E. Hopper – J.D Salinger: l’arte di andare via

Credo di non aver mai prestato la giusta attenzione ai due quadri di Hopper conosciuti come Soir Blue e Girlie Show. Entrambi mi erano sempre sembrati anomale interpretazioni dei temi cari ad Hopper. Sebbene appartengano a due epoche diverse, i soggetti ritratti nelle due tele e in particolare quelli su cui l’attenzione è veicolata, il Pierrot in Soir Blue fra gli avventori ai tavoli di una Parigi dei primi del Novecento e la nudità esposta della ballerina in Girlie Show , si presentano sia nella posa che nell’abbigliamento quasi estranei alla dinamica di quell’epoca che in Hopper trova il suo più malinconico cantore. Continua a leggere “E. Hopper – J.D Salinger: l’arte di andare via”

Da qui a lì

Quando si sedette al tavolo del bar spostò il posacenere da qui a lì. Ebbe cura
di farne combaciare un lato, quello con la scritta “MoKA”, con la linea
d’ombra netta del tendone che divideva il tavolino in due.
Il bianco scintillante di MoKA smise il suo brillare scomposto e si spense.
Bevve il caffè e rimase per qualche minuto
ad osservarsi i piedi. Cercò di tenerli perfettamente immobili,
finché le divennero estranei
come se non le appartenessero. Svuotati da se stessa.
Poi spostò la tazzina vuota da qui a lì
dove il sole batteva nitido. Guardò il residuo di zucchero
brunito dal caffè che mimava la sua bocca
stamparsi in una invisibile parola sul bordo. Lungo la strada,
il flusso della folla stordiva di passi
i ciottoli irregolari. Fissò le persone che si muovevano
s’incrociavano, si spostavano da qui a lì. Riempiendo la triste desolazione dei vuoti
che altri avevano lasciato. Da qui a lì senza sosta.
come se andare in una qualsiasi direzione riuscisse a cambiare lo stato delle cose.
Quando si alzò, dopo aver mosso pochi passi, si voltò
a guardare la sedia immobile e  vuota  come un’impronta
e sperò che, se la realtà era vera, anche la tristezza da qui fosse rimasta lì.

La luce e il silenzio di Edward Hopper e Andrew Wyeth :The sun of this month cures all*

 

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Quando piove mi sembra che piova ovunque. I luoghi diventano universo globale, impersonale e allargato fino al limite estremo dei confini. Li immagino stesi come enormi pozzanghere appena tremolanti in superficie, indistintamente grigi e piatti, disciolti fino a formare un’unica pastetta che col passare dei giorni uniforma i colori, gli odori, e perfino la gente. I paesaggi diventano lisci, come se l’abbassarsi del cielo li piallasse. Se piove in primavera all’aria già spugnosa, gravida di umori, si aggiunge una sorta di delusione e, nei piccoli paesi come il mio, anche una patina di silenzio in cui si slarga il frangersi del mare sulla roccia e sulla battigia. Continua a leggere “La luce e il silenzio di Edward Hopper e Andrew Wyeth :The sun of this month cures all*”

Edward Hopper: La poesia del silenzio

     

Il breve testo che segue è stato scritto in collaborazione con Paola Lovisolo per Bombasicilia.
Edward Hopper e Mark Strand ritorneranno ancora nelle piccole cose che scrivo…e scriverò.

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