Me ne sto qui seduto sul divano. Tutto è come sempre. La sedia è dove l’hai lasciata, qui vicino. A te piace appoggiarci i piedi scalzi mentre leggi quel libro che ti sta prendendo così tanto. Se infilassi la mano fra i cuscini sono sicuro che ci troverei qualche briciola dei biscotti al cioccolato che ami sgranocchiare dopo cena mentre leggi, e intanto ti tormenti il labbro.
C’è il posacenere sul tavolo basso. Mentre lo guardo mi sembra di sentirti che fai finta di arrabbiarti perché trabocca di cenere e di cicche, e alzi la voce- qui è un disastro- dici, andando avanti e indietro, e agiti le braccia. E poi ad un tratto, con l’abilità di una ladra, mi rubi la sigaretta che ho appena acceso, e la lasci lì in quel tuo sorriso, con un’aria di sfida -ha già dimenticato tutto- penso quando poi ti siedi accanto a me e riprendi a parlarmi. La sigaretta la tieni fra le dita e lasci che io la guardi consumarsi a poco a poco, desiderandola come un trofeo perso nella finale di una gara.
Sì, ti guardo spesso sai, lo faccio di nascosto per amarti anche quando mi credi distratto. Di sera, ad esempio, quando ti versi nel bicchiere quel ridicolo goccio di whisky che poi lasci annegare miseramente nel ghiaccio che lentamente si scioglie al calore della tua mano.
Io sono certo che non ti piace bere quella roba, che lo fai solo perché lo sai che mi piace guardarti. Ed io ti guardo e penso che sei bella quando sei allegra, e accenni qualche passo di danza. Ti succede quando credi di non essere osservata, magari mentre ti prepari uno spuntino di là in cucina e io vengo a spiarti. Tu pieghi le ginocchia appena appena e dondoli le anche, impercettibilmente, e anche la testa segue quello stesso movimento.
Sarei capace di cantare l’identica canzone che in quel momento vibra nella tua mente solo guardando il morbido flusso delle tue movenze.
E posso anche indovinare la tua rabbia solo seguendo le tue dita quando nervose tormentano una ciocca di capelli. La annodi e la sciogli con l’abilità di un giocoliere. E mi piace ascoltarti quando canti mentre fai il bagno, e invento mille scuse con me stesso per passare mille volte accanto alla tua porta. Lo faccio solo per sentire la tua voce che galleggia fra le bollicine del tuo bagno schiuma e perché mi piace immaginare la tua faccia che si perde in una nuvola di vapore e di pensieri.
Già, i tuoi pensieri.
E’ così facile intuirli ora che di te conosco ogni mossa. Tu non riesci a nascondere niente sotto la tua pelle, ogni tuo gesto mi parla a voce alta e mi rivela ogni tuo più piccolo segreto, così come fai tu, quando ti siedi accanto a me incrociando le gambe e mi parli della tua giornata. Ne racconti ogni particolare, minuziosamente, come se ogni cosa successa avesse avuto per te la stessa importanza di un evento sorprendente.
Sai vorrei dirti che a proposito di quello che mi hai detto, sì , che non mi ami più, così mi hai detto, sai io non ci ho creduto.
No, proprio non ho potuto.
Io ti guardavo stamattina mentre lo dicevi e intanto non riuscivo a distogliere lo sguardo dalla tua bocca.
Non poteva essere vero, perché eri così adorabile con quella briciola incastonata proprio lì nell’angolo, dove le tue labbra si uniscono come la punta di una freccia. Io sfiorandoti appena con un dito ho lasciato che la briciola cadesse,e tu mi hai sorriso proprio come si sorride a qualcuno che si ama, ed io ho aspettato, sì ho aspettato che tu mi dicessi che era stato solo uno scherzo.
E volevo darti un bacio quando ti sei chinata lentamente e hai preso quella borsa. Sembravi una bambina che era stufa di continuare il gioco e se ne andava, lasciando nel disordine la sua stanza dei giocattoli.
Sì, volevo proprio baciarti e stringerti, ma non l’ho fatto e neanche tu l’hai detto. Sì, non l’hai detto che era stato solo un gioco, per ridere un po’, per prendermi un po’ in giro.
Tu invece mi hai guardato. Ed era uno sguardo che non conoscevo. E’ stato allora che ho capito che era proprio vero che non mi amavi più e che se ti fossi voltata per andare via non ti avrei più rivisto.
E’ strano che ora me ne stia seduto qui sul divano pensando a quello che è successo e ti parlo, come se tu potessi ascoltarmi e rassicurarmi come sempre, e poi ridere di tutto quanto.
Invece guardo i tuoi occhi in cui è rimasta impressa come in una fotografia quell’espressione strana, che io non avevo mai visto e c’e quel rivolo di sangue che esce dalla tua bocca . Sì, proprio lì, dove le labbra si uniscono come la punta di una freccia.



2 comments
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Marzo 8, 2008 a 10:22 am
wordinprogress
Mirabile!
Marzo 9, 2008 a 10:15 am
lisa
grazie! è un racconto su cui ritorno spesso. non trovi che abbia un suono più di poesia che di prosa? o comunque che resti fra l’una e l’altra?
ma credo che sia un difetto della mia prosa, non sa decidersi! :-)
di questa infatti ne ho anche una versione in cui i capoversi seguono i suoni e non la struttura di una prosa…e non so.
grazie WIP.
ciao
lisa