Su S/PAESAMENTI STABILI : S’i fosse foco

Negli ultimi anni il flagello del punteruolo rosso ha modificato i contorni di un paesaggio a cui ero abituata fin da bambina: le grandi palme, intorno alle quali tutti qui abbiamo giocato a rincorrerci, sono quasi del tutto state cancellate dai profili dei paesi, delle colline, dei giardini. La loro anima che così intimamente si accostava all’architettura della Costiera ricostruendo un oriente senza sponde e senza confini, quest’anima è stata divorata. Sono rimasti ovunque tetri monconi, sterili. È stato triste vedere uno ad uno i pennacchi verdi appassire, è stato triste il giorno in cui uno ad uno i tronchi centenari sono stati fatti a pezzi. Le scintille legnose schizzavano sotto la lama della motosega saturando l’aria di marcio. È stato triste.
Un giorno anche un pino marittimo se n’è andato. Al suo posto c’è quel che ne resta, un cerchio infisso nel selciato, un vassoio piatto e vuoto, senza ombra. Da allora guardo quelli che restano sempre con la paura che qualcuno possa un giorno decidere che quei rami fieri che galleggiano nell’aria costituiscano un pericolo, perché  no magari per la fantasia.
E poi d’estate gli incendi.   continua qui

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