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Ecco, sono esaurite tutte le parole belle
e anche tutte le teorie e l ‘ora pro nobis
allo schianto del corpo quando s’apre,
e il balbettare della semantica a fior di pelle.
La bocca è in un cerchio chiuso e muto
senza più ferite da causticare agli orli,
senza piaghe assorte all’aria,
alla polvere del mondo.
Ma è che ora piove, piove sull’uso del mare
sul cancellare senza rima del tempo
un tic-tic, come di un verso omesso,
[
]
e poi sarà già domani.
Cosa resterà di questa poesia
se non l’angustia del rimanere?


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