
E anche questo sei giugno è arrivato. Dopo aver assistito ancora una volta allo stesso copione di sempre, alla questua dei voti, ai guizzi satanici sottopelle mascherati da volti tirati a lucido, ai tormentoni alienanti degli slogan e dopo aver percepito la mia conseguente rarefazione d’individuo pensante, mi chiedevo se ci sia stata una volta in cui, andando a votare, non mi abbia accompagnato la sgradevole sensazione che stessi in realtà rendendomi complice di un piano criminale per farmi sempre meno umana, sempre più bestia.


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