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Antonia la vecchia cammina con le gambe larghe. Le trascina,
strusciando sul pavimento le ciabatte. I piedi stanno larghi,
l’uno a destra, l’altro a sinistra.
I passi piccoli, costretti dall’orlo della gonna.
È come se trattenesse qualcosa lì, in mezzo a quelle gambe
che sembrano radici, scarnite dal salire e scendere le scale.
Se si sente osservata si stringe nelle spalle, ne alza una più dell’altra e ride.
Ride con i pochi denti che le restano, arricciando la pelle
che si stropiccia intorno agli occhi come carta velina. Ride,
che sembra un ghigno
che quasi di donna non ha più niente.
Antonia la vecchia non è vecchia di anni, ma di fatica,
eppure non l’ho vista mai sedersi. Se si ferma se ne sta semplicemente ferma
con le gambe larghe dentro il tempo.
È duro salire e scendere scale,
portare sulle spalle il peso di una cesta di limoni. La schiena si piega,
i polpacci sono duri e gonfi,
i talloni pestano con forza le pietre vive delle scale sconnesse. Scendono le donne,
con le gambe larghe
per mantenere l’equilibrio, e
imparano a stringere le cosce. È solo quello a distinguerle dai maschi.
Il sudore però è lo stesso.
Ma ci sono giorni in cui è l’odore che si portano addosso
ad essere diverso.
Ma non c’è tempo per fermarsi. -Tac tac tac tac -
Suonano le scale un blues mediterraneo.
-Tic tac tic tac - Il tempo chiede.
E Antonia la vecchia non si è mai fermata,
neanche quando si è accorta che stringere le cosce non basta.
Lei lo ha fatto nascere lì nel giardino di limoni.
Abbracciata all’albero, stretta e senza il pudore delle lenzuola,
stretta come se fosse al suo uomo, la gonna alzata fin sopra le ginocchia,
i piedi scalzi puntati nella terra. Umida, nera. donna. Aveva spinto.
Lo fece nascere così, soffocando il dolore nelle foglie.
Quando scivolò giù lento,
lei dice, che fece lo stesso rumore di un frutto maturo
e poi aggiunge – era tempo-
Affido questo mio esordio in “Altre letterature” a Billy Collins, poeta americano e mia recente scoperta. Lo faccio per due motivi. Il primo riguarda il senso che voglio dare quando dico “mia recente scoperta” col quale vorrei introdurvi a quella che è semplicemente una mia piccola passione, quella di esplorare il mondo della poesia americana. Dunque ciò che farò sarà semplicemente coinvolgervi nel mio girovagare proponendovi mano a mano gli autori che in qualche modo sono riusciti ad attirare la mia attenzione. Altre letterature
Sarà che qui non c’è la bocca del mare,
né quella sua malattia
che non la vedi se non in certe ore
quando il mare, la malattia, l’ora
sono il salire dentro un corpo di donna.
Qui c’è il piano delle strade che le fa lontane
come certe colline che le vedi alte
quando le guardi
dando la schiena all’orizzonte.
E poi i rumori, che è come se passassero
attraverso una notte e
la notte è il girare delle ruote.
Leggo Pavese senza un perché,
solo per mettermi dentro l’aria
e non sentire le voci dei muri,
o il peso di qualcosa da dire
intanto che muore.
E oggi nel vicolo sui muri passa come un vento che porta via gli annunci dei concerti.
Quelli delle sagre si scambiano i colori a graffi e a morsi. Resistono intatti un po’ nei lembi ciondolanti, poi si staccano come fanno già le foglie. Il nome di un artista rotola sui basalti, corre preso da un’improvvisa fretta, poi vola via, in alto, in un punto così lontano che già non lo ricordi. Sugli stessi muri fioriscono bianchi e neri gli addii ai vecchi.
Le ore oggi mancano gli appuntamenti. Ti accorgi adesso che le ore diventano imprecise come se il tempo avesse smarrito l’orologio.
Ed è strano come all’improvviso in settembre il mare si cancelli.
Scioglie nell’oblio i suoi sentieri, torna alla sua forma astratta. Liquido e sfuggente. Il camminare da una sponda all’altra a piedi nudi sulle acque svanisce. Come un miracolo che di colpo si rivela un’impostura. In qualche posto il mare è “al mare”, in altri “al di là del mare”. E come lui, anche tu qui, come un lato a caso dell’ immaginazione .
Non penso quasi mai al futuro,
provare ad immaginarlo per me non ha nulla d’interessante.
Non penso a cose come -il futuro sarà essere vecchia-
non penso a mia figlia con una figlia,
il tavolo da pranzo con la mia vita scritta a macchie,
l’alone di un bicchiere,
il segno di una penna che incide il legno,
il divano ormai stanco.
Il futuro così, di futuro ha ben poco
è il presente che diventa passato
il futuro così, è un tempo che non avuto tempo di esistere. Read the rest of this entry »
Qualche anno fa mi fu chiesto di sostituire il redattore che si occupava di poesia nella rivista Gasoline, mensile della mailing list che frequentavo. Tentennai molto prima di accettare, elaborare piccoli articoli sulle poesie lette in lista per me più significative, era una cosa per me totalmente nuova, ma una volta accettato si rivelò un’esperienza magnifica. Nei mesi in cui svolsi questo “lavoro” redazionale mi ritrovai a leggere poesie da un’altra prospettiva, imparai ad entrarvi con un’altra chiave. Read the rest of this entry »
C’è chi pensa di essere nato per scrivere
perché è convinto che dentro la vita c’è un romanzo
ne è talmente convinto che
continua a scrivere romanzi, uno dopo l’altro,
senza fermarsi mai: non appena ne ha finito uno
ne ha già iniziato un altro
perché la vita non si ferma sulla punta della penna:
se si fermasse sarebbe tutta realtà.
C’è chi pensa di essere nato per scrivere
perché è convinto che dentro la vita c’è una poesia
ne è talmente convinto che
continua a scrivere poesie, una dopo l’altra,
senza fermarsi mai: non appena ne ha finita una
ne ha già iniziata un’altra
perché la vita non si ferma sulla punta della penna:
se si fermasse sarebbe tutta verità.
Poi c’è la realtà.
E c’è il troppo male e il troppo bene
di vederla incisa nella materia dell’ovunque.
Vera, come una data di un giorno di settembre
in cui si nasce, in cui si muore
che diventa un punto esatto
che fa vibrare l’aria di un vuotopieno generoso
che squinterna l’infinito
con un “non inizio” e una “non fine”
affinché qualche vita possa intingersi nel suo inchiostro
The name of the author is the first to go
followed obediently by the title, the plot,
the heartbreaking conclusion, the entire novel
which suddenly becomes one you have never read,
never even heard of,
it is as if, one by one, the memories you used to harbor
decided to retire to the southern hemisphere of the brain,
to a little fishing village where there are no phones.
Long ago you kissed the names of the nine Muses goodbye
and watched the quadratic equation pack its bag,
and even now as you memorize the order of the planets,
something else is slipping away, a state flower perhaps,
the address of an uncle, the capital of Paraguay.
Whatever it is you are struggling to remember
it is not poised on the tip of your tongue,
not even lurking in some obscure corner of your spleen.
It has floated away down a dark mythological river
whose name begins with an L as far as you can recall,
well on your own way to oblivion where you will join those
who have even forgotten how to swim and how to ride a bicycle.
No wonder you rise in the middle of the night
to look up the date of a famous battle in a book on war.
No wonder the moon in the window seems to have drifted
out of a love poem that you used to know by heart. Read the rest of this entry »
In carriera? [Sì]
Angelo della casa? [Sì]
Fotografo freelance? [Sì]
genitore a tempo pieno? [Sì]
E un medico? [Sì]
non vorresti essere un medico di grido? [Sì]
forse preferisci fare l’astronauta? [Sì]
Che ne pensi di metallurgico? [Sì] L’autista, l’avvocato? [Sì].Sì]
Angelo? [Sì]
Diavolo? [Sì]
Un figlio, un figlio lo vorresti? [Sì]
Perché non anche una figlia
che ti somigli? [Sì]
Oggi pasta? [Sì]
Zuppa? [Sì]
E dimmi vuoi tutto? [Sì]
Poco? [Sì] niente? [Sì]
Vuoi essere tutto? [Sì]
Poco? [Sì] niente? [Sì]
Tranne essere donna.
Qual è la prossima domanda?
La domanda che mi è stata posta nel commento a “et verba [non] volant “mi ha fatto riflettere su un aspetto che credo attinente al post stesso.
Mi si chiedeva :
-Allora perché leggiamo?- Read the rest of this entry »











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