Su S/Paesamenti Stabili: La danza dell’anima di Rudolph Nureyev

Nureyev

Da bambina, forse come ogni bambina, ci fu per il tempo in cui sognai di diventare una ballerina, un sogno irrealizzabile soprattutto all’epoca quando la scuola più vicina era a più di sessanta chilometri, e non era certo il tempo in cui premurosi papà o mamme si adoperavano a scorrazzare i propri pargoli da una palestra alla piscina, dal corso di nuoto al corso di arabo e via dicendo. Qui, nei nostri piccoli paesi, noi ragazzini si arrivava fin dove si poteva fare affidamento sulle nostre gambe e sulle brevi strade sicure e tranquille. Così ben presto abbandonai i volteggi goffi nel corridoio e mi ritrovai adolescente e minuta a correre da un punto all’altro di un campetto di basket dove alla leggiadria della morte del cigno si sostituì la cavalcata mascolina verso il canestro.
Forse fu per le circostanze, o forse più semplicemente me ne mancò la determinazione o quel sogno era pura infatuazione infantile e non vero amore e passione, ma non diventai la ballerina delle mie fantasie. continua la lettura qui

su S/Paesamenti Stabili: Jazz on the Coast: Dado Moroni Trio

bozza jazz ravello

Se la musica è nell’anima del Brasile, così come è anche in quella della nostra terra, allora è più facile comprendere perché Oscar Niemeyer nel concepire l’Auditorium di Ravello abbia pensato ad un’opera che potesse contenerla al meglio e che con la terra fosse in comunicazione.
Non v’è dunque modo migliore di proseguire in questa sua direzione che cercare di mantenere ben saldo il connubio di tutti questi elementi: architettura musica e paesaggio
Ed è con questo spirito che Jazz on the Coast, dopo aver mancato il suo appuntamento estivo ( i motivi ormai sono divenuti un leit-motiv…noto a tutti) si presenta in versione natalizia. Lo fa con un evento che rispecchia lo stile e la qualità con cui si è sempre contraddistinto.  continua la lettura  qui

Su S/Paesamenti Stabili: Spazi Minimi

Quando arrivi al paese lo vedi così, e pensi o sei un uccello poggiato alla ringhiera da cui lo stai guardando, o sei morto, e non per quella vecchia storia della bellezza che sempre accompagna questi luoghi, ma perché sei come una anima persa, un’ombra che volteggia lo sguardo su quel vuoto inaspettato. continua la lettura qui

Su S/PAESAMENTI STABILI : S’i fosse foco

Negli ultimi anni il flagello del punteruolo rosso ha modificato i contorni di un paesaggio a cui ero abituata fin da bambina: le grandi palme, intorno alle quali tutti qui abbiamo giocato a rincorrerci, sono quasi del tutto state cancellate dai profili dei paesi, delle colline, dei giardini. La loro anima che così intimamente si accostava all’architettura della Costiera ricostruendo un oriente senza sponde e senza confini, quest’anima è stata divorata. Sono rimasti ovunque tetri monconi, sterili. È stato triste vedere uno ad uno i pennacchi verdi appassire, è stato triste il giorno in cui uno ad uno i tronchi centenari sono stati fatti a pezzi. Le scintille legnose schizzavano sotto la lama della motosega saturando l’aria di marcio. È stato triste.
Un giorno anche un pino marittimo se n’è andato. Al suo posto c’è quel che ne resta, un cerchio infisso nel selciato, un vassoio piatto e vuoto, senza ombra. Da allora guardo quelli che restano sempre con la paura che qualcuno possa un giorno decidere che quei rami fieri che galleggiano nell’aria costituiscano un pericolo, perché  no magari per la fantasia.
E poi d’estate gli incendi.   continua qui

Su S/PAESAMENTI STABILI : Dalla finestra

Per molti anni mia nonna paterna ha abitata una casa bellissima. La casa era una vecchia casa. Era grande e aveva grandi stanze messe in fila e per andare da un punto all’altro della casa bisognava attraversarle tutte. La cucina aveva una grande finestra, una dispensa e ho il ricordo di aver visto in uso il grande forno a legna e pure il ribollire nelle pentole in rame e in alluminio messe sui cerchi concentrici di ferro che formavano piastre compatte incassate nel piano in muratura che alimentate dai piccoli camini sottostanti diventavano incandescenti. Il calore necessario alla cottura era determinato dal diametro dei cerchi e poteva essere regolato aggiungendone o togliendone alcuni con un lungo ferro ad uncino. Questa operazione, oltre a quella di rinvigorire il fuoco con altra legna, veniva ripetuta più volte nel corso della preparazione dei pasti e richiedeva la presenza quasi costante di qualcuno.
La casa aveva un lindore luminoso, i letti erano altissimi, monumentali, ricoperti da coperte in pizzo o ricamate, le tende erano leggere e bianche, i soffitti erano alti e tenuamente affrescati e laddove l’umidità non era avanzata resistevano ingenui disegni floreali e ghirigori, i pavimenti erano sempre tirati a lucido e suonavano note acutissime e cristalline nelle zone in cui le mattonelle erano sconnesse. Era divertente camminarci sopra, così come bisognava ricordarsi di evitarle nel caso qualcuno riposasse. […]continua la lettura qui

Su S/PAESAMENTI STABILI: Viaggiare i luoghi

“Vado nei posti. Vivo gli anni. Questo libro parla di appuntamenti a cui mi sono presentato ( quelli che ho mancato sono un’altra storia[…]”  ( da : Presentarsi all’appuntamento- John Berger-  Libri Schewiller-2010)

Di Ravello Franco Arminio, scrittore- paesologo( ah! non riesco proprio a farmelo piacere questo neologismo) pare che abbia detto che è un posto  in cui non si sarebbe fermato neanche per mangiare una pizza.  Pasolini, nelle poche righe che a Ravello dedicò pare che, giunto qui, invece si sia perso in un delirio di Bellezza.[…]  continua la lettura  qui