Gesti#1

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[…] Settembre per me è il mese delle rimozioni. Tutto avviene quasi impercettibilmente, finché ogni cosa aggiunta alla provvisorietà estiva viene rimossa. Vale per le cose, spesso anche per le persone, i sentimenti. Settembre è un limbo dell’apparenza, è il mese che più di ogni altro interpreta la nostra umana essenza, quella del passaggio. Qui, fra queste giornate che speriscono all’improvviso nella sera, anche i ricordi si smontano, si accumulano in minuscoli pezzi prima di sbiadire più o meno velocemente, finché un bel giorno si pensa al tempo come “è inverno” e il tempo ad un tratto diventa logico, razionale, fatto di cose e persone organizzate in strani quadranti che si cerca semplicemente di far combaciare, e dove i nomi, gli indirizzi, i volti appena lasciati e che si pensava vivi e vividi diventano all’improvviso inutili, roba da dimenticare.
E’ Settembre qui al mare,ed è come essere in una costruzione fatta con il Lego quando non ci sono più mattoncini da aggiungere, e allora si smonta tutto, si ripone tutto nella vecchia scatola fino a quando verrà la voglia di giocare ancora, un ultimo sguardo e poi via gli ombrelloni, via i tavolini, le sedie a sdraio, gli stabilimenti balneari,  i gazebi, perfino le panchine quasi ci si aspettasse che anche la gente abbia esaurito con Settembre la sua comparsata nelle strade.
Pensavo a questo Settembre come un mese serbatoio dell’evanescenza mentre guardavo due bagnini che dalla spiaggia tiravano la fune a cui era legato il blocco di cemento che fungeva da ancora ad un boa che ormai non serviva più a niente.
E’ stato quel gesto a riportarmi alla mente I.
I. è l’unica donna di mare che ho conosciuto. Capelli corti e nerissimi, tratti mascolini, pelle scurissima inspessita dal sole e dal sale, fisico massiccio, bracce muscolose.
Se la ricordo la ricordo in questo gesto di fatica: muscoli di bracce e gambe tesi nello sforzo di tirare le pesanti barche di legno dal mare alla spiaggia, dalla spiaggia al mare.
Indossava sempre una gonna di jeans lunga fino quasi ai grossi polpacci e quel suo tocco femminile era la cosa che più mi attraeva, mi piaceva l’equilibrio di quella interpretazione di una incontestata e irrinunciabile femminilità, mi piaceva l’incurante naturalezza con cui quell’orlo si sdruciva, e si bagnava e si asciugava.
Credo che l’armonia fra quel corpo privo di qualsiasi grazia ma fasciato dalla rigida tela blu e quel gesto antico che metteva in comunicazione un sapere moderno della terra con quello del mare senza essere mai essere volgare, si sia ricomposta in me in una visione, tenace e resistente, di donna che nessuna altra teoria femminista è mai riuscita a darmi.[…]

2 pensieri riguardo “Gesti#1”

  1. Già…no solo le parole. Ci sono anche i gesti che spesso sono anche più comunicativi. Vorrei vedere Lisa + videocamera digitale ;-)

  2. Anche i gesti come le parole racchiudono significati, il loro uso disuso abuso a volte ci rappresenta o rappresenta un tipo di società più delle parole stesse.
    videocamera??? m’intriga…chissà :-)

    ciao
    lisa

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