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Nat King Cole slarga la sua voce dai fiori di magnolia.
Rispondono le corde delle foglie,
stridono un’aria free-jazz.
Il muso della costa s’abbandona al mare
in una specie di tenerezza colma
Potrei morire di tanta bellezza
schiantarmi qui sul tavolo
fra i cocci del bicchiere e una fetta di lime
spegnendo l’ultimo respiro come una sigaretta
lasciando di questo sguardo, di me
un grumo dentro il verde con un sottofondo d’autore.
L’aperitivo con l’autore è stato una delusione.
C’era del prezzemolo incastrato fra i suoi denti
-chissà- mi sono detta- forse scriverò qualcosa su questo-
su quel verde che muore fra i suoi denti. C’era anche un poeta.
Lui però non ha mai scritto niente, dice
l’autore che io invece dovrei mettermi più a nudo,
- pensi che basterebbe?- gli ho detto-
forse dovremmo scorticarci fino a farci male -
ma quasi certamente mi sbagliavo, e lui parlava solo delle mie mutande.
Allora mi dico che dovrei smetterla di pescare parole nel silenzio
e fare invece qualcosa che mi riesce meglio
come dare un bacio a mia figlia quando ritorna dalla scuola
e dirle che le voglio bene.
È che io faccio confusione e credo che scrivere sia la stessa cosa
ma poi non ne sono certa.
A volte salgo sopra un autobus, e guardo dall’alto il mare
e cerco di afferrare il senso di quel suo movimento fermo eppure eterno
ogni tanto mi volto indietro , vorrei capire come fa a ingannarmi
come fai tu ad ingannarmi, chiedo
ma quello che avevo visto prima è già cambiato
tutto è già diverso, e devo sempre ricominciare, e
scrivere è così
è come se non si fosse mai abbastanza in alto per mettere a nudo il mare


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