivoluzione
quel segno d’indipendenza
della tua mano sulla mia guancia
a salvarmi quella sera
dall’affogare nell’asfalto,
e quell’estro sfuggito chissà come dalle tue dita
avrei potuto anche -forse- chiamarlo amore
se avessi imparato come si nuota nelle città

Restami

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L’ho letto oggi, quando il sole piagava il cielo ancora
e ti pensavo
sì, mentre leggevo di quella stella
e della sua agonia che dura il buio
in una specie d’eternità di vita
come se si fosse persa in uno spazio immenso
dove anche il finire finisce controsenso.
Tu restami così, lontano e obliquo, ed io a te
come una notizia in un raggio ultravioletto che non dà quasi malinconia
tu restami così, con sotto le tue dita anni e anni luce di universo
in una traccia, una misura che non sa contare
e io qui sulla terra, a far andare il tempo contromano.

Amami poco

e se poi mi amassi amami poco
amami il tempo di un adesso
lo spazio di un cuscino
un unico gesto: la mano e una ciocca
dietro il lobo di un orecchio
amami con una parola breve -un sì, un no-
nel cerchio aperto di un respiro
senza provviste dentro il frigo e
con il vuoto dei cassetti delle case al mare
amami senza biglietti o cartoline, senza fotografie
come un mercoledì, o un giovedì, come il numero di una morra
un quadro senza firma
amami poco: non più di una stanza
e mentre mi ami lascia aperta la porta

quiereme poco
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