Il “trentunesimo”: Poet be like God

Il trentunesimo

Negli anni in cui ho scritto poesia ho partecipato, di tanto in tanto come tanti altri suppongo, con uno o più testi a qualche concorso. Perché l’ho fatto? Non saprei dare una risposta secca, posso dire che nel corso degli anni le motivazioni sono mutate, ma credo che sarei insincera se facessi finta d’ignorare che la madre di ognuna di esse sia stata l’intima rincorsa a voler dare, come chiunque scriva, anche quelli che non l’ammetterebbero mai, un agognato appagamento al mio Io artistico.
Ma non è di questo di cui in realtà ho intenzione di scrivere oltre, bensì di una piccola regola che spesso è fra quelle che si trovano elencate in questi concorsi: le poesie rigorosamente non devono superare i trenta versi.
Non è che mi senta particolarmente minacciata o discriminata da questa regola, le mie poesie difficilmente superano questo limite, semplicemente m’incuriosisce il numero. Perché non cinque? o ventidue? No, trenta. Che sia più o meno importante il concorso, che sia nazionale o connesso alla sagra della bruschetta, la regola comune è che il confine dell’impeto poetico non varchi il trentesimo verso, come se oltre questo l’attenzione vacillasse o come se i giurati preposti all’ insindacabile giudizio tenessero principalmente alla ragioneria del dare e dell’avere – ti leggo ma solo fino a trenta- .
Questo è uno dei tanti misteri che si muovono in questo fantastico mondo della letteratura, imponderabile, come tutti gli altri che lo governano, spesso regolati da direttive dettate dal dio di turno.
Ma Jack Spicer dice – Poet be like God– e questo dio come l’arte non conosce regole, entrambi, thanks god, sono indisciplinati.

Oggi è il trentunesimo giorno di dicembre, l’anno finisce qui, ma la poesia continua…

il mio augurio?

                                      siate indisciplinati!!!

un sorriso più lungo imparato
da Secondo amore- Antonia Pozzi

con gli arresti bruschi delle peripezie
da Viva e Morte separata- Paul Eluard

sarà sarà perché non sia domani”
da Sarà Sarà – Alfonso Gatto

“di un antico tremore”
da You, wind of March- Cesare Pavese

“ rincasa disgustato”
da La Ragazza Carla – Elio Pagliarani

“si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente”
da Marlyn- Pier Paolo Pasolini

“dei corvi”
da Incitamenti- Mario Luzi

“ Ercole furibondo ed il Centauro”
da La Signorina Felicita-Guido Gozzano

“la mente indaga accorda disunisce
da I limoni- Eugenio Montale

“E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti”
da La Chimera- Dino Campana

“ gli uomini di tutti”
da Il Borgo- Umberto Saba

“evocate per poco nella spirale del vento”
da Ancora sulla strada di Zenna- Vittorio Sereni

“Era così bello parlare”
da L’uscita mattutina- Giorgio Caproni

“io vedo tutte le insidie”
da Xanti- Yaca- Vittorio Bodini

“e a lei che sul punto di partire”
da L’India- Mario Luzi

“Ma tu l’hai assolto? Non te ne stavi distratto”
da Elegie Duinesi- Rainer Maria Rilke

“e dovrà accompagnarmi fino alla fine”
da Un Lettore- Jorge Luis Borges

“scostate dal braccio robusto”
da La Maestra Morchet vive- Andrea Zanzotto

“ Prendono a studiare Dobroliubov ( per odiare il male)”
Da La mia Università- Vladimir Majakovskij

“È bello non sapere. Non sapere, ad esempio”
da Polvere- Carlo Bordini

“Adorabile strega, ti piace chi è dannato?”
da L’ Irreparabile- Charles Baudelaire

“e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni”
da Sulla morte non esagerare- Wislawa Szymborska

“ a male tu avesti la mia fuggita”
da Omaggio a Michelangelo- Edoardo Zanzotto

“La tristezza che ebbe la tua gagliarda allegria”
da Anima Assente- Federico García Lorca

“si fanno sottili, a volte,”
da Qui ti amo- Pablo Neruda

Un anno…

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insieme a voi,  a loro… e me. Spero ne sia valsa la pena per voi e per loro almeno quanto per me lo è stato. In quanto al prossimo anno che dire? inutile fare previsioni, ecco spero di avere ancora qualcosa da dire, e di riuscire in qualche modo a dirlo, tutto qui.