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the horn player- emma-marie bartelme-1961

 

Con il primo appuntamento che ieri sera ha visto protagonista Roy  Hargorve– RH Factor: è stato dato il via alla XV edizione della rassegna internazionale di musica “Jazz on the Coast” . Si rinnova così anche quest’anno, per gli appassionati di jazz e per chi nel jazz muove i primi passi e per gli amanti della musica in genere, la possibilità di vedere esibire artisti di fama internazionale.
Il successo registrato ieri sera da Roy Hargorve e la sua band conferma che la Costiera e il suo pubblico, quello di ieri eterogeneo e attento, ha voglia di nuovi piaceri e nuovi stimoli, che non siano solo quelli del gusto e delle mandolinate, e dunque di manifestazioni ben curate e di ottimo livello come questa che, ormai da quindici anni e con circa ottanta concerti presentati, propone “Jazz on the Coast”.
È auspicabile,dunque, che amministrazioni e enti preposti investano sempre più in tale eventi e non riducano di anno in anno i loro fondi, già esigui, e s’impegnino  invece ad offrire una qualità che sia ricercata ma non snob, accessibile ma non modesta…. insomma come dire   “Jazz on the Coast” Read the rest of this entry »

Woman with a flower- picasso

 

X – voglio scrivere di meno
        per fare migliore la mia scrittura -
L – io voglio solo scrivere di meno.
       spero che questo renda migliore me -

Monet- tavolozza

 

In certe ore estive la linea breve con cui il paese si distende verso l’interno sembra che s’inclini, e si corrughi, e allora tutto scivola ammassandosi verso il mare: la gente, i rumori, gli odori; tutto sobbolle, come un sugo concentrato d’umanità, nella sottile striscia dei pochi metri di spiaggia e del lungomare.
Sono queste le ore in cui il sole si conficca perpendicolare nella carne del paese, e chi non è al mare è nel chiuso fresco delle stanze.
Basta spingersi però poco oltre la linea di confine, allontanandosi dal mare, e il paese appare come svuotato da se stesso in tutta fretta, del suo passaggio restano poche tracce : qualche cicca di sigaretta, pezzetti di merendine cadute dalle mani dei bambini, il breve tempo che separa l’attesa di tazzine e bicchieri prima che i tavolini dei bar vengano rigovernati, le sedie lasciate nell’atto fermo e scomposto dell’abbandono.
Tutto è immerso in un silenzio che però non è puro e totale, ma è viscoso come resina e se ci entri dentro t’imbatti nei minuscoli suoni che vi sono intrappolati dentro.
Mi piace allora, soprattutto quando mi rendo conto che in fondo non ho nulla di memorabile da aggiungere, starmene lì, in questa specie di pelle di serpente, in questa cosa né viva né morta. Read the rest of this entry »

White_RAbbit__-_Spicer-After lorca

 

Caro Jack,

Delle tue poesie mi ha colpito in particolare la tua raccolta “After Lorca.” In essa affronti le tematiche che non sono proprie solo della poesia, ma riguardano la scrittura tutta e non solo. Con “After Lorca”, fai un’incisione in ciò che l’uomo è e il comunicare: il linguaggio, il suo rapporto significato-significante, la trappola della retorica, lo scollamento fra realtà e finzione che crea infinite finte realtà e altrettante reali finzioni, la barriera di cui la scrittura stessa si circonda isolandosi in se stessa..Questa tua ricerca critica non ha la struttura tipica del saggio teorico, ma è composta di poesie e appassionate lettere a Lorca, a cui addirittura fai scrivere l’introduzione con tanto di firma, luogo ( davvero brillante quell’ Outside Granada) e data (October 1957), cioè quando Lorca era già morto da moltissimi anni.
Tu avresti voluto una poesia viva e in continuo movimento fra una lingua e un’altra, magari che ne inventasse altre nel tragitto, una poesia in cui un poeta si travasasse in un altro in una sorta di versamento fra vasi comunicanti.
Avrei voluto condividere queste mie letture ma non avrebbe avuto senso, non in questo modo, non nella semplice traduzione dei testi, non nell’asettico e perfetto succedersi di pagine virtuali. A te non sarebbe piaciuto, non a te che sentivi forte il martellamento di quelle onde radio della vita vera di cui la parola e dunque la poesia dovrebbero farsi carico affinché possano scavalcare la condizione della poesia stessa, della parola chiusa nella sua semplice idea, nell’astrattismo dell’immagine. In una delle tue lettere di “After Lorca” infatti scrivi:

“Caro Lorca,
mi piacerebbe che le poesie contenessero in sé gli oggetti reali. Che il limone fosse un limone che il lettore possa tagliare o spremere o assaggiare- un vero limone come un giornale in un collage è un vero giornale. Io vorrei che la luna nelle mie poesie fosse una vera luna, una che possa essere all’improvviso coperta da una nuvola che non c’entra niente con la poesia- una luna totalmente indipendente dall’immagine. Mi piacerebbe puntare il dito verso la realtà, fare un poema che non ha suono dentro di sé ma il puntare di un dito. […]

In questi giorni ho accettato di occuparmi in agosto e per una settimana o poco più di un piccolo laboratorio di poesia per ragazzi in un paesino in Sardegna. Ha dell’assurdo sia che la richiesta sia stata fatta proprio a me, sia il fatto che io abbia accettato quest’incarico, lo ammetto, con una buona dose d’incoscienza.
Cosa posso dire io della poesia a questi ragazzi? Read the rest of this entry »

Mulas ritrae Lucio Fontana

 

Ieri ascoltavo Erri. Lui era lì, di fronte a me
ma io riuscivo soltanto ad ascoltarlo
perché la sua faccia si spegneva e si accendeva
fra le teste di chi mi stava davanti.
Mi sembrava strana quella sua voce mite che parlava di rivoluzione,
era strano vederla arrampicare
come edera, e contorcersi sui muri a cinque stelle e antichi,
ma d’intorno tutto chiamava ad una Bellezza inerme:
l’erba del prato che solleticava i miei piedi, il suo profumo,
che è diverso perché  qui sull’alto di queste  colline
le radici affondano nel mare
e ovunque pensassero di fuggire gli occhi
ovunque era precipizio e cercare il coraggio di guardare.
E allora ti ho detto, non importa tutto questo, vero?
alla Bellezza si può perdonare di non essere perfetta?
E non lo so tu cosa mi hai risposto perché la sbavatura ,
mentre intanto cadeva a poco a poco una polvere di buio,
non era solo nel vizio che quel suo racconto
di guerre di lotte armate e dei morti ammazzati
che non hanno trovato mai giustizia
si posasse insieme al buio fra l’upper-class e la dolcezza dei limoni
ma era nello sfregio che la tua assenza lacerava nella sera,
nei brandelli che restavano nell’aria e si facevano pensiero
e il tuo silenzio sbatteva e sbatteva dentro la mia testa

                                 alla Bellezza si può perdonare di non essere perfetta?

alla Bellezza si può perdonare di non essere perfetta?

john register-Late Afternoon Light (1994-95),

 

Questa estate brucia male.
I metereologi s’inventano strane depressioni
perturbazioni anomale,
l’anticiclone delle Azzorre che staziona altrove
o che sta lottando sull’oceano con el niño.
Io guardo le facce della gente
mentre maledice la vita, il governo ladro
e pure questa estate che la deruba.
Ma mai fidarsi della scienza, né dei numeri binari
e neanche della saggezza dei vecchi quando dicono
passerà anche questa lunga notte.
Io credo che certi respiri trattenuti,
possano decidere il destino delle nubi
io credo che quando l’aria resta ferma nel vuoto delle mie mani
possa ammalare senza rimedio l’anima delle persone
e il solo fatto che io non ti baci
possa mandare a picco l’indice Nikkei in Giappone.
Allora penso che dovrei fare un annuncio in mondovisione
chiedere scusa a tutti per i disagi, rivelare che
è solo perché tu mi manchi se sta andando tutto storto.

sardines- micheal goldberg

 

I am not a painter, I am a poet.
Why? I think I would rather be
a painter, but I am not. Well,

for instance, Mike Goldberg
is starting a painting. I drop in.
“Sit down and have a drink” he
says. I drink; we drink. I look
up. “You have SARDINES in it.”
“Yes, it needed something there.”
“Oh.” I go and the days go by
and I drop in again. The painting
is going on, and I go, and the days
go by. I drop in. The painting is
finished. “Where’s SARDINES?”
All that’s left is just
letters, “It was too much,” Mike says.

But me? One day I am thinking of
a color: orange. I write a line
about orange. Pretty soon it is a
whole page of words, not lines.
Then another page. There should be
so much more, not of orange, of
words, of how terrible orange is
and life. Days go by. It is even in
prose, I am a real poet. My poem
is finished and I haven’t mentioned
orange yet. It’s twelve poems, I call
it ORANGES. And one day in a gallery
I see Mike’s painting, called SARDINES.

Frank O’Hara,- The Collected Poems of Frank O’Hara Copyright © 1971

Perché non sono un pittore Read the rest of this entry »

 

È un paio di giorni che si ripresenta lì. L’uomo che guarda appare sempre all’improvviso. Non so da quale direzione, non so quando di preciso, so che ad un tratto me lo trovo di fronte. Io seduta sulla sdraio e pochi metri dalla riva, lui in acqua. Fermo.
Anche se è ormai già luglio, la spiaggia è ancora quasi semi deserta, e la sua presenza così statica non passa inosservata. Lui se ne sta lì e guarda. Asettico, inespressivo. Se ne sta lì, senza nuotare, con solo la testa a fuoriuscire dall’acqua, la schiena rivolta al mare alto, gli occhi verso la spiaggia. Guarda come potrebbe guardare una cosa, lo sguardo vuoto, se cambio posizione mi segue ruotando appena gli occhi. Intorno a lui l’acqua è immobile. Resta lì così anche mezz’ora, poi esce si asciuga e poi rientra in acqua e si ferma più o meno nello stesso punto. Read the rest of this entry »

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