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I tuoi occhi.
su di me sono un’altra me che vive in te
sono la proiezione del film di tutte le disillusioni:
un’altra storia che si ripete
con un finale già scritto fin dall’inizio.
Cancelli, cancelli,
mi fai scarna
fino a farmi in un corsivo solo di carne:
è questa la tua vendetta sull’esistenza
che fra debiti di parole ti schiaccia addosso
l’ossido di un altro mattino
e nel superfluo di me che cade a terra
avevi già perso l’ultimo credo di tenerezza
che ancora si compie nell’esistenza prima che svanisca
Oggi che il cielo preme l’aria sul mare fino a disegnarlo senza più orizzonte, e lo fa impalpabile come l’apparenza di una coincidenza che mi attraversa per caso. Oggi che anche le tende hanno perso il vento e restano rigide come morte. Sgonfie. Come palloncini in attesa di una mano innocente che le salvi da un’inerzia di terra. E ora che siamo qui - lo senti il tempo?- puntando l’ago nel tessuto di quest’istante, vorrei dirti che l’amore è come il tempo – è come la pioggia – Cade sottile e fa rumore solo quando batte sulle cose e le riconsegna al termine di un’attesa in cui riposa il mondo. Traccia ogni linea, riempie ogni vuoto, e poi ti fa credere che quello che vedi era già qui per te e resterà qui per sempre.
Come me che oggi ho tinto le unghie di un profumo salmastro per darti il mare alla pelle senza che tu possa vederlo, per poi farti credere che ero già qui per te e resterò qui per sempre.
Ma tutto è un inizio che continua in un altro inizio che qualcuno ha lasciato andare.
Restare è un verbo disumano.
- lo vuoi?- Read the rest of this entry »
Il sasso che lanci per un attimo sparisce seguendo una traiettoria silenziosa. Poi rimbalza sull’acqua frantumandone la tranquillità della sua apparente immobilità. Uno scoppiettio d’acqua sordo, quasi un frullio d’ali, poi ancora silenzio. Il sasso sparisce nuovamente finché non buca un punto misteriosamente vuoto tanto é lontano. Read the rest of this entry »
È che svegliarsi presto significa uscire dal silenzio
per entrare in un altro. A questo pensavo. Ed erano le sei.
Le lancette formavano una linea perfettamente retta.
Di là il sogno, di qua la realtà,
forse o l’uno o l’altro riflessi in uno specchio.
La casa mi è sembrata più grande, e anche tutte le cose che vi erano dentro
abbandonate come erano al furto del buio.
Allora mi sono vestita in fretta, e sono uscita.
Mentre camminavo mi è venuto da canticchiare un motivetto stupido,
di quelli di cui non pensi neanche di conoscerne le parole, ma poi
mi è rimasta nella gola solo l’intenzione
perché un silenzio così, lo sapevo, sarebbe finito presto
sarebbe finito senza alcun preavviso nel rumore di un raggio
che avrebbe colpito un vetro di una finestra sulla collina
un silenzio così, lo sapevo, era fragile
come ogni altro oggi dei giorni
Il posto dove vivo adesso è quello dove vivevo allora, o quasi.
Mi sono sempre chiesta se gli abiti da sposa siano così ampi e voluminosi, gonfi come mongolfiere per seguire il sogno di librarsi su, in alto, seguendo il desiderio di cambiare luogo, di vivere altri spazi, o guardare con nuovi occhi quegli stessi che ti hanno visto crescere.
Il mio è stato un volo breve, ho sorvolato un breve rettilineo, un castello e tutto era già finito.
I paesi qui sono così vicini da confonderli, e sono lontani radicati ognuno nella loro fiera tradizione, nei loro santi venerati come dei o trattati a tu per tu come amici di famiglia. Sono semi messi nella pietra, caduti dalle mani di un dio, chiusi in una promessa come eterni germogli. Li tiene insieme il filo delle loro storie. Read the rest of this entry »









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