Cormac McCarthy: Il grigio della strada

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“Uscì fuori nella luce livida, rimase lì in piedi e per un attimo vide l’assoluta verità del mondo. Il moto gelido e spietato della terra morta senza testamento. L’oscurità implacabile. I cani del sole nella loro corsa cieca. Il vuoto nero e schiacciante dell’universo. E da qualche parte due animali braccati che tremavano come volpacchiotti nella tana. Un tempo e un mondo presi in prestito e occhi presi in prestito con cui piangerli”

Le sette e trenta del mattino e sono in piedi da un po’. Vado di fuori, lì in terrazza. E guardo il mare.
È di un blu tenero, appena sveglio. Bassi volano tre, forse quattro gabbiani. Forse più. Bianchi. Che a tratti svuotano l’azzurro del mare. S’intrecciano nel volo. Non riesco a contarli.
Il corso principale è ancora addormentato. Poi di corsa uno, due tre ragazzi. Dietro di loro una ragazza. I capelli lunghi sciolti. Corrono. L’ultimo autobus per andare a scuola è già lì, alla fermata. I passi impattano sull’asfalto con forza. Hanno il rumore di un giorno appena scartato dal buio.
Il mondo è in ordine.
Erano le due della notte appena passata quando sono arrivata alla fine del libro. E mi ero addormentata in un mondo grigio, assente, silenzioso.
Grigio. Fin dalla prima pagina del libro il grigio accompagna l’uomo, il bambino, il lettore. Non c’è modo di sfuggirne. Il grigio, tutte le sue infinite sfumature, la cenere, la strada sono il marchio di ogni pagina.
Dopo averne lette una decina mi fermo. L’atmosfera che vi si respira mi ricorda vagamente  quella opprimente di “Io sono leggenda” di Richard Matheson . Lo stesso fallimento di un’umanità che si auto-distrugge per lasciare il posto ai suoi fantasmi. E poi ancora. Ripenso ad un altro libro, “Primavera silenziosa” di Rachel Carson, letto tanti e tanti anni fa, quando ingollavo più libri che cibo, e come adesso ero innamorata della mia terra e la guardavo come se non potesse mai accadere nulla che potesse cancellarne la bellezza, e il tempo era un incidente che riguardava gli altri. Non me.
Ora no. Ora sono assediata dai dubbi. E ora quando scelgo un libro spero sempre che sia un buon libro. Che ne valga la pena. Non mi va di sprecare il tempo.
E il tempo è un’altra dimensione, mano a mano che si va avanti con la lettura de “La strada”, la cui percezione disorienta.
Nell’aria grigia il susseguirsi dei giorni e delle notti sembra non avere quasi stacco se non nella cura dei gesti del padre e del figlio prima dell’addormentarsi. Il grigio si fa più grigio, strato su strato, fino a diventare buio.
E c’è un’aria di cenere. E silenzio. Li avvolge mentre di giorno camminano lungo la strada. Un asfalto molle che pare fermarli ad ogni passo in un luogo che rimane sempre lo stesso. Le distanze da percorrere hanno perso ogni contatto con le misure. Con le macchine che sfrecciano sull’autostrade, i treni, gli aerei che ingoiano i luoghi in un niente.
Tutto è lento. Anche la pioggia. Sottile, impalpabile come cenere.
L’unico ricordo di una civiltà che andava in fretta- verso dove?- resta il cigolio delle ruote di un carrello del supermercato. Ruote, ultimo e primitivo baluardo. E il fuoco, unica luce a detergere l’oscurità. A placare il freddo.
E poi non resta che continuare ad andare avanti. Verso il mare. Anche se non ha un senso. Forse.
Il libro narra dell’uomo, del bambino, e della strada che deve condurli al mare di un mondo ridotto ad una spietata desolazione.
Le frasi sono minuscoli tagli, sembrano solchi che segnano le ceneri su cui i personaggi si muovono, solchi che si richiudono in un senso di vuoto disperato dopo il loro passaggio. Ma seppur breve ogni frase è densa di minuziosi particolari, una necessità di raccogliere una traccia da una terra dove il senso della sopravvivenza è racchiusa ormai nel fare la metà di tutto.
Su questo rapporto di cose minime, fatto di scatolette, di pochi abiti, di lunghe attese, si basa e cresce il legame del padre e del figlio. Un sentimento che si concentra come un grumo di sangue nelle poche parole che si scambiano. Essenziali. Che facciano distinguere il Bene dal Male. Come se dovessero avere un unico senso per potere essere vere. Un sì. Un no. La sola eredità possibile. La chiarezza di una luce per non ripetere gli stessi errori – sarà possibile?-
Non ci verrà detto come quando o perché questo era potuto accadere, ma noi forse dovremmo chiedercelo prima che la fantasia diventi realtà.

La strada- Cormac McCarthy- Einaudi

http://www.ibs.it/code/9788806185824/mccarthy-cormac/strada.html