Ferdinandea o Graham Island o Île Julia

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Ferdinandea o Graham Island o Île Julia come si affrettarono a chiamarla rispettivamente italiani, inglesi e francesi, è una piccolissima isola formatasi all’indomani di un’eruzione sottomarina del grande vulcano sito al largo della costa sud-occidentale della Sicilia. La formazione della minuscola isola avvenne nell’estate del 1831 in un tratto di mare convenientemente strategico sia dal punto di vista militare che mercantile, e le vicende legate alla disputa delle principali potenze dell’epoca, ognuna delle quali si affrettò a reclamarne la sovranità, rendono la sua storia tragicomica, un bel tiro mancino con cui la natura si prese gioco dell’avidità  di potere e della burocrazia.
Ferdinandea o Graham Island o Île Julia infatti, a causa dell’estrema friabilità della roccia di cui era costituita, iniziò a sgretolarsi per inabissarsi completamente dopo appena un anno. Sto pensando spesso in questi giorni a Ferdinandea o Graham Island o Île Julia.

L’anima di Wyeth

Sono sempre molto incuriosita dai termini con i quali attraverso i motori di ricerca si arriva a questo blog. In genere la ricerca, nel mio caso, è prettamente legata alle immagini: fra le più richieste svettano quelle di Cy Twombly, concentrate nei mesi successivi alla sua morte ma poi praticamente cadute in disuso. La vera supremazia, costante e distribuita nel tempo, è da attribuirsi a quelle di Hopper, non qualcosa in particolare che riguardi la sua arte, semplicemente si cerca Hopper . Solo a volte le richieste sono più specifiche e a volte queste sono anche bizzarre.
Quella che preferisco è Poesia non d’autore ,che è gettonatissima. Quando la trovo fra i termini mi fa pensare sempre ad una poesia che si è scritta da sé, e mi dico-interessante- poiché opera e autore coincidono- ma poi mi chiedo anche- cosa fa di un autore un autore o un non autore? e una poesia non d’autore è una poesia o una non poesia?-
Bizzarra è anche la ricerca Ho sognato di fare l’amore con te : cosa si spera di trovare? il proprio sogno? il sogno di un altro che somigli al proprio? perché si cerca un sogno di un altro se si può raccontare il proprio?
A volte la ricerca dell’internauta nasce invece a ridosso di un evento di attualità . Continua a leggere “L’anima di Wyeth”

E. Hopper – J.D Salinger: l’arte di andare via

Credo di non aver mai prestato la giusta attenzione ai due quadri di Hopper conosciuti come Soir Blue e Girlie Show. Entrambi mi erano sempre sembrati anomale interpretazioni dei temi cari ad Hopper. Sebbene appartengano a due epoche diverse, i soggetti ritratti nelle due tele e in particolare quelli su cui l’attenzione è veicolata, il Pierrot in Soir Blue fra gli avventori ai tavoli di una Parigi dei primi del Novecento e la nudità esposta della ballerina in Girlie Show , si presentano sia nella posa che nell’abbigliamento quasi estranei alla dinamica di quell’epoca che in Hopper trova il suo più malinconico cantore. Continua a leggere “E. Hopper – J.D Salinger: l’arte di andare via”

Smart vs Stupid

 

La timidezza nasce soprattutto dal timore di apparire inadeguati. Alla sua base c’è un’eterna lotta fra la staticità che la condizione di timido comporta e l’agire. La vita di un timido ha come roommate ogni genere di preoccupazione, dalla più insignificante, che viene normalmente ignorata dai più, a quella più ingombrante, che solitamente è razionalmente superata da chiunque.
Di fronte alla stupidità e all’intelligenza dell’interlocutore il timido teme di dire o fare qualcosa di troppo intelligente o stupido che lo escluda almeno quanto la sua stessa timidezza.
In ogni caso il timido vive una sorta di non vita. Egli  conduce un’esistenza doppia, schizofrenica, vissuta nella propria duplice immagine perfettamente sovrapposta di chi si vede sempre ai blocchi di partenza e contemporaneamente nello slancio dello scatto, ma mai o quasi mai a concludere l’azione. Varcare la linea d’arrivo con successo  è per il timido un traguardo che quando si raggiunge viene annotato sotto la voce “evento epocale”.
A nascere timidi ci si dovrebbe augurare due cose: o essere timidi e stupidi e quindi non avere percezione della propria condizione ed essere così a questa  totalmente assenti,   o nascere timidi e intelligenti e dunque avere la consapevole lucidità e accettazione che nonostante tutto la loro sarà una vita di solitudine, che troverà l’unico riscatto in un silenzioso assistere alla stupidità altrui.
All’intelligenza del timido si associa anche una sorta di malinconico cinismo che potremmo definire salvifico poiché gli apre una serie di scappatoie che gli consentono in qualche modo di destreggiarsi nel disagio della propria timidezza.
Ma ho già detto che il timido non ha mai il conforto della certezza e dunque anche il corso della vita del timido intelligente  non è semplice poiché  ha come punto di arrivo un irraggiungibile e continuo superare se stesso nella speranza di riuscire a riscattare un giorno l’esilio in cui la timidezza l’ha costretto.
Ma l’ostacolo più ingombrante del timido è che sentirsi o riconoscersi stupidi o intelligenti, nella percezione di se stesso, si alternano irrazionalmente, in forma entropica, presentandosi in modo disordinato, imprevedibile di fronte alle situazioni. Al timido manca la noncurante leggerezza della spontaneità dell’approccio alle cose. I se, i forse scandiscono ogni suo attimo. È un inferno. Continua a leggere “Smart vs Stupid”