Un poeta leggerà una poesia per te

cafè cafè cafè- m.cimini

Non ho mai ben compreso gli intenti dei cosiddetti tq, non completamente, e non so se abbiano inciso un segno o se quelle intenzioni siano poi naufragate del tutto, ma anche senza voler entrare nel merito delle polemiche che hanno accompagnato il movimento fin dal suo nascere non posso negare categoricamente che chiunque scriva non abbia dovuto, negli ultimi tempi, confrontarsi, nel bene e nel male, con questa “generazione entrante”.

Il movimento, infatti, se ha il merito di aver dato una accelerazione al solito lunghissimo iter di sdoganamento delle nuove voci in ambito letterario ha anche creato come una sorta di aura intorno alle stesse investendole di una capacità interpretativa della realtà e di una connessione con la stessa come se fossero le uniche possibili. Alle giovani voci si é attribuito una contemporaneità i cui canoni però sono sembrati a volte definirsi ancor prima del suo compiersi, come se la realtà potesse presentarsi conseguente alla teoria. Ciò, come c’era d’aspettarsi, ha generato non poche “turbolenze” fra i sostenitori della generazione entrante , quella uscente e inevitabilmente anche fra coloro che a torto o a ragione non erano stati considerati appartenenti né all’una né all’altra categoria.
Ma quello dei TQ almeno ha rappresentato un tentativo, forse con troppe risposte premature e poca attenzione alle domande.

La mia idea  sulla letteratura in generale, e più in particolare sulla poesia, è che nulla è stato smosso se non è stata smossa la realtà stessa. In poesia questa generazione entrante come quelle che lo erano state prima, è riuscita a far meglio di quella che l’ha preceduta? É riuscita a farsi ascoltare? Vi è stata, negli ultimi tempi, un’inversione di rotta del destino della poesia? No.
Oltre i poeti stessi , entranti o uscenti, ci sono altri che leggono poesia? No.
Nelle classifiche di vendite troviamo normalmente uno o più libri di poeti entranti o uscenti? No.
In poesia tutto il fermento creativo e critico difficilmente supera la soglia del fermento stesso, e quel che sopravvive quasi sempre permane in uno stato “vegetativo”, attaccato suo malgrado alle macchine del sistema, ciò che soccombe, inutile dirlo, è per asfissia.

Mia figlia, l’ultima, è  un’adolescente come tante: lunghi silenzi, monosillabi o mitragliate di parole, Facebook, whatsup, scuola, etc… Di tanto in tanto se ne arriva con un -senti questo-. In genere sono cose divertenti, o battute sarcastiche, insomma piccole cose, di quelle che solitamente si diffondono, suppongo, in modo virale nei social network ma che per un po’ te le ritrovi citate ovunque.
Qualche giorno fa entra in cucina leggendo – se muori ad Amsterdam, e sei sola e non c’è nessuno al tuo funerale, un poeta leggerà una poesia per te-
..
L’infinitesimo tempo intercorso fra l’elaborazione mentale della cosa e la volontà di commentarla con un -che romantico- non è riuscito neanche a completarsi col canonico terzo puntino sospensivo che ecco che la voce alle mie spalle aggiunge- potresti andare lì-
Supponendo che nei pensieri di mia figlia non fosse contemplata la possibilità che io mi ritrovassi a morire sola ad Amsterdam e che, ivi morta, come premio o punizione ( dipende dai punti di vista) per l’interesse avuto in vita per la poesia io ricevessi il mio elogio funebre da un poeta, mi è rimasto da credere che il sottinteso della frase a commento della notizia fosse- almeno lì il fatto che tu scriva poesia servirebbe a qualcosa-
Bang!
Ecco la nuova generazione. Ecco la nuova generazione e il senso pratico a cui è stata costretta. Mentre entranti e uscenti, frange delle passate avanguardie e drappelli di quelle emergenti si azzuffano essa ci dice che tutto ciò che in fondo le sta per essere consegnato è  un mondo in cui non può esserci spazio per l’immaginazione. Non c’è spazio per la “visione”,  poiché essa non cambia nulla, non aggiusta.
La poesia, a ben vedere, non le ha dato neanche un intrepido “maghetto”, né terre di mezzo, e soprattutto nessun eroe da amare e da seguire, ma tuttalpiù una realtà che affonda nell’ombra piatta dei suoi eroi dismessi e incapaci di reagire e men che mai di costruire, le cui gesta sono attaccate ai fili mossi ognuno dai propri burattinai,desiderosi solo di uscire dall’ombra di cui la poesia è materia.
A cosa serve, mi sta chiedendo, questa poesia che non offre nessuna coordinata? a cosa serve questa poesia incapace di creare miti ma che dimentica la propria umanità? a cosa serve questa poesia che esiste soltanto nel e del suo stesso esistere, che muore solo nel e del suo morire?

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