You are currently browsing the monthly archive for Gennaio 2008.

haiku.jpg

Mattino

Snoda il vento
mattino come fiocchi,
traduce terra.

Cuce capelli
sciolti sul cuscino,
come tempesta.

Le vesti calde
strappano da amanti,
luci sospese.

Su labbra secche
poggia dolce saliva,
candida calla.

Intesse reti
Imboccando fame e
giochi di specchi. Read the rest of this entry »

j-turrel-night-passage-1987.jpg

È mattino. Così, senza un’ora.
Scrivo -è mattino- guardando fuori. È mattino fuori,
e niente può cambiarlo.
Allora è facile scrivere è mattino,
con lo stesso inafferrabile senso del mattino e della sua trama larga
dove passa ogni cosa. Inizio a scrivere – è mattino-
con la sua stessa imprecisione e riporto la storia ad un mattino
che sia ora. Non mi chiedo se era mattino prima che io lo scrivessi,
è mattino ora che lo scrivo. È mattino in questa storia.
È mattino nella luce che batte sui vetri del palazzo di fronte.
È mattino ed è presto.
È mattino ed è presto nella luce che batte sui vetri,
nel mio pigiama a righe,
nella prima bestemmia del muratore che sta passando sotto casa mia.
È presto in questa ora di luce,
nel mio risveglio. È mattino nella bestemmia del muratore.
È mattino ora nella luce che gira.
È mattino senza sosta. È già mattino dentro l’alba dove io non c’ero.
E ti sto già mentendo quando scriverò ancora – è mattino- e via-via in questa storia.

don-chisciotte.jpg

ho un’àncora che mi tiene ad un passo dalle nubi,
sono un semi-dio
ho un accenno di ogni luogo nelle gambe
come un accordare d’orchestra,
una frenesia di suono
è lo sciamare delle parole a farmi invincibile
io, angelo di pezza,
di bla e bla lungo schiene di carta,
faccio la poesia alla poesia
la rivoluzione alla rivoluzione
vorticando come una pala di mulino nel vuoto
del tempo che gira intorno
senza misura, senza eroi

panchina-fp.jpg

Ti guardi da lontano. Dove sei? Tu. Lui. Sulla panchina non sedete vicini. Fra voi ci sono trenta centimetri di pietra. Ruvida, fredda, impenetrabile. Da qui, dal dentro che si nasconde dietro la tua voce, trenta centimetri ti sembrano una distanza enorme, profonda. Sembra assorbire ogni tua parola. E la tua voce è un sedimento, sempre lo stesso che si ripete strato su strato. Ruvida, fredda, impenetrabile. Read the rest of this entry »

coltrane.jpg

Ti arriva come se sapesse tutto di te
tutto, anche quello che non hai mai detto
quando ti metti con le gambe sul bracciolo del divano
e fuori la luce è un romanzo rosa che -avrà il solito finale-
e si scioglie come saccarina
appiccicata ai muri e non ti fa gola
-che venga la sera-dici
che venga adesso,
senza nervi, senza parodie di stelle
vuota e brutale,
sulle note di una ballad,
larga come un pullover vecchio
sulla tua pelle di nebbia
e tu lì, senza niente sotto i piedi, che aspetti quando Nancy,
con la tua faccia, riderà sui vetri.

magritte-il-falso-specchio-2.jpg

Mi prende l’impulso di chiedere – stai bene?-
sentire cadere un sì.
Un suono minimo.
E ridurre anche il bene all’essenziale
come un evento che attraversa il tempo, in un secondo

jturrell-roden-project.jpg

E al tramonto, se avrò pazienza
raccoglierò sui sassi tiepidi della marina
                                  tutte le coscienze sciolte nell’affrettarsi del primo sole,
e di tante parole resterà solo un ambiguo rossore.

ciak.jpg

La scena, se dovessi immaginarla, sarebbe questa:
noi due in una cucina,
le mattonelle bianche, l’odore di cipolla,
la pioggia che squinterna la terrazza,
io con il grembiule che penso ad un verso acerbo,
tu che forse lo troverai per caso, mentre fumi una Malboro,
e gli occhi che fanno da tenda ad una finestra
e in mezzo, il tempo,
un giorno senza calendario,
senza un’ora, senza un appuntamento,
io e te, ognuno nella messinscena di una vita,
tu il silenzio, ed io il silenzio,
in un interno già fuori dal presente
confusi in un’altra poesia, fuori dall’inquadratura,
e che rovescia i ruoli senza cambiare il futuro.

david-park-man-in-a-t-shirt.jpg

S. cammina lentamente.
Come se gustasse fino in fondo ogni passo. Appoggia i talloni
e il corpo s’inclina all’indietro.
S. ha il cervello bruciato dall’eroina
Quando m’incontra mi sorride sempre
e poi mi dice- tuttobene lisa? – altre -tuttobene lisa! -
credo che per lui fare domande o dire risposte sia la stessa cosa,
tuttobenelisa. Non dice altro.
E a me piace come lo scandisce
li-sa, lì proprio alla fine
come se fosse una parola con un senso preciso,
come gatto, piede, sasso e si potesse trovare nel dizionario
Quando S. lo dice, il mio nome mi sembra tondo, pieno
fatto di mia materia, sembra contento di averlo trovato
e lo tira fuori dalla bocca come un frutto da una tasca.
A volte però m’incrocia e mi guarda soltanto
è uno sguardo fisso che scivola giù nel vuoto, come gli occhi di un pupazzo
scivola lento, giù lungo un piano inclinato e ruvido, mi guarda e non dice niente.
È come se gli tornasse in mente un vecchio copione. È come me. Come gli altri.
Come tutti noi che usiamo i punti in modo giusto quando c’incontriamo,
e fingiamo di sapere già cosa sia un gatto, un piede, un sasso.

hans-hartung.jpg

 

A volte vorrei avere una città dove stare. Una qualunque.
Immensa, un rebus di cemento. Una città rompicapo
che prema sulle mie tempie. Vorrei averla quando qui piove
ed è notte. Come oggi.  Come ora. Gli aghi dei mille palazzi.
Il filo teso dell’asfalto. Un nodo che attanaglia dietro le finestre.
E la mia ombra che si frantuma nelle pozzanghere,
sotto le ruote delle macchine. Di questa pioggia ne farei
una poesia metropolitana, un tram che arriva al capolinea,
lo stesso rumore come se non ci fosse  nessuna luce
d’aspettare né un buio da salvare. La farei dura, violenta,
senza respiro, amara e corrosiva. Come del sesso fatto in fretta,
e che si ribella, e stride quando tocca il fondo così tutti possono sentirla.
Le farei cantare come un ubriaco una canzone sconcia, e dire chissenefrega
con arroganza a chiunque si lamenti. E le farei urlare la solitudine
nelle luci delle vetrine. E sputare in terra tutta la rabbia
tutta la delusione. Invece sono qui che guardo il mare
e la pioggia impotente che finisce nel suo vuoto.
È vetro sottile che si rompe. È acqua nell’acqua
senza un malocchio da sciogliere, senza un suono che la maledica,
senza un tempo che la ricordi come era prima di svanire
e che neanche sa quanto mi somiglia
questa notte questa pioggia questa poesia

About

 

Gennaio: 2008
L M M G V S D
« Dic   Feb »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Commenti Recenti

nicodemodinotte su Finirà
randagiamente su Gesti # 4
lisa su Gesti # 4
francesca su Gesti # 4
randagiamente su Gesti # 4
Anonymous su Gesti # 4
lisa su Gesti # 4
randagiamente su Gesti # 3
randagiamente su Poesia sul perché non scrivo…
randagiamente su Gesti # 4
sergiogarufi su Ringrazio
lisa su Gesti # 4
francesca su Gesti # 4
lisa su Ringrazio
cara polvere su Ringrazio

Categorie

Archivi

Milanoanthology


Milanoantology è un'antologia di racconti curata Maura Gancitano, in uscita per Giulio Perrone editore.
Racconti di Giuseppe Aloe, Cosimo Argentina, Giuseppe Braga, Marco Candida, Andrea Castelli, Michelangelo Cianciosi, Michele de Gennaro, Lucrezia Guaita Diani, Ketty Magni, Elena Chiara Mitrani, Matteo Moneta, Jacopo Ninni, Matteo Ninni, Andrea Pettinari, Lisa Sammarco, Erminia Maria Viganò.

Top Rated

Email Subscription

Enter your email address to subscribe to this blog and receive notifications of new posts by email.