Backstage con intervista

Qualche mese fa, tre all’incirca ma dovrei controllare, lo scrittore e amico Franz Krauspenhaar m’inviò una email. Era di quelle un po’ generiche in cui si chiedeva al destinatario se avesse voglia di rispondere dalla propria personale prospettiva e in piena libertà ad alcune domande “semiserie”, le risposte sarebbero state poi da lui riproposte sul blog collettivo “La poesia e lo spirito”.
Più per curiosità che per una effettiva intenzione ad accettare l’invito, ho aperto il file allegato. Ho dato un sguardo alle domande e sorridendo ho subito risposto mentalmente e d’istinto ad alcune, altre ho lasciato che scorressero. Terminata la lettura, mi sono ripromessa di scrivere più tardi una email per ringraziare ma allo stesso tempo cortesemente rifiutare.
La pagina word con le domande è rimasta aperta sul mio pc e quasi senza volerlo ho iniziato a rispondere a quasi tutte le domande nei momenti di pausa da altro. Quando ho completato il questionario mi sono detta – perché no?- e l’ho inviato al mittente.
La serie delle interviste con la sua carrellata di autori, scrittori e poeti, più o meno conosciuti è andata avanti nel corso dell’estate con un discreto successo (non mi sembra che ci sia un link che le raduni tutte, quello del blog è fra i link del mio blogroll ). Onestamente non so se ( dopo un certo numero di autori l’interesse inevitabilmente cala e le risposte sembrano somigliarsi tutte e anche i commentatori non sanno più che inventarsi) o quando proseguirà.
La mia la propongo intanto qui. Sebbene tentata da qualche correzione non è stata modificata se non con l’aggiunta di una sorta di back stage e brevi riflessioni…semiseri anch’essi.

 

 

D: Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

R:Non me lo fa fare nessuno.

B:( Sei uno scrittore. questa prima affermazione mi fa pensare ad un errore, da lì la prima reazione a declinare l’invito. Io scrittore?? per quanto internet abbia creato una sorta di apparente democratizzazione verso questo termine, non ci piove, è solo un effetto specchio : scrittore è colui che possa vantare almeno una pubblicazione, qualcosa che quando ti capita di dire che scrivi ti  permette di dire (perché immediatamente te lo chiedono) che sì hai pubblicato. Il fascino del libro è circolare, investe tutti. È il segno, la prova che non sei un impostore. Ok. Sono un’impostora. Ma scrivo. Andiamo avanti. Chi me lo fa fare? Nessuno ovviamente. La risposta secca mi sembra adatta per il doppio significato…perché mi si sta chiedendo se c’è un “ chi” , fisico, umano, materiale che m’induce a scrivere, mi si sta chiedendo questo, vero? non mi si sta chiedendo “cosa” me lo fa fare? no, vero? Peccato. Avrei una di quelle belle storie da raccontare… )

D:Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

R:Per giungere ad odiare bisogna prima aver amato o amare o almeno aver provato una sottile infatuazione, ma, qualsiasi sia il caso, generalmente non arrivo mai all’odio, se qualche autore mi spinge verso quella direzione smetto di leggerlo. Trovo l’odio uno spreco di tempo; quindi nel limbo dell’indifferenza, restando nel mondo dei vivi e vegeti, c’è da qualche tempo Celati. Stavo rileggendo il suo “Narratori delle pianure”, ma mi freddò quando mi ritrovai a leggere una sua intervista, se non ricordo male su TTL, in cui, con esasperato esasperante nihilismo, non lasciava nessuna prospettiva alle italiche lettere se non la fine di qualsiasi nuovo inizio o ritornare all’epica immaginifica di Cervantés per raccontare il reale. Non potevo dargli torto, ma nei toni lo avvertii distaccato e privo di speranza, lo presi come un tradimento, come quello di un buon Maestro che lascia l’ultimo consiglio e poi pianta in asso la sua classe proprio quando ne ha più bisogno. Devo ancora superarlo.
Di amori o innamoramenti ne ho tanti, gli ultimi sono Beppe Sebaste di “Oggetti Smarriti e altre apparizioni” e Dario Voltolini di “Foravìa” , due scrittori diversi ma dalla scrittura raffinata e densa, credo che dovrebbero essere oggetto di più attenzione.
Riguardo alla poesia amo molto Sereni, Pavese e M. Strand, ma negli ultimi anni mi sono concentrata soprattutto su due poeti : Jack Spicer e Frank O’Hara, morti entrambi e, nella loro complessità, diversissimi fra loro, ma mantenermi sull’equilibrio degli opposti credo rientri fra le cose che prediligo. Non sono poeti da una one night stand e mi stanno introducendo ad un approccio alla poesia del tutto nuovo, ho idea che mi prenderanno ancora molto molto tempo anche perché sono molto molto lenta.
Più che un “odio” particolare verso qualche poeta o poetessa nutro una certa stanchezza verso la tematica che s’incentra sul corpo femminile che risente ancora o non riesce a distaccarsi dal tono confessionale. Forse è un mio limite o un mio disinteresse. Personalmente ho cercato di scrollarmi di dosso, ovvero dalla prosa e dalla poesia, l’ingombro del “mio corpo poetico” scrivendo qualche anno fa un lungo poemetto, mi prese quasi un anno. Il processo non è del tutto completato e qualcosa riaffiora, ma cerco di affrontarlo con un linguaggio diverso, o almeno ci provo. Comunque se proprio devo fare un nome di non gradimento direi la Valduga e la folta schiera di sue imitatrici.

B:( la parola odio mi rimbalza direttamente a quella parte di me che a volte diventa troppo ingombrante e paralizzante e che veramente strangolerei con le mie stesse mani, non conosco altro tipo di odio. Ma non devo parlare di me. Sì lo so mi basterebbe mettere giù i nomi giusti per gli “amori e per gli “odi”  per far scattare l’interesse. Ma non ho nomi giusti. Ho i miei nomi. Poi ho cose che m’interessano, quelle che non m’interessano e quelle che non m’interessano più , credo sia questo il mio problema  a volte. )

D:Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.

R:Credo di aver scritto alcune cose buone e altrettante mediocri, lo dico basandomi come metro di giudizio su ciò che in media viene considerato buono e mediocre, altre io stessa le giudico non riuscite e decisamente poco apprezzabili, ma ritengo anche il mio sub-strato culturale affetto da profonde lacune per cui tendo a mantenere il grado dei miei giudizi non su una base puramente critica ma su quella di lettrice più o meno attenta e con umane preferenze di stile e di sostanza. Non ho altri elementi di paragone se non qualche buon commento ricevuto qui in rete, non ho mai pubblicato niente, ma in merito a questo, superato un po’ di scoramento, posso dire che la cosa inizia anche a piacermi. La costrizione definitiva delle pagine stampate un po’ mi spaventa, ritorno continuamente sulle cose che scrivo e vi trovo sempre qualcosa da correggere. Tendo a cercare conferme che poi accolgo sempre con diffidenza. Ma in conclusione diciamo che di me potrei sostenere – è un peccato. Ha buone potenzialità e potrebbe fare molto di più ma…dovrebbe impegnarsi molto di più di quello che fa-.
In tutta sincerità accettando di rispondere a codesto questionario mi sembra di essere un’imbucata.

B:( saprei esattamente cosa rispondere mi dico. Dico quello che ho detto a volte parlando con qualche amico e quello che mi è stato detto.)

D:Cosa pensi dell’amore? (Rispondi a parole tue)

R: “l’amore? È uno yeti.”

B:( questa mi sembra perfetta. Concisa e poeticamente autoreferenziale. “ l’amore? È uno yeti.” è infatti il primo verso di una mia poesia. Più a parole mie di così…)

D:Pensi che Dio, che tu ci creda o no, è ancora “materiale letterario”?

R:“Poet, be like God” questo è un verso di Jack Spicer tratto da “Imaginary Elegies III”. Credo che la materia immateriale di dio sia in ciò che d’immateriale c’è nella sostanza delle parole anche laddove non appare in modo evidente.

B: ( i versi di Spicer mi vengono subito in testa. Non ho una gran memoria in genere, ma in quei versi c’era così tanto. Mi dilungo? non mi dilungo?ma davvero qualcuno è interessato a sapere il lisapensiero a riguardo?e tu lisapensiero sei in grado di materializzarti con le giuste parole? ti sei innamorato di questo ragazzo e ora ti incanta tutto quello che dice, ma non lo conosci ancora fino in fondo. Allora fa una sintesi, che dica dove più o meno ti aggiri così che  possano sapere dove cercarti. )

D:Sei invidioso?

R: Sì. Come tutti. Ma in modo molto fugace e mai con cattiveria.

B:( invidia? cioè quella cosa che ti rode dentro?no no. Se c’è stato qualche momento era qualcosa di diverso, benevolo, era un attimo, come quando si dice –come t’invidio!- e ti viene da ridere. È invidia questa? Sì. )

D:Preferisci una notte d’amore stupenda con il partner ideale o una maxirecensione di D’Orrico?

R:Pur non avendo mai pensato nei termini di un possibile partner ideale né considerando D’Orrico il mio recensore ideale, dovendo ragionare per assurdo preferisco farlo in grande e vorrei dunque non farmi mancare nulla: gradirei l’una e l’altra…ovviamente esigendo che ognuno categoricamente si attenga al proprio ruolo.

B:( io genero sogni ad occhi aperti come un coniglio, ed esagero con l’impossibile. Ho detto entrambe d’istinto. Ora a pensarci bene non è un granché come sogno)

D: Cosa pensi del Nobel della Letteratura a Bob Dylan? Sei favorevole o contrario?

R: Credo che rispetto ad altri Dylan abbia avuto la fortuna di sopravvivere. È un grande cantautore che, come altri, ha dato voce ai suoi tempi e di questi ha potuto anche osservarne l’evoluzione, ma non ha proseguito oltre le prime produzioni conservando la stessa corrosività. Smantellati i grandi movimenti di protesta Dylan ha lasciato il posto alla sua icona che di certo non smuove le attuali generazioni. Sarei anche favorevole se servisse a squadernare l’odierna società, ma, senza staccarsi prima da quegli anni sessanta o almeno rileggerli in modo più costruttivo e non con la solita polverosa malinconia, dubito che assegnandogli il Nobel si andrebbe più in là della più che scontata ed ennesima operazione nostalgia,. Ma probabilmente sarebbe anche un Nobel riguardo al quale quasi nessuno dovrebbe cercare notizie su Wikipedia o affrettarsi a leggere qualcosa per dirne bene o male.

B:(Santocielo! Dylan non lo ascolto più da/di tanto! il fatto è che se uno volesse parlare davvero di certe cose dovrebbe dirne tante altre prima. che faccio? Racconto della mia gioventù bruciata su un lungomare di cento metri in un paesino dove anche la fine del mondo si trasforma in una tenera e grottesca parodia di se stessa? Ma sì, diamo il Nobel a Dylan e al desiderio del desiderio di tutti.)

D:Da un punto di vista estetico ti sembra giusto che lo Strega l’abbia vinto Pennacchi e non l’Avallone?

R: Esteticamente parlando quello di quest’anno non è stata una lotta fra titani: Pennacchi, vagamente mi ricorda un Manfredi degli ultimi anni, un bel vecchio ma senza l’aura dei grandi vecchi, la Avallone classe 1984, mediterranea, indubbiamente una bella ragazza… ma ci si meraviglia ancora delle belle ragazze??? ce ne sono così tante. Di sicuro dal punto di vista estetico molto più interessante è stato la lotta per lo Strega dello scorso anno: la raffinata erre moscia di Giordano, e poi quelle SC sembrava di vederle SCivolare come gocce d’argento e d’oro, i piccoli e mobilissimi occhi di SCarpa e il rigore di SCurati, c’era un mondo quasi fiabesco con tanto di formule magiche e buoni e cattivi ma in realtà reale e sottilmente perverso, cioè un mondo così com’è. Sì direi che esteticamente parlando quest’anno mi è sembrato un po’ “SContato”, tra l’altro orribili copertine per entrambi i libri che, dagli stralci che ho letto qui e là, non hanno stuzzicato il mio interesse. Non rientrano nelle mie future letture.

B: ( E adesso che dico? Chi li ha mai sentiti prima dello Strega ?lui so che gigioneggiava sul palco, lei che spalancava gli occhioni belli, ma soprattutto che dico considerando che non m’interessa leggere i loro libri? Ok, vada per l’estetica videocratica)

D: Progetti per il futuro?

R: Non leggere i libri di Pennacchi e della Avallone.

R: ( credo che darei una delle mie classiche risposte quando non ho intenzione di rispondere, penso. Mi verrà qualcosa d’innocuo da dire. In realtà mi sento esonerata dal fare progetti…ma non ci faccio una gran figura dicendolo…)

[Per favore aggiungi una breve nota biobibliografica.]

Lisa Sammarco nata ad Amalfi.

(ma sì, meglio concludere con una certezza…)

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