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È che svegliarsi presto significa uscire dal silenzio
per entrare in un altro. A questo pensavo. Ed erano le sei.
Le lancette formavano una linea perfettamente retta.
Di là il sogno, di qua la realtà,
forse o l’uno o l’altro riflessi in uno specchio.
La casa mi è sembrata più grande, e anche tutte le cose che vi erano dentro
abbandonate come erano al furto del buio.
Allora mi sono vestita in fretta, e sono uscita.
Mentre camminavo mi è venuto da canticchiare un motivetto stupido,
di quelli di cui non pensi neanche di conoscerne le parole, ma poi
mi è rimasta nella gola solo l’intenzione
perché un silenzio così, lo sapevo, sarebbe finito presto
sarebbe finito senza alcun preavviso nel rumore di un raggio
che avrebbe colpito un vetro di una finestra sulla collina
un silenzio così, lo sapevo, era fragile
come ogni altro oggi dei giorni



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