Azzurro e Rosa

Jeanne Hébuterne- di Amedeo ModiglianiAmedeo-Modigliani-Leopold-Zborowski-4-Oil-Painting

I ritratti di Jeanne Hébuterne e Leopold Zborowski sapranno cogliervi di sorpresa. È una promessa. Due piccole tele che irradiano un tempo incalcolabile in cui irrimediabilmente  vi sentirete proiettati al vostro ingresso e che vi accompagnerà lungo tutto il percorso.

Ho visitato la mostra dedicata a “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti” pochi giorni dopo il  suo inizio, la mostra è attualmente ancora in corso a Milano a Palazzo Reale. L’ho visitata nei modi e nei tempi a me più congeniali, da sola e libera di perdermi in quel tempo. Ne sono uscita dopo alcune ore e con la stessa nostalgia degli addii, strappandomene a fatica.

Oggi pigramente, sempre più negli ultimi tempi, ho fatto una breve incursione nei pochi blog che visito, ormai di tanto in tanto, e nel Il Primo Amore ho letto questo articolo. Bello.

La Dimora del Tempo Sospeso: A.M.O. di Paolo Rou

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Paolo Rou. Chi è costui? Eppure chissà quante volte negli anni passati lo avrete apprezzato nei suoi concisi commenti, avrete intrapreso con lui lunghe discussioni, e chissà quanti avranno colto con piacere le convergenze, quanti avranno rimuginato sulle divergenze.
Con questo testo presentato nella Dimora di Francesco Marotta, come Pessoa, sceglie di dar voce ad un suo eteronimo, Paolo Rou, svelando una scrittura teneramente malinconica e viva come può esserlo un amore impossibile, e come tale ne porta con sé il tratto febbrile e appassionato, celando se stesso ma non il suo amore  verso una scrittrice che sembra portare scritto già nel suo acronimo l’amore per quella Napoli dolorosa e misera, che mai abbandonò nel cuore, nonostante i trucchi e i belletti dei suoi intellettuali. A.M.O.
Più che un testo è una dichiarazione di un sogno sognato che spero, leggendolo, possa diventare anche il vostro.

Un inedito Roberto Bolaño nella Dimora del Tempo Sospeso

[…]LA REALTÀ . Ero ritornato a Gerona, solo, dopo tre mesi di lavoro. Non ne avevo più trovato, e neanche ci speravo. La casa, durante la mia assenza, si era riempita di ragnatele e le cose sembravano ricoperte da una patina verdastra. Mi sentivo vuoto, senza voglia di scrivere, e, quando ci provavo, non riuscivo a stare seduto  di fronte al foglio bianco per più di un’ora. I primi giorni non mi sono neanche lavato e ben presto mi sono abituato anche ai ragni. Tutto quello che facevo era andare all’ufficio postale, dove molto raramente trovavo una lettera dal Messico di mia sorella, e al mercato per comprare un po’ di carne per il cane.

LA REALTÀ. Inspiegabilmente, la casa sembrava presa da qualcosa che non aveva al momento della mia partenza. Le cose sembravano più nitide, per esempio, la mia sedia sembrava nitida, brillante, e la cucina, benché piena di polvere attaccata al grasso incrostato, dava la sensazione di candore, come se ci si potesse guardare attraverso.( Guardare cosa? Niente: più bianco.)  Allo stesso modo, le cose apparivano più distinte. La cucina era la cucina, il tavolo era solo il tavolo. Un giorno cercherò di spiegarlo, ma allora, due giorni dopo il mio ritorno, se poggiavo le mani o i gomiti sul tavolo, provavo un dolore penetrante, come se mi divorasse qualcosa d’irreparabile.[…]

(da “Prosa del Otoño en Gerona”-  da: Tres – 2000 – Roberto Bolaño)

Sì, mi si dica pure che alla base la questione è sempre la stessa: scambi, cortesie, tornelli e combriccole. Ma a questo punto della mia fulgida carriera e dopo aver  toccato la pelle di tanta poetica meschineria, sempre in agguato dietro l’angolo, a questo punto faccio quello che mi piace.
E a me piacciono le coincidenze, quelle piccole cose che s’intessono ingovernate e ingovernabili, e la lettura diventa  allora qualcosa di più, qualcosa di intimo e personale.
In questi giorni sto leggendo, finalmente, dopo le mille volte che mi ero ripromessa di farlo, “2666” di Roberto Bolaño,  ecco perché mi piace segnalare questi  post e i commenti ad essi  attraverso i quali sarà possibile seguire  una sorta di back- stage delle traduzioni nonché suggerimenti e riflessioni utili all’approccio di questo autore, e non solo  :

http://rebstein.wordpress.com/2012/07/07/i-cani-romantici-i/

http://rebstein.wordpress.com/2012/07/13/i-cani-romantici-ii/

http://rebstein.wordpress.com/2012/07/20/i-cani-romantici-iii/

http://rebstein.wordpress.com/2012/08/09/i-cani-romantici-iv/

http://rebstein.wordpress.com/2012/08/09/i-cani-romantici-v/

Qui    il Quaderno delle Traduzioni in versione pdf

Il controcanto  che stanno creando alla mia lettura queste traduzioni inedite de “Los perros romanticos”  ad opera di Francesco Marotta si avvicina a qualcosa che solitamente è chiamato piacere, quello vero.

Oggi,12 dicembre 2012, Francesco Marotta ha consegnato alla lettura “Los Perros Romanticos” nella traduzione integrale da lui curata. Qui il link dove è possibile leggere o scaricare l’opera. È un lavoro splendido. Grazie Francesco.