Fra metafore e interpretazioni : Let’s Invent Some Acronym

Apple-Lisa

Spesso leggendo qui e là poesie o brevi testi in prosa nei vari blog della rete resto affascinata, molto più che dai testi, dai commenti. M’incanta la capacità interpretativa dei commentatori, la loro cura nel trasformare quei brevi appunti in veri e propri testi che hanno vita a sé in cui la parafrasi testuale rielabora nuove metafore del testo stesso. La traduzione di ciò che un testo evoca riscrive il testo in una misura propria, personale che a volte amplifica le intenzioni del poeta o dello scrittore,a volte se ne discosta, a volte diventa semplice adattamento della visione appena letta al proprio sentire. Pessoa meglio di me con quel suo trenino a molla spiega questo complesso gioco di specchi che si crea fra scrittore-testo-lettore . [Il poeta è un fingitore/Finge tanto completamente/Che giunge a fingere che è dolore/Il dolore che davvero sente./ E coloro che leggono quello che scrive,/Nel dolore letto sentono proprio/Non i due che lui ha provato,/Ma solo quello che loro non hanno avuto. […] E proprio ieri leggevo i primi versi di una poesia di Ian Frazier su “The New Yorker”

 

[And so, at last, I am turning forty,/In just a couple of days./ The big four-oh./ Yes, that is soon to be my age./ (And not fifty-eight. No way. That Wikipedia is a bunch of liars.)

Questo riferimento a Wikipedia, alla sua essenza enciclopedica ma anche alle sue possibili incongruenze, elaborazioni o inesattezze, [Nope, not any other age, just forty./ What other age could someone born in 1969 (and not 1951) Possibly be? […] che sono le stesse che facciamo quando diamo una nostra lettura ad una prosa,una poesia, mi ha riportato alla memoria un testo che tempo fa lessi proprio lì mentre cercavo altro.

Il perché mi attirò sarà ovvio se continuerete a leggere ancora un po’; per i pigri, i non curiosi e quelli “non me ne può fregare di meno di andare oltre quindi dimmelo e finiamola qui” svelo subito che il mio interesse si accese perché quella pagina aveva uno stretto rapporto col mio nome. Infatti è un breve appunto che percorre le vicende di uno dei primi modelli di computer che la Apple immise sul mercato. Ma la sua storia, il suo destino mi parve essere non solo quello di una fredda macchina e del suo hard disk, bensì riguardare la vita di ognuno di noi, gli entusiasmi, le nostre aspettative, i piccoli successi,  le delusioni, i fallimenti, il dimenticare e l’essere dimenticati. Nonostante tutto infine tornare terra.  O al massimo rimanere traccia  di collezionisti di memoria.

A parte il rigore dei dati, i costi, le date, qualche imprecisione, qualche sigla e riferimento tecnico di troppo quando  lessi  questo testo mi sembrò una pagina malinconica e romantica, e così suggestiva nella sua tenera umana tragicità con cui lo interpretai, che mi parve di aver letto una poesia che non solo per puro caso contenesse il mio nome, ma anche un po’ di me.

[ E così sui binari in tondo/ gira, illudendo la ragione,/ questo trenino a molla/ che si chiama cuore] -Pessoa

 

[Apple Lisa era un personal computer rivoluzionario progettato da Apple Computer agli inizi degli anni ottanta. Molte delle innovazioni legate all’interfaccia grafica GUI del Lisa sono derivate dal progetto Alto dello Xerox PARC. Il progetto Lisa è stato avviato nel 1978 e dopo una lunga gestazione è diventato il progetto di un computer dedicato all’utenza professionale dotato di un interfaccia grafica a icone che per l’epoca era una notevole innovazione.

Verso il 1982 Steve Jobs abbandonò il progetto Lisa per concentrarsi sul progetto Apple Macintosh una versione a basso costo del progetto Lisa. Contrariamente a quello che si pensa il Macintosh non è un diretto discendente del Lisa quanto piuttosto un “cugino povero” dato che condivideva alcune idee base ma per una questione di costi alcune caratteristiche avanzate del Lisa non erano state implementate nel Macintosh.

Il significato del nome Lisa è un mistero. Secondo molti è l’acronimo di Local Integrated Software Architecture (Architettura Software Locale Integrata), secondo altri è il nome della figlia del co-fondatore dell’Apple Steve Jobs e l’acronimo è stato inventato solo in seguito e significherebbe Let’s Invent Some Acronym (Inventiamo un altro acronimo).

Il Lisa venne presentato il 19 gennaio 1983 al costo di 9.995 Dollari Statunitensi. Nonostante molti pensino che il Lisa sia il primo personal computer dotato di un interfaccia grafica GUI ad essere venduto sul mercato, questa notizia non è in realtà corretta. Infatti a precederlo e a sottrargli il primato viene nel 1981 lo Xerox Star. Il primo Lisa era dotato di due Floppy Disk da 5,25″ (chiamati drive “Twiggy”) e utilizzava il LisaOS come sistema operativo. Il processore era un Motorola 68000, e era dotato di 1 MiB di RAM e poteva utilizzare un Hard Disk esterno da 5 MByte originariamente progettato per l’Apple III. Era dotato di multitasking cooperative e supportava la memoria virtuale, erano caratteristiche avanzate per l’epoca e forse anche per colpa loro il Lisa era un computer lento (Il Macintosh per la memoria virtuale dovrà attendere anni come anche per il Multitasking cooperative, presente dalla versione 6 del Mac OS). Concettualmente il Lisa ricorda lo Xerox Star, nel senso che entrambi erano macchine progettate per l’ufficio, e entrambi sono dotate di interfaccia grafica a icone. Il Lisa aveva due modalità di lavoro, il LisaOS e il Workshop.

Il Lisa è stato il più grosso fallimento commerciale dell’Apple dai tempi dell’Apple III. I potenziali utenti ritenevano il Lisa una macchina troppo costosa e relativamente lenta e quindi si rivolgevano alle macchine prodotte da IBM e dai concorrenti che sebbene fornissero un interfaccia molto più ostica e fossero più limitate costavano molto meno. La definitiva morte del Lisa la si è avuta nel 1984 con la presentazione del Macintosh che era dotato dell’interfaccia a icone e del mouse. Gli utenti non riuscivano a percepire la superiorità del Lisa rispetto al Macintosh dato che per gli utenti memoria virtuale e multitasking erano parole senza senso. Il Lisa è un classico esempio di un prodotto troppo in anticipo per i suoi tempi. Apple rilasciò altre due versioni del Lisa, chiamate Lisa2 e Macintosh XL, quest’ultima versione era in grado attraverso un emulatore di far funzionare i programmi Macintosh sul Lisa. La linea del Lisa venne dismessa nell’Agosto del 1986

A quei tempi 96 KiB di memoria RAM venivano considerati una stravaganza e per la maggior parte degli usi superflui. La generosa dotazione del Lisa venne vista come uno spreco di risorse e la sua generale lentezza non facilitò la vita della macchina, dato che un utente che spende 10.000 dollari si aspettava una macchina velocissima, non una macchina avveniristica nella concezione ma lenta nella pratica quotidiana.

Sebbene sia stato un insuccesso commerciale il Lisa ha fatto molto parlare di se. Era troppo costoso per una elevata diffusione ma per un certo periodo quasi ogni grande società decise di dotare i suoi uffici principali di uno o due Lisa in condivisione per gli impiegati. Sebbene il software disponibile per il Lisa non fosse moltissimo, se utilizzato in congiunzione con una stampante ad aghi permetteva di realizzare delle relazioni e dei documenti dotati di una impaginazione e di una grafica quando i programmi per gli altri computer non consentivano niente. Il Lisa veniva utilizzato principalmente per impaginare i documenti. Nonostante molti utenti lo utilizzassero il numero di computer effettivamente venduti fu molto ridotto. Questi utenti si abituarono però a utilizzare le interfacce a icona e quando fu disponibile il Macintosh lo accolsero a braccia aperte, dato che forniva una interfaccia grafica a un prezzo accessibile.

Una diffusa storia afferma che l’insuccesso del Lisa fu talmente elevato che più di 10.000 furono utilizzati come materiale da riporto in una costruzione nello Utah.

Come altri modelli pionieristici di computer con interfaccia grafica un computer Lisa funzionante vale per un collezionista diverse migliaia di dollari.]

( Wikipedia)

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