Poesia à la carte : Chiedi al mare

Se leggo ancora una volta sangue non so cosa potrebbe accadere
magari potrebbe rendermi furiosa
com’è che si dice ecco sì -avere il sangue agli occhi-
ecco sì, modi dire
io comunque non ho dimestichezza con l’anatomia
so altre cose, so di distacchi
era luglio almeno così mi sembra di rammentare
cadeva a fiotti lo coloravo con l’acqua della doccia
per farlo chiaro, di un bel rosa autunnale
che poi è bella se la sai guardare quella stagione:
autunno:
una personalità malinconica e passionale
con vista sul mare
e poi so di certi obblighi mensili
e di leggende metropolitane
questioni di piacere
che qualcuno spaccia per amore
mai visto
so del pulsare sotto pelle come un pensiero
buio
e poi i salti i tonfi
e qualcosa che ricominciava
una cascata ad ogni sguardo
contemporaneamente
quanto è lunga questa parola per l’idea
di racchiudere tutto in un unico momento
straordinariamente
quante volte è accaduto? era amore?
l’addensarsi rutilante sulle guance
lascia dubbi a volte
e so poche cose che hanno tutta l’aria di essere
solo semplici aggettivi o vezzi, o forse troppe
anche per scrivere un romanzo
lo sapeva Arturo in qualche modo
-chiedi al mare-
chiedi quanto
ne scorre dentro, il modo esatto per scriverne il colore

Poesia à la carte : Cose da ricordare di questa estate ( anche se mi verrà fatto notare che non è una poesia )

Salita sopra un autobus, andata
senza avere lì nulla di preciso da fare
guardato
senza pensare, semplicemente guardato
il passare delle cose
la città sfinita, schiacciata sotto la mano calda
delle nubi, la gente sconosciuta, seduta con la borsa sulle gambe
le cosce sudate, la sigaretta nella stessa porzione di tempo,
tornata, la seta viola del cielo
contro il ferro del mare, immaginato l’Oriente, tanto silenzio,
la nostalgia di qualcosa che avrei voluto dire
la ferma convinzione
di aver potuto fare a meno dell’ennesima presentazione
un pungolo di gioia per aver mancato la faccia cerata dei poeti,
e buffa,
la sera spugnosa, umida,
il sollievo dell’immobilità,
il sollievo di non mandare quando mi hanno detto mandami qualcosa di tuo
sentito la voce così enorme e dolente da farmi tremare le gambe
il disordine capace di diventare notte
l’opulenza del nulla prima del sonno
le gocce improvvise contro la persiana
uscita sulla terrazza, i tuoni soffocati dal lontano, il bagliore intermittente
dell’acqua, il sollievo della strada deserta, il profumo vivo
della menta del timo del rosmarino
cantato sottovoce persley sage rosemary and thyme
remember me to one who lives there
, ricordato
quando anche una canzone segnava una generazione
la noia della comunicazione, e poi un mattino seguente,
il cielo obeso di grazia, il fiore di luce sbocciato sul mare
senza avermi chiesto né acqua né terra o l’anima

Poesia à la carte: Strade

Penso alle strade, queste, che non sanno stare dritte,
e si contorcono finché
non trovano riposo, breve,
nell’anima di un luogo, adesso, come adesso è in un amore fugace, penso
alle trame che tessono le ruote delle macchine, i pensieri
di chi va di chi viene, senza sosta, come se per vivere
bastasse guardare, penso agli sguardi
sfiorati appena dalla ruvidezza dei muri
dal verde frantumato dal mare
dalla natura morta ferma tra le ringhiere
penso alle strade, queste, a tutto quanto si lasciano dietro
che s’inabissa in filamenti di luce, abbagli all’incontrario,
nomi in-com__pre-si, lasciati____ andare,
penso alle strade, queste, come la bellezza rovente
di una fluorescenza che brucia anche il rimpianto
di fermare il possibile frammento, l’istante,
penso a me allo stesso modo, questo,
a questo andare nella velocità addomesticata
dove tutto è già accaduto, compiuto e
il compiuto è appena un riverbero che per un attimo
combacia alla pelle, poi si allontana

Poesia à la carte: Allinearsi

Ecco che appare la luce, alla mia età si esige l’attesa
o intrattenere il tempo: un semplice oh! ah! è sufficiente
poi a smateriare ogni minimo suono
mi bastano le tante dimenticanze: dimentico di scrivere
ma poi cerco il foglio come se fosse stato vero
come se fosse vero dire il nuovo modo
dello sguardo mentre lo sguardo avanza: la linea bianca, ad esempio,
sui basalti
le fughe incrostate dove ogni cosa dimenticata cade,
dove ogni cosa cade dimenticata, la pietra
e la poca erba tenace
in una città che arde sotto un accenno di pioggia e
così dimentico anche la vertigine che mi dà il movimento e
l’affanno di annotare la cronaca del mio respiro – ma
questo non ha nulla a che fare col corpo-
ma posso dire corpo, o nominarne solo pezzi
un buco un vuoto una bocca
mostrarmi
in una pregevole infinita combinazione numerica
e allinearmi al quando
al dopo
ma questa luce non ha nulla a che fare col corpo
se non nella sua prevedibile storia di donna
questa luce viene
e trabocca dai tetti e come ambra mi copre
d’immobile eterno rattrappita nel volo, in ogni caso.

Poesia à la carte: Stralcio di un sogno

io dico Warhol l’aveva previsto e forse
quello che intendeva
era proprio questo, questo che ora accade
Warhol forse aveva proprio immaginato che poi io
forse avrei scritto
chissà, un trattato sul push-up
o forse una poesia complice
o in versi libri interi

s -o -s-

tenendo
che ogni potere o che ogni volere
è una iperbolica metafora
della ingegneria tracciata
nelle imbottiture e nelle stecche
e nel pizzo e nel merletto

quindici minuti fatati, i miei, quelli che mi spettano
e mi vedo lanciata
come un cavallo scosso
nella folle corsa dei ma e dei perché
dei no gridati in coro dei sì estasiati
quindici minuti e

io sono

sotto di tutti gli occhi io mi

mostro

io in forma scritta
meta-anagrammata

quindici minuti strappati a questo tempotutto
che dopotutto a tutti è dato solo in comodato

a questo punto guardandomi dormire
Jack mi dice where have you been?
io dico in un nessun dove
how it named? mi dice Jack
gli dico l’ho dimenticato
poi come un’ombra il risveglio s’apre
come un libro nuovo o
forse soltanto come una pagina che segue

Poesia à la carte: Fast Food

Nel disordine caotico di tutte le possibili modulazioni come su un pentagramma porto a spasso la mia testa tonda.

Si salutano stamane le vecchie sul lungomare, una parola alla volta, le gambe sotto il sole come ancelle stanche, sapessi interpretare il corso delle vene, l’orografia della piccola vita che vi è corsa dentro, quelle strade della pazienza.

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Verde

Lasciarsi camminare
dentro questo mattino
di novembre il sole a picco
che picchia nudo sulle braccia
pensare –che strano questo tepore
in questa stagione-
e intanto guardare il mare
spingere qualche pensiero
farli diventare dello stesso colore
verde…
prendere Neruda sottobraccio
e insieme mettere i piedi
sopra ombre di ringhiere
l’asfalto lento come neve
la velocità delle ruote
il passo del tempo
sentire che tutto intorno
è febbre di malinconia
pensare – ecco
io sono qui
e questa è la strada-

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Poesia sul perché non scrivo poesia

etc- ed ruscha- 1990

è che ora ogni volta che ci tento
riesco a fare solo versi di domande.
Una sfilza d’interrogativi
uno per ogni poesia, uno ad ogni poeta,
è che vorrei capire fino a che punto ci credono davvero
quando parlano di demoni nei corpi
e di terra che all’improvviso
si solleva,
sono stanca
del compiacere della poesia, dei colli lieti, del futuro
misurato a spanne
e delle sacre visceri di donna
giuro, ad esempio, che ad ogni asterisco
a cui non segue una sostanziosa nota
sento che lo stomaco mi si rivolta
è che vorrei capire dove, dove gli asterischi prendono una forma?
posso inciamparci? posso metterci le mani dentro?
e se li scuoto hanno un rumore?
e dove sono i cimiteri dei minuti? lo schianto di un amore merita un processo?
e la solitudine che brucia dentro è di origine dolosa?
e se è così chi è quel delinquente che l’ha voluta?
mi sembra di essere impotente
di fronte a questo bulimico poetico fagocitare
anche ogni minuscolo frammento del tempo
e il suo astratto vomitarlo poi nello stilismo di una parola
mi chiedo a cosa serve? e cosa resta?
Oggi sono stata ad un funerale, e mescolata al corteo
che lento seguiva il morto
mi sono accorta che tutto quanto avrei potuto dire
di ciò che resta
era solo il confuso mormorio
che riempiva l’aria, un parlottare fitto
di chi si sente ancora in trincea
ma col sollievo e il lamento
di essere ancora vivo, un brusio criptato
della paura del vuoto e neanche il coraggio di gridarla a squarciagola
poesia appunto, e a seguire il sospirato applauso degli amici.

Autobiografie: Poesia 3

It's a small world- ed ruscha

 

13/6/2009. h 07.15 Poesia 3 nasce dal taglio
del volo di un gabbiano dentro un cielo già sfinito
di primo mattino e dalla luce che s’inietta nei colori
come se fosse un surrogato di felicità. Poesia 3
si trascina in questa stanchezza accesa
del dover puntare sempre in alto,
essere notizia che attraversa lo spazio,ma in fondo
cosa resta di quel gabbiano
e del suo scrivere l’aria ? Poesia 3 si ferma per un attimo
nel mio pensiero di una rincorsa e di un volo verso un punto
che nessuno ha mai raggiunto
poi si schianta fra i piatti da lavare e le corsie del supermercato,
molto lontana dalla nuova epica, e anche dalla cronaca locale.
È il 13/6/2009. h.10.33

Autobiografie: Poesia 2

ed ruska- I forgot to remeber to forget- 1984

 

11/6/2009 h.09.51. Poesia 2 nasce dalla pratica
del “ci vediamo”, del “ci sentiamo” e
dal tempo che frana e si accumula in un tempo che
non appartiene a niente. Poesia 2 si avviluppa fuori da ogni spazio
a questi scampoli di futuro nel baratto del non compiersi
e la dicotomia di una memoria del non ricordo che mi salva.
è l’astrazione dal corpo?
è il potere dell’essere invisibile ? Eppure
io credevo di essere già qui
sono le ultime parole di Poesia 2 prima di morire.
11/6/2009. h 23.45

Autobiografie : Poesia 1

ruska- the music from balconies-1984

 

10/6/2009 h 21.12.. Poesia 1 nasce dal rumore vivo
del dialetto dei bambini
nella strada. La casa vuota. Il buio sul geranio.
Poesia 1 vuole decifrare se ora questa tentazione
di dire un suono è il desiderio che quel rumore
sia lì per me, se quel geranio
brucerà di rosso anche dentro il vuoto.
Se invece resterà solo il suicidio di un giorno in un altro
e un’altra illusione che c’è dentro ogni suono.
10/6/2009 h. 23.18 . Poesia 1 muore.

Web

 

Ecstasy

Forse smisi di scrivere
quando scrivere divenne legale
perfino lo spaccio non costituì più reato
e scrivere fu venduto in pillole
in ogni angolo delle strade
niente più coaguli, nessuna incrostazione
a liberarmi le vene dalle parole
bastarono poche dosi
poi scrissi scendendo a patti
con tutte le illusioni

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