Gesti # 3

 


Non molto tempo fa mi sono ritrovata a chiedermi quali fossero state le ultime pagine lette a cui avessi associato una percezione erotica. La domanda nasceva dalla deludente lettura di un libro di racconti “erotici” che forse aveva trovato il suo unico perché nel radunare un gruppo di soli scrittori maschi affinché raccontassero l’Eros da un punto di vista unicamente maschile, per l’appunto.
“Pene d’Amore” ha fallito fin dall’inizio nel suo intento già nel doppio senso del titolo, troppo infelicemente ludico per predispormi a una qualsiasi fantasia erotica e quindi nell’asettica lettura che ne era seguita quasi tutte le storie mi erano sembrate percorrere il solito cliché in cui il concetto di Eros e cosa potesse essere definito erotico, e quindi essere narrato, ne uscivano ancora più fumosi e sempre in bilico  fra ogni possibile interpretazione del puro atto sessuale e una sensualità troppo letteraria per essere, nella sua percezione, reale.
Da questo la domanda.
Senza pensarci troppo su avevo quasi immediatamente rammentato alcune pagine di “ L’amante” di Marguerite Duras, letto forse una decina di anni fa.
Non so se questo romanzo possa dirsi anche erotico, ma me ne è rimasta la sensazione attraverso l’atmosfera della stanza nel sottoscala dove avvenivano gli incontri fra il Cinese e la ragazza. Ricordo l’aria polverosa e palpabilmente descritta, l’umidità che si posava sulla pelle dorata del Cinese, la seta fresca dei suoi abiti, gli odori speziati, la mollezza che impregnava nonostante tutto una Saigon formicolante, la penombra filtrata dalla piccola finestra in alto dove scorrevano ininterrottamente le sagome delle gambe dei passanti ignari di quello che accadeva , ricordo le ore pomeridiane pesanti di acqua e di incensi nel chiuso delle pareti, e quel loro primo incontro prima di tutto questo.

[…] Il signore elegante è sceso dalla limousine, fuma una sigaretta inglese, guarda la ragazza con il cappello da uomo e le scarpe d’oro, le si avvicina lentamente. È palesemente intimidito. Non sorride subito, prima le offre una sigaretta. Gli trema la mano. Trema perché non è bianco […]

Non dice molto di più dell’uomo, ma il salire del desiderio erotico sembra iniziare da lì, da quel gesto con cui il Cinese cerca il primo contatto, inizia nella sua mano il cui tremore tradisce l’attrazione improvvisa incontrollata e proibita verso la ragazzina bianca.

Nella storia centrale della volta della  Cappella Sistina  che rappresenta la Creazione di Adamo, l’atto della creazione si focalizza nel protendersi della mano di Dio verso quella di Adamo. Le dita che quasi si sfiorano sembrano essere tese da due forze perfettamente equilibrate che attirano le due mani e allo stesso tempo le tengono separate.
Ecco, Dio era Dio, e avrebbe potuto compiere la sua creazione in qualsiasi modo,vomitandola ad esempio, o piangendo dagli occhi un omino piccolo e insignificante, o addirittura defecandolo, ma Dio invece lo plasma con le sue mani, e Michelangelo decide di raffigurare proprio il momento più intenso dell’atto creativo, quello del distacco  fra il creatore e la sua opera, e lascia all’immaginazione il momento che lo precede,  quello del contatto , ecco perché il particolare delle due mani tese l’una verso l’altra si riempie così di una dolorosa potenza e di una intima sensualità che quasi sconfina nell’intensità di un tenero e struggente erotismo omosessuale.

Le mani possono far sì che si concretizzi ciò che la nostra mente genera. Che sia una successione di note, la sfumatura di un colore, una storia, un verso o un pensiero erotico , le mani sono il mezzo attraverso il quale la creatività, l’immaginazione hanno la possibilità di realizzarsi.
Strano invece che le mani siano quasi sempre protagoniste in secondo piano nella tensione erotica, soprattutto se narrata. Che sia il loro poggiarsi su un seno, lo scostare di un lembo di una camicia, o il loro lento muoversi su un corpo maschile, qualsiasi sia l’azione che esse compiono l’attenzione-attrazione si sposta e si concentra inevitabilmente su ciò che esse toccano, che diventa così l’oggetto erotico, il fulcro parassita di quella che comunemente  viene interpretata come sfera dell’Eros. E ciò continua a non definirne i confini.
Quando acquistai “Pene d’amore”, sullo stesso banco, oltre ad altre pubblicazioni definite erotiche, c’era un corposo volumetto dedicato ai disegni erotici nel corso dei secoli. Ne sfogliai qui e là alcune pagine, e constatai che le immagini proposte non differivano da quelle che appaiono in  una qualsiasi rivista pornografica. Le donne soprattutto, variamente abbigliate o disabbigliate a seconda dei tempi storici, erano oggetto di fantasiose penetrazioni e palpeggiamenti che in fin dei conti, a differenza degli abiti, sembravano ripetersi nel tempo.  Non scorgevo alcun erotismo, anzi la sola cosa che veniva messa in risalto era lo squallido svilimento dei corpi nelle loro buffe contorsioni, che apparivano ancora più buffe e mortificanti nella staticità dell’immagine. 
Sfogliare quel libro è stato né più né meno che fare un rapido zapping fra un canale televisivo e l’altro; tette, culi, forme più o meno abbondanti e strabordanti, fisse nell’immagine di sé, in un erotismo passivo, in un sesso fatto al buio.
Questo mi porta a pensare che l’oggetto erotico non è il corpo in sé, né il suo accesso più o meno istintivo ad un contatto fisico, sessuale e/o amoroso, ma è in un atto creativo in cui le mani non sono semplicemente strumento ma senso fisico della mente stessa, e  di questa conservano la coscienza, così come conservano la tragicità che è insita in ogni fantasia che diventa realtà e dunque in ogni creazione, poiché  nel suo essere essa è inizio e fine.
Forse è per questo che dell’uomo che amo, di quelli che ho amato conservo piccoli gesti delle mani prima ancora che queste mi toccassero, piccoli gesti silenziosi che racchiudono una sorta di erotismo dell’anima che difficilmente troverà le parole.

7 pensieri riguardo “Gesti # 3”

  1. Non so…Spesso penso che l’erotismo sia proprio nella pornografia, quella più spinta e a volte più squallida (secondo un senso comune). Altre volte penso che sia un problema di accesso al corpo e di accesso negato. Spesso credo che sia un fatto di simboli e allora emergono prepotenti quelli legati alla maternità. In ogni caso finisce per essere legato agli organi sessuali primari. Tutto il resto, alla fine, quell’eros letterario, elegante, nobile, gentile o come lo si vuole chiamare, altro non mi sembra che un involucro dorato che avvolge la carne cruda. Ed io quell’involucro credo di averlo stracciato da tempo…
    Ciao, Lisa

  2. Non so neanche io rodolfo, e neanche io credo in quell’erotismo letterario troppo fintamente torbido per essere reale (in poesia ve n’è a piene mani),
    ma non riesco neanche ad intrappolarlo nel solo senso della carnalità. Potremmo agganciarci a quel discorso sullo strumento e il virtuoso, a quel passaggio che mette in connessione le due cose, insomma qualcosa che tolga il corpo dall’essere solo materia pornografica.
    L’erotismo raffigurato,narrato, d’altra parte, ha quasi sempre posto al centro il corpo femminile, se fosse solo legato agli organi sessuali, perché quelli maschili non hanno ricevuto pari “onore” ?

    ciao rodolfo

    grazie
    lisa

  3. eros e passione. nulla a che vedere con il pornografico dove la donna è solo oggetto di sopraffazione e nell’immaginario maschile è schiava e gode della sua umiliazione.
    è dentro di noi l’eros. va solo lasciato libero. e forse solamente in qualche incontro riesce a liberarsi. e nervi carne sangue muscoli e cervello si fondono nel piacere dato e ricevuto.
    un libro di Michael Cunningham, Carne e sangue, per me liberatorio. e si parla di amore omosessuale. non c’è il corpo femminile…
    i libri erotici sono come i libri rosa. volutamente falsi e inutili
    peace and love

  4. ciao lisa, sono molto belle questa e altre cose che hai scritto, pian piano ti dirò.
    ho condiviso gesti nr 3 sulla mia pagina fb, anzi l’ho messo come primo testo di una serie di testi o anche gesti, capisco ora, sul tema, penso caro a chiunque, dell’amore. spero non ti dispiaccia, ma nel caso dimmelo tranquillamente, lo posso togliere. posso dirti però che sta piacendo molto a tutti, anzi è stato un po’ imbarazzante perché all’inizio i miei amici veri/virtuali pensavano l’autrice fossi io, figurati. francesca

  5. ciao Batsceba
    prima di tutto grazie della lettura e del commento.
    Credo che l’eros, come ogni altra manifestazione che investe la personale sfera emotiva, sia destinato a rimanere indefinibile, e come ogni cosa che non può essere racchiusa nei confini di una definizione che ne stabilisca le coordinate finisce con l’aderire a qualsiasi interpretazione gli venga attribuita.
    Con la mia, che può essere più o meno valida rispetto a tante altre, ho cercato di riconsiderare quei confini che separano eros-senso-sesso dalla pornografia che mi sembrano invece molto, troppo confusi, dentro e fuori dalle pagine, tanto che si finisce col non vederli affatto, mascherati come sono da lustrini o torbide atmosfere.

    grazie ancora.
    lisa

    p.s di Cunningham ho letto solo “le ore” . bel libro.

  6. ciao Francesca,
    no non c’è alcun problema, anzi sono contenta che da qualcosa che ho scritto possa essere nata una discussione. Purtroppo non ho un account FB per poterla seguire, ma già sapere che ci sia questa voglia d’interrogarsi su certi argomenti mi fa immensamente piacere.
    Ti ringrazio per i complimenti e con te anche coloro che hanno letto e che non posso ringraziare direttamente.

    buon proseguimento, magari potrai aggiornarmi se vuoi sulle vostre conclusioni :-)

    ciao
    lisa

  7. L’amore è… non dover mai dire “mi dispiace”… :-)
    Non è diverso cercare di definire l’erotismo, né più semplice, che cercare di definire l’amore. E la difficoltà nasce dal fatto che entrambe queste ipotetiche, impossibili definizioni si scontrano con la semplice constatazione, da cui parte anche il pezzo di Lisa, che persone diverse possono avere idee non solo diverse, ma persino opposte su queste esperienze. E se una parola fa riferimento contemporaneamente ad aspetti tra loro antitetici, non è definibile. Come “vita”, che contiene in se anche la morte, come “tutto”, che contiene in se il bene e il male, la presenza e l’assenza, la vita e la morte, l’odio e l’amore. Si può cercare magari di definire la parola “esperienza”. Sicuramente in tale definizione si dovrà anche dire che un’esperienza è qualcosa di incomunicabile. Qualcosa che non può stare dentro le parole, perché per capirla davvero bisogna viverla, non basta parlarne. Per questo due persone possono essere legate fortemente tra loro ancor prima di scambiarsi una sola parola, se hanno vissuto le stesse esperienze.
    In sintesi, come per l’amore, anche per l’eros non ha senso parlare in generale, possiamo però parlare del nostro amore, o del senso dell’erotismo nella nostra esistenza, come ha fatto Lisa nel suo pezzo.
    Ma siccome parlare dell’erotismo nella mia vita vorrebbe dire raccontarla tutta fin dall’inizio, vi rimando alla mia autobiografia, se mai un giorno, per qualche oscuro motivo, dovessi pensare di scriverne una…
    ste

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