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Sono le cinque del mattino. Sono sveglia già da un po’. Tanto vale alzarsi. Dopo aver fatto colazione esco sulla terrazza a fumare. Quest’ora che precede di pochi attimi l’aurora ha sempre un fascino tutto particolare. Innanzi tutto la luce, che ha una sfumatura metallica, e da questa luce le cose emergono una alla volta come in un appello di caserma : motorino, ragazzo con uno strano cappellino colorato, mano che apre una finestra, uccelli che, come guidati da un direttore d’orchestra, attaccano a cinguettare tutti insieme, il mare poi, è una lastra zaffiro, non sembra neanche d’acqua tanto è fermo e compatto, in nessun’altra ora è così. Distanti sento dei passi. Da principio non capisco perché il loro suono ogni tanto s’interrompa, poi la vedo spuntare. È una signora di poco oltre la mezza età, gonna a fiori, lunga camicia verde, capelli tinti e leggermente ricci che vanno sul biondo rossiccio. Anche lei fuma una sigaretta. Nell’altra mano ha una busta di plastica in cui con cura ripone le talee di gerani che, con destrezza e con una naturalezza disarmante, sta recidendo dalle piante dei bar del Corso. La sigaretta le pende dalla bocca mentre usa la mano destinata a reggerla. La guardo inebetita, lei continua anche se si è accorta della mia presenza, la guardo mentre spezza rapida i rametti selezionando le diverse tonalità dei fiori. Li taglia qui e là, nessuno si renderà conto del malfatto. Pochi attimi ed è già sparita alla mia vista.
Si dice che la civiltà di un Paese si vede dalle piccole cose. Allora perché mi meraviglio? In fondo qui ad essere rubata è solo la bellezza alla mia alba. Read the rest of this entry »


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