Perché è così

so what- lisa

 

Già in passato, e unicamente per la straordinaria cortesia di alcuni redattori, alcuni miei testi sono stati pubblicati in altri blog letterari. Inutile dire che ne sono stata felice e un affetto indissolubile mi lega a tutti coloro che mi hanno fatto dono della loro generosità. Non ho mai, fino ad oggi, però menzionato qui queste mie presenze nella rete, semplicemente perché mi sembrava di peccare di vanità.
Stavolta vorrei però fare un’eccezione poiché non ho altro modo per ringraziare di tutto  se non quello di segnalare una particolare iniziativa che Francesco Marotta ha oggi inaugurato nel blog da lui curato con grande competenza, grande generosità e grande passione: una pagina dedicata agli inediti.
Che sia io, proprio io, a tagliare il nastro d’inizio mi ha sinceramente emozionata.
So che l’emozione data da un momento di piacere, di gioia, quando è scritta, solitamente appare sempre eccessiva, ridondante, sommersa dagli aggettivi tanto che nella sua ricercatezza espressiva o fra i frizzi e i lazzi diventa quasi un oggetto plastificato e inanimato che nulla ha in comune con ciò che invece ci attraversa, e paradossalmente a volte ho la sensazione che la parola scritta ci porti a nascondere, a disimparare la spontaneità e l’imperfezione delle emozioni reali che sono racchiuse nello spazio di un attimo e  sono materia viva.  
Io amo le piccole grandi cose che vengono a me insperate e inaspettate come quelle che ho ricevuto e ricevo, amo i piccoli gesti di amicizia che ho ricevuto e ricevo,  amo ogni singola parola che ho ricevuto e ricevo, semplicemente…perché è così.
Grazie Francesco. Grazie a voi.

Corsivi: Decorazioni indelebili

ray-morterson-untitled-1983

C’è sempre qualche ricorrenza
un crollo interiore
e un muro
che si alza come prigione:
ho scritto poesia
come decorazione dei mattoni

ma in fondo cos’è poesia
se non il technicolor di ciò che resta?
                      – il tempo ne conserverà la traccia? –
mi chiedevo mentre da uno sbrego
ho visto  indelebili solo le macerie

Sehnshut : Direzioni

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Preferirei di gran lunga raccontarle
le poesie
sgrammaticate
s-
     re
                 o
g

               late

al suono delle scarpe
darle via, all’aria
come polvere da un tappeto
ai cambi di stagione.
Finire e
– tutto finisce sempre
                         in un verso –
alle mie  spalle, lasciare  tutto pulito.

Corsivi : Dubbi

 

 

A volte quando scrivo
ho il dubbio di adattare la realtà alla poesia
di farlo solo per non smentire le teorie. Allora
vorrei chiederle
di scattarmi una fotografia
solo per vedere chi ero mentre scrivevo,
se la solitudine avesse accanto a me
una qualche forma vera
come nei ristoranti
un tavolo con una sola sedia
ma nessuno mi risponde
e il dubbio che la realtà non fosse
in quel momento
resta impresso nella poesia del tempo
che c’è fra la mano e la parola,
ma allora cosa è poesia?

 

Segue il controcanto di Apolide che offre a me e a questo blog un suo corsivo. Continua a leggere “Corsivi : Dubbi”

Corsivi : The Show Must Go On

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La morte per me è qualcosa che si attraversa,
non ci si arriva come in un posto
dove ti guardi intorno e poi
presa da un’emozione
come di un tramonto
spedisci a qualcuno scelto a caso dalla memoria
una cartolina di un cielo, di una collina,
di una rovina antica
solo per dirgli -sono qui, presto ritorno –
eppure
la morte nei poeti è come già un ricordo
disperata e muta della propria assenza.
È una prova generale in cui si è controfigura
mentre la morte continua altrove con un altro nome

Ans(i)a

eternal-amnesia-ed-ruscha-1982

                                               ( Nella stanza le donne vanno e vengono
                                                  parlando di Michelangelo)
                                                                                                     T.S Eliot
Non so se fosse solo un sogno strano o la molestia
di un pensiero al buio:
il titolo mi annunciava
che sulla base del consumo degli incontri
degli affetti e si sospetta addirittura degli amori
era scaduto il termine di ogni notizia,
che si attendevano fatti nuovi
nuove guerre, il risvolto non previsto della morte,
al più presto
una catastrofe naturale che riaccendesse il gusto
della miseria, gli animi, e gli ascolti o
che almeno si ristabilisse l’ordine bi-polare
dei pro e i contro le teorie
ma soprattutto – l’istante era già vecchio-
perché s-caduto dalle pagine
                                                quello che c’è
già non esiste, e dunque, intanto
si poteva tornare tutti a dire come di poesia
e a far finta di essere felici.

Perché è così, l’amore : Avvertenze

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T’amo.
Ed è poesia.*

                  * Questa poesia d’amore
                     somiglia all’amore:
                 come l’amore finisce al primo capoverso
                 la si può imparare a memoria
                  ripeterla come un mantra
                 o dimenticarla dopo un istante

 

Corsivi: Questa poesia è in saldo

voice-ed-ruscha-1968

In questo tempo che re-cede
offro poesia scontata, solo la metà del prezzo
una metà per me, l’altra all’interpretazione
mezzi sentimenti, mezzi colori, mezzi rumori:
tutto è in saldo nelle conversazioni
cifra poetica, rosso neon, esposta
                                      ( eccezionale)
il resto è sempre ancora la metà del tutto:
svendita di stagioni consumate
autismi in promozione. Con-fusioni.
E poi forse ancora si tornerà in altre forme,
io vorrei nel gesto essenziale del tramonto, e
sparerò nero come un’ultima dea
scrivendo bendata
storie immateriali delle nostre vite,
di suoni antichi, di vocali senza fine
di certe piccole cose intere
che non hanno un nome

Corsivi : True love

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Dovremmo smetterla io e te con questi incontri clandestini,
con questo parlare fitto fitto
per poi lasciarci come due bimbi insoddisfatti,
delusi per avere aperto il gioco,
e dentro?
nessuna meraviglia, nessun mondo liscio
solo ingranaggi e meccanismi
e la stessa gara di sempre con l’ego del tempo.
Dovremmo smetterla di esplorarci con questa lente:
io che per te arrivo a dire – ala- ed è una ciglia
tu invece che tempesti dentro, sbatti,
plani fuori da ogni logica
e poi ricadi, poco più in là,
ciglia.
Dovremmo dirci -a mai più incontrarci-
bruciare tutti i calendari, dimenticare i nomi delle strade
o seguire nel forse la stessa strategia del disamore
che rima  questo  tempo, incontrarci e non lasciare traccia.

Sehnsucht: Cosa potrei dire?

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è una questione di latitudine
o di colori credo, e qui c’è troppo mare
e troppa terra che mi tiene in un pugno
e che mi tace
                             -cosa potrei dire?-
metto in ordine, sono brava in questo,
                         qui il mare, lì le colline
un’impiegata della visione
ma a volte quando mi addormento
vorrei sognare
di essere nel sogno del sogno di un viaggio in Italia,
ecco sì, nel desiderio del desiderio
un dito che scorre la cartina,
l’unghia che aderisce al golfo
e una voce che dice – è poesia!-

Sehnsucht: Confusioni

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Il giorno che ho letto una mia poesia,
c’erano solo le mie scarpe
e almeno dieci sigarette nei polmoni
tutto il resto è evaporato nell’aria
in una solitudine immensa
di pietra cava
ma era luglio
                    (o dicembre),
ed era sera
e in luglio
                    ( o settembre)
il buio che spegne il giorno
fa lo stesso suono
e anche i luoghi. si confondono
nelle ore
e quel giorno che giorno era? era un’isola?
una città?
una casa?
la mia stanza?

la mia voce trattiene ancora la poesia
come una stella scaduta già da tempo
(non ricordo se nel ’74 o nel 2000)
e comunque era abbastanza.

Cadeva, ma non era cadente.

Perché è così, l’amore: Idea

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una la scrissi
ancora prima di conoscerti
affiorò
in versi carsici,
mentre lavavo il pavimento
me l’appuntai
senza neanche togliere i guanti
venne di getto,
come acqua strizzata da uno straccio,
una parola dopo un’altra,
con quell’idea di amore
così vaga e inquieta
così come a volte guardando uno sconosciuto
affiora incontrollata
e astratta l’idea di un figlio