Dediche : Carmine Vitale- Alcune cose


 

                                                             a c.v.
     41- Quando una nuvola dimentica, la distanza aumenta-       
                                     (89 nuvole- Mark Strand)

La costa cilentana da qui, da qui dove io vivo, appare come una lingua di terra che frastaglia in parte l’orizzonte, ma non sempre. Qui, qui dove io vivo, si dice che quando si staglia netta sulla linea del mare e scomoda di sottili punte l’azzurro del cielo, il maltempo sta per arrivare e, se è così,  allora la sua linea elegante scompare dietro le nuvole basse e gonfie per riaffiorare confusa nell’aria satinata, quando poi schiara, quasi fosse avvolta nella precarietà di un sogno.
Qui, qui dove io vivo c’è un modo di dire che di tanto in tanto mi capita di sentire e che credo abbia le sue radici nell’identità principalmente marinara che avevano un tempo questi posti : “sto n’ terra X”. Questa espressione dialettale, in verità sempre più rara, sta a significare “sono a X” . Suppongo che un tempo il riferimento alla terra trovasse il suo senso nell’approdare. Si toccava terra, la terraferma e sicura, e quando l’approdo coincideva col ritorno, terra era casa. Continua a leggere “Dediche : Carmine Vitale- Alcune cose”

Touch Screen

  

Una piccola nuvola già ammalata della pioggia dell’autunno >
< Una piccola nuvola stropicciata che sventola dietro la collina prima di sparire >
< Una piccola nuvola che s’inabissa all’orizzonte come un mostro marino >
< Una piccola nuvola che si scioglie nella prima stella >
< I l mare fermo come una nuvola quando non c’è nessuno che la guarda >
< Una farfalla in volo mentre lassù diventa una nuvola bianca nel blu >
< Una barca che graffia appena sulla schiena del mare una nuvola leggera >
< Una foglia che s’arrossa come una nuvola al tramonto tu >
che all’improvviso mi passi dentro >
< Una piccola nuvola.

Rewind

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È bastato così poco
a spingermi oltre la coltre delle nubi
e mettermi in equilibrio
sull’orlo del pensiero con un verso
ma in questo tempo di vetro
rigide sono rimaste le braccia,
ferme le gambe come chiodi
e quando il buio si è chiuso in un unico fiore
avresti dovuto portare ago e filo
per ricucirmi addosso un senso
e un altro nome