Gates: Inspiegabilmente

l. è andata a letto che fuori piove. l. si sveglia con un pensiero ancora di pioggia filata che s’intesse nella parola “fuori”. l. allora si alza e tira su la persiana della sua stanza e guarda. Fuori l. vede il muro dell’edificio di fronte coperto di luce, un’ombra che mima un altro muro ma l. non capisce dove quell’altro muro sia, vede il verde brillante di un geranio che sfrangia un balcone, il colore viola di un fiore, le enormi mutande maschili beige stese e ferme su un filo che attraversa da parte a parte una terrazza, le enormi mutande femminili di un rosa stinto e modesto stese e ferme sullo stesso filo che attraversa da parte a parte una terrazza, l’ombra di un colombo che per un attimo viaggia sul muro dell’edificio di fronte coperto di luce e che poi scompare, un viso di una donna che spunta da una finestra e che volge lo sguardo verso qualcosa che l. non può vedere, il terrazzino accanto al suo e la sedia su cui l. non ha mai visto sedere nessuno, il bianco della resina della sedia investito dal sole, vede qualcosa di giallo che l. non riesce a capire cosa sia, forse un giocattolo di plastica, e più su in alto un trapezio di azzurro pallido teso e pulito tagliato in due dalla scia bianca e rugosa di un aeroplano che non si vede già più. l. si schiarisce la voce benché non voglia dire niente e pensa che poche cose sarebbero potute accadere ancora in quel resto del giorno che avrebbero potuto farla sentire, senza un motivo e senza condizioni, inspiegabilmente più felice.

 

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