Collezionare lune e inferni

Il Collezionista di Lune- Mario Baldarella

Salve XXXXX
Ho lasciato decantare la sua email per qualche giorno. Le confesso che la mia prima reazione a caldo è stata quella di lasciar perdere, di non risponderle affatto, di lasciar cadere tutto nell’oblio, ma la nostra corrispondenza è stata sempre improntata su un dialogo aperto e cortese quindi sono qui a risponderle.
No, non credo in un suo disinteresse verso il mio testo ma piuttosto intravedo da parte sua una sorta di marcia indietro.
Il percorso seguito da “Terramare” è stato lungo, lei stesso mi faceva notare che più di un anno è già trascorso, lunghe pause da parte di entrambi hanno forse contribuito a dilatare i tempi, ma finalmente nelle ultime email entrambi abbiamo serrato un po’ le fila, entrambi ci siamo detti soddisfatti del testo e che dunque si poteva procedere nel progetto che prevedeva di affiancare ai testi delle immagini.
Il progetto così inteso mi ha entusiasmata non poco poiché esordire con una pubblicazione che rispecchiasse perfettamente la mia poetica, che con le immagini è in stretto connubio, era una possibilità che credevo irrealizzabile.
Ora però con questa sua ultima email ho l’impressione che tutto stia volgendo in una vaghezza che, ahimè, ho già più volte vissuta.
Lei mi parla ora di lasciar perdere le immagini, che tutto è ancora in una fase preliminare, che lei è preso da altri progetti e che non può farne altri a lunga scadenza e si barrica dietro i tempi difficili e incerti per la piccola editoria che mira alla qualità , e io onestamente leggendo le sue parole mi sono chiesta -dov’è la novità?- questo atteggiamento dimesso, fatalista e quasi rinunciatario contraddistingue ormai molte case editrici.
Questo stesso suo discorso lo sento da anni, e da anni per ogni piccola casa editrice che muore ne vedo sorgere altre ognuna con i suoi ardenti propositi, ognuna col suo astro nascente, minuscoli puntini di luce smarriti nell’infinito. Con questo non voglio lamentare il mio diritto ad un posto in prima fila, ma semplicemente ricordare a lei, come editore, che parlare di incertezze e difficoltà ad autori che come me hanno scelto una resistenza estrema alle logiche e ai giochi del sistema è come “sparare sulla croce rossa”.
Le incertezza e le difficoltà le considero parte del gioco e delle intransigenti regole che ho voluto dare al gioco stesso, e ciò di cui mi rammarico più di tutto è che all’interno dei meccanismi editoriali questo si trasformi in una sorta di boomerang, non c’è niente di nobile anzi spesso ho ravvisato un certo fastidio, e visto considerare le mie ragioni come qualcosa di inutile e noioso.
Molto più semplice, così come lo sarebbe stato per lei pubblicare autori “di cassetta”, sarebbe stato arricchire il mio “curriculum” pagando i mille euro chiestomi da PuntoaCapo, sfruttare le mie conoscenze, tempestarle fino allo stremo, materializzarmi in commenti e recensioni più o meno ruffiani al solo scopo di aprirmi i varchi necessari. Ma non l’ho fatto.
Questo per dire che la pazienza dell’attesa non mi spaventa e mi sembra di avergliela dimostrata, così come la ringrazio per quella che lei mi ha accordata rispettando le mie pause.
Ma ora in tutta sincerità, lei mi prospetta un’abnegazione che rasenta il masochismo.
I se e i quando di una eventuale pubblicazione di “Terramare” a cui le accennavo nella mia precedente email erano da intendersi ad un progetto che consideravo alle sue battute finali e non di certo regredito, come lei mi dice ora, ad uno stato preliminare.
Lei mi sta chiedendo troppo! Lei mi sta chiedendo uno stand-by che probabilmente già come in altre occasioni con altri interlocutori, vedrò tramutarsi in un oblio che mi ha lasciata sempre piena di dubbi sia sulla reale bontà del mio lavoro sia sulla capacità dei miei testi di suscitare la passione e l’azione come io le intendo, quelle che nutrono le priorità e le scelte.
Mi chiedo ora quanto valga la pena sottostare ad umori, affanni, tempi, e regole di editori piccoli e grandi che siano, se sull’altro piatto della bilancia mi viene offerto unicamente di aggrapparmi ai fili dell’incerto che in verità è sempre stata l’unica cosa certa che ha scanditi i miei pochi tentativi di dare una veste editoriale ai miei testi.
E se io a questa prospettiva di un tacito asservimento ad una agonia senza appigli opponessi quel poco di fuoco che mi rimane che ancora mi fa collezionare lune ed inferni da mettere forse in una prosa o in un verso o nel silenzio, se io le opponessi questo lei al mio posto cosa sceglierebbe?
No, non legga rancore o delusione nelle mie parole, sono sentimenti perditempo che ho da tempo accantonati.
E La prego non mi risponda appellandosi al karma, alla cura editoriale e cose del genere. Ho avuto modo di conoscere la sua cortesia, la sua calma, il suo modo di corrispondere e la stimo per il lavoro che fa, ma credo che anche i tempi come questi esigano ad un certo punto una scossa febbrile, esigano l’impellenza, esigano Il sì e il no, esigano trasformare ciò che si fa in qualcosa che valga la pena di essere trasmessa, e lo si esige da entrambe le parti.
Ho visto appassire fra le mani entusiaste di intellettuali, editori e simili tanti miei testi che ancora mi chiedo come sia stato possibile che quel po’ di fuoco di cui le dicevo sia ancora acceso, mi sembra ora di vedere anche “Terramare” .
Leggendo la sua email ho sentito quel testo disidratarsi fino a perdere ogni colore, odore e forma, l’ho visto appiattirsi nel se e quando della sua rilettura. L’ho immaginato rattrappito in quella tomba temporale del chissà, avvolto dalla educata aria di non-finito.
So che non è colpa sua, magari vorrebbe dirmi che sto esagerando ma con l’accento che lei, nella sua email, ha posto sui suoi lavori in corso, sui loro tempi lunghi ( a cui ha fatto riferimento fin dal nostro primo contatto, in cui nel frattempo credevo di essere stata inserita) e sulle incertezze mi sembra che lei mi stia dando ben poche altre prospettive se non quella della rinuncia, ed è quella che scelgo.
Prosegua con tranquillità nel suo lavoro, io riprenderò il mio con identico spirito.
Un caro saluto
lisa

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