Frequenze radio

è piccolo, è come lo spazio mobile del pulmino
quando mi porta all’aeroplano
e lo riempie fitto un balbettio
di ________________ 
fra… gra… all…no… eec…se…
è la frenesia babelica della comunicazione
che mi urta e mi spintona,
io metto la frequenza sull’assenza,
per non sentire la stessa paura che mi prese
quando sentii dire da un poeta
che aveva scritto migliaia di poesie
e immaginai il contorcersi infinito di quel nero
tutto intorno alla mia gola.
Assaporo il volo vuoto e candido
di non avere nulla da dire.

6 pensieri riguardo “Frequenze radio”

  1. è un tipo di sensazione che mi prende spesso. credo che esista in noi un’urgenza di dire ed è cosa buona, ma sono convinta che ci sia una gran quantità di “rumore” che non solo non ha alcun senso di esistere ma sommerge quanto vi è di essenziale.

    grazie 10
    lisa

  2. sicuramente è da assaporare quando si impara a non immettere nel mondo parole se non si ha nulla da dire. ma una poesia scritta su pulmino che va all’aereo beh ha qualcosa da dire. ti rassicuravo (-:
    ciao

  3. Fatto il check-in e passati i controlli di solito spengo il cellulare per due ragioni: sono molto distratta e temo di dimenticare di farlo dopo, ma soprattutto mi piace quel territorio sospeso che è l’aeroporto. Hai visto “Terminal” con Tom Hanks?
    Viaggiare in aereo racchiude forse il sogno più sognato e la paura più temuta: quello di volare e quella del vuoto. Con l’avvento dei cellulari si è aggiunto il male che a questo stesso mezzo di comunicazione si accompagna: il sentirsi abbandonati a se stessi. È una miscela esplosiva che deflagra sul pulmino che porta all’aereo, nel mio “black-out” a volte mi sento quasi una sopravvissuta spinta dalle correnti su un’isola paradisiaca. :-)

    grazie
    lisa

  4. ho visto the terminal sì, mi sono divertito specie all’inizio in fase robinson crusoe dei duty free. poi quando diventa un po’ troppo mcgyver mi sono un po’ perso (-:

    trovo che il fascino dell’aeroporto sia proprio nella terra di nessuno della pista. e mi piace l’idea di una poesia nata lì. su quel pulmino ascolterei brian eno. e non con tom hanks nel non luogo, che non trovo così interessante. anzi direi il contrario. invece quell’ultimo tragitto da terrestri ha qualcosa di inziatico. è un rito di passaggio di quelli che ormai si tendono a saltare a piè pari. invece…

  5. é una splendida immagine quella del tragitto come iniziazione, immaginarsi in alcuni versi diventa quasi un mantra.
    ciao
    grazie
    lisa

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