L’anima di Wyeth

Sono sempre molto incuriosita dai termini con i quali attraverso i motori di ricerca si arriva a questo blog. In genere la ricerca, nel mio caso, è prettamente legata alle immagini: fra le più richieste svettano quelle di Cy Twombly, concentrate nei mesi successivi alla sua morte ma poi praticamente cadute in disuso. La vera supremazia, costante e distribuita nel tempo, è da attribuirsi a quelle di Hopper, non qualcosa in particolare che riguardi la sua arte, semplicemente si cerca Hopper . Solo a volte le richieste sono più specifiche e a volte queste sono anche bizzarre.
Quella che preferisco è Poesia non d’autore ,che è gettonatissima. Quando la trovo fra i termini mi fa pensare sempre ad una poesia che si è scritta da sé, e mi dico-interessante- poiché opera e autore coincidono- ma poi mi chiedo anche- cosa fa di un autore un autore o un non autore? e una poesia non d’autore è una poesia o una non poesia?-
Bizzarra è anche la ricerca Ho sognato di fare l’amore con te : cosa si spera di trovare? il proprio sogno? il sogno di un altro che somigli al proprio? perché si cerca un sogno di un altro se si può raccontare il proprio?
A volte la ricerca dell’internauta nasce invece a ridosso di un evento di attualità .
Nei giorni scorsi, ad esempio, in tv era in programmazione un film di quelli un po’ romantici con il protagonista belloccio di cui ovviamente s’innamora la ragazzetta bruttina che poi alla fine ovviamente diventa bellissima, insomma la storia è come tante e non è importante. Nel corso del film, in una delle scene di mielosissimo romanticismo da trasudarlo finanche dallo schermo, i due recitano i primi versi di una poesia di Frank O’Hara. È una delle prime di O’Hara che postai qui con una mia traduzione, quasi tre anni fa, e da allora è stata pressoché ignorata. Ma in quei giorni “Having a coke with you traduzione” è stato digitato da molti. Dello stesso poeta ad avere un certo alterno successo è anche la sua poesia “Mayakovsky F.O’Hara traduzione”, successo rinfocolato ogni volta che, suppongo, la puntata di Mad Man” in cui essa viene recitata è in programmazione.
In concomitanza con l’ultima mostra di Caravaggio svoltasi a Roma per il post a cui avevo associato la famosa canestra di frutta che era lì in esposizione, le visite furono innumerevoli, inspiegabili finché non ebbi notizia dell’evento, devo anche aggiungere che allo stesso post spesso conduce la ricerca di poesia per il basket, anch’essa richiestissima. I poeti in cerca di notorietà ne prendano nota.

Quando scrivo mi chiedo sempre se delle cose, oltre al corpo, alla crosta, io sia arrivata a penetrarvi fino allo strato più profondo e nascosto: all’anima, una e sola, inequivocabile. La risposta non è sempre così ovvia, e facilmente da dirsi positiva. Basti pensare alle tante tesi dalle cui angolazioni ciò che s’intendeva certo può essere smontato come nel gioco del meccano, e con gli stessi pezzi con cui si era costruita la propria macchina perfetta, vederne costruire altre in cui sembra risiedere un’anima totalmente diversa. E questo mi diventa più evidente quando, come in questi giorni, la realtà ci pone di fronte a tragici eventi.
La morte di Andrew Wyeth nel 2009 fece registrare in poche minuti un picco di visite che qui mai nessun post ha più ricevuto. Il post recava l’immagine del quadro più famoso di Wyeth dal titolo “Cristina” e queste mie poche parole “Andrew Wyeth si è spento all’età di 91 anni.” Di Wyeth avevo già parlato in precedenza, ma quel giorno lì andò così.

Sembra quasi che al caos indefinito e imponderabile in cui ci dibattiamo e che cerchiamo di comprendere e spiegare si possano opporre  in fondo solo cose certe, l’essenziale: nascita e morte. E che l’anima risieda, restandone prigioniera, in quel passaggio, terribile, fra l’una e l’altra. Nel  silenzio della solitudine che ad esso s’accompagna.  Nel modo in cui spesso viene poi  dimenticato.

4 pensieri riguardo “L’anima di Wyeth”

  1. Io sono arrivato quì cercando Wieth. E’ stato ciò che comunemente chiamiamo il caso quindi, ma sono felice di averlo fatto. E’ un luogo incantevole questo.

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