S. cammina lentamente.
Come se gustasse fino in fondo ogni passo. Appoggia i talloni
e il corpo s’inclina all’indietro.
S. ha il cervello bruciato dall’eroina
Quando m’incontra mi sorride sempre
e poi mi dice- tuttobene lisa? – altre -tuttobene lisa! -
credo che per lui fare domande o dire risposte sia la stessa cosa,
tuttobenelisa. Non dice altro.
E a me piace come lo scandisce
li-sa, lì proprio alla fine
come se fosse una parola con un senso preciso,
come gatto, piede, sasso e si potesse trovare nel dizionario
Quando S. lo dice, il mio nome mi sembra tondo, pieno
fatto di mia materia, sembra contento di averlo trovato
e lo tira fuori dalla bocca come un frutto da una tasca.
A volte però m’incrocia e mi guarda soltanto
è uno sguardo fisso che scivola giù nel vuoto, come gli occhi di un pupazzo
scivola lento, giù lungo un piano inclinato e ruvido, mi guarda e non dice niente.
È come se gli tornasse in mente un vecchio copione. È come me. Come gli altri.
Come tutti noi che usiamo i punti in modo giusto quando c’incontriamo,
e fingiamo di sapere già cosa sia un gatto, un piede, un sasso.



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