Poesia sul perché non scrivo poesia

etc- ed ruscha- 1990

è che ora ogni volta che ci tento
riesco a fare solo versi di domande.
Una sfilza d’interrogativi
uno per ogni poesia, uno ad ogni poeta,
è che vorrei capire fino a che punto ci credono davvero
quando parlano di demoni nei corpi
e di terra che all’improvviso
si solleva,
sono stanca
del compiacere della poesia, dei colli lieti, del futuro
misurato a spanne
e delle sacre visceri di donna
giuro, ad esempio, che ad ogni asterisco
a cui non segue una sostanziosa nota
sento che lo stomaco mi si rivolta
è che vorrei capire dove, dove gli asterischi prendono una forma?
posso inciamparci? posso metterci le mani dentro?
e se li scuoto hanno un rumore?
e dove sono i cimiteri dei minuti? lo schianto di un amore merita un processo?
e la solitudine che brucia dentro è di origine dolosa?
e se è così chi è quel delinquente che l’ha voluta?
mi sembra di essere impotente
di fronte a questo bulimico poetico fagocitare
anche ogni minuscolo frammento del tempo
e il suo astratto vomitarlo poi nello stilismo di una parola
mi chiedo a cosa serve? e cosa resta?
Oggi sono stata ad un funerale, e mescolata al corteo
che lento seguiva il morto
mi sono accorta che tutto quanto avrei potuto dire
di ciò che resta
era solo il confuso mormorio
che riempiva l’aria, un parlottare fitto
di chi si sente ancora in trincea
ma col sollievo e il lamento
di essere ancora vivo, un brusio criptato
della paura del vuoto e neanche il coraggio di gridarla a squarciagola
poesia appunto, e a seguire il sospirato applauso degli amici.

2 pensieri riguardo “Poesia sul perché non scrivo poesia”

  1. lciao lisa. per me. a poesia, che io conosco poco o per nulla perché fino a qualche tempo fa non ero nelle condizioni di capirla, dice le cose della vita poeticamente, è uno slancio verso l’alto della vita stessa, che non fa attenzione alla quantità di realtà. ma da lì nasce. gli eccessi, anche riduttivi, della poesia, sono un modo per produrre la realtà come dovrebbe essere, come vorremmo che fosse, in quel momento, dentro al cuore. la poesia è fugace. ma dentro la poesia c’è la realtà allo stato puro.

  2. Per me l’unico senso che la poesia possa avere è strettamente legato a ciò che, con espressione anacronistica e obsoleta, potrei definire “la sacralità” della parola. Il problema è che viviamo in tempi in cui ad essere anacronistica non è tanto l’idea della sacralità della parola, quanto l’idea di sacralità tout court. Nulla ormai viene più vissuto con sacralità, né la morte, né la vita, né l’amore, niente. Figuriamoci la parola, la poesia. Per questo sono tanto affezionato a Lisa e alla sua caparbietà. E’ la caparbietà, in non arrendersi della vita stessa, anche nelle condizioni più estreme. E’ il fiore che nasce da una piccola crepa in un’ininterrotta distesa di cemento.
    Baci.
    ste

Grazie della lettura! Ora se vuoi lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...