
Quando scrissi la poesia “Ans(i)a” intendevo proprio questo: parlare della nostra, la mia capacità di fagocitare la notizia, di digerirla. Per quanta sofferenza ci sia stata, per quanto ci abbia inorridito il terribile il gioco del destino che ha salvato alcuni, ammazzato altri nello spazio di poche pietre, per quanto i paesi, le città ci siano sembrati feriti a morte da una furia incontrollata, tutto tutto sembra poi sfuggire.
E quando tutto è stato anche scarnificato fino all’osso, quando morte, rovine, e smarrimento hanno esaurito il loro compito di dimostrare a noi stessi che siamo ancora capaci di provare qualche sentimento, si spengono le luci, e quella che fu ans(i)a da prima pagina diventa cronaca locale.
Ma L’Aquila e suoi paesi d’intorno sono ancora lì.
Non nella finzione delle slides che appaiono come immagini cristallizzate di un Intervallo del passato. Sono lì nel presente della loro polvere che smette a poco a poco di brillare sui giornali, offuscata dai luccichii di collane di brillanti, dalle feste di compleanno , dai battibecchi fra destra e sinistra che calcano ormai i copioni di “uomini e donne”, e invece quello di cui hanno bisogno è semplicemente quello di cui hanno bisogno, nulla di più nulla di meno per ridiventare comunità : terra, radici, cultura, senza che si dia inizio ancora una volta ai walzer fra poteri legali e poteri illegali.
C’è un proverbio africano che dice: quando muore un vecchio è una biblioteca che brucia.
E le nostre belle città, i paesini sono i nostri vecchi, sono le biblioteche dove sono custoditi i libri delle nostre vite, quelle che sono state e quelle che saranno. Amiamole e forse diventeranno migliori, noi diventeremo migliori.
Mi fa piacere perciò segnalare un’iniziativa nata da chi in quei luoghi ci vive e li ama e vorrebbe che proprio attraverso la cultura L’Aquila, i piccoli paesi colpiti dal sisma possano ricevere una potente spinta per una rinascita basata sul senso civile e sul rispetto delle radici, della storia.
“Alice nelle città” intende gemellare le terre alle terre, violando la sedazione della rassegnazione ma anche scoraggiando la tentazione di ridurre un territorio a calcolo matematico.
Alice vuole parlare delle città, la propria o anche quelle che si è incontrate, dal di dentro, dalla linfa sotterranea che scorre e le nutre.
Troverete tutte le informazioni che riguardano questa iniziativa, se avete un contatto Facebook, qui
I primi contributi di poeti e scrittori qui


2 comments
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Agosto 5, 2009 a 7:38 am
marianna
Ciao carissima Lisa e grazie per il tuo post che è bello, non perché parla di “Alice nelle città. Per L’Aquila”, ma perché della nostra iniziativa hai colto il significato più profondo e lo hai esplicitato con la tua solita grazia.
Il progetto s’è concretizzato in un libro in carta e inchiostro. Ce l’abbiamo fatta.
Ti abbraccio :)
Agosto 5, 2009 a 9:29 am
lisa
ciao marianna
ti avevo scritto all’epoca del post, comunque sì già sapevo che l’iniziativa è giunta a buon fine.
ti segnalo, se non ne sei già a conoscenza, altri testi di Enrico Macioci che Giulio Mozzi sta postando in Vibrisse e anche un pezzo sul vostro lavoro di editing per l’antologia. http://www.arkhe.it/easylibro/alice/
grazie
ciao
lisa