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dove sono adesso?
ed è già segno in cui scompaio
un passato appena detto
sono dove sono già proiettile in fuga
oltre la velocità del suono
il sogno di una galassia oltre il buio
C’incontreremo?
L’appuntamento è dove il tempo è tempo
che si ripete
quando lo sguardo perde ogni suo punto
e arriva lì dove il vuoto è un’attesa
che si addensa
e si ferma e riempie e io di nuovo sono

atlantide_.jpg

Non c’è quasi più musica nel mare dove vivo
e guardo come ci frattura gli occhi la malinconia
e ci secca la gola la poesia
-è così- diciamo mentre ci adagiamo
lentamente calandoci dai tramonti
sul fondo delle strade senza dire niente
senza un colore che ci somigli.
Come sassi affondiamo vicini
nel silenzio levigato
e lì restiamo,
noi, Atlantidi in cerca di un mistero
che un giorno possa svelarsi
nella nota a margine di un verso. Read the rest of this entry »

thegreatpretender.jpg

“Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.”*

E va da sé che anche tutto quel che scrivo
è negazione e affermazione, è  tempo che si elide Read the rest of this entry »

rooms-by-the-sea-edward-hopper.jpg

A volte penso al mare
chiuso nella bocca.
C’è un infinito innocuo che cerca
una via di fuga. Read the rest of this entry »

artesia-ed-paschke.jpg

l’abat-jour intenerisce la luce della stanza
e fuori il buio già mi marca alle spalle
io dunque scrivo
scriveva e fuori il buio già la marcava alle spalle e
l’ombra del lampione cambiava la linea della strada
lontano una bimba piangeva
mentre lei scriveva seduta al tavolo e la solitudine era ferma
fuori e nella stanza dove il buio marcava alle spalle
un cane abbaiava nel buio
la luce di un abat-jour inteneriva la stanza
le persiane erano già chiuse prima che fosse buio fuori
e la strada era un’ulcera che lacerava la sera
sanguinava il rumore del mare e il pianto lontano di una bimba
quando nella stanza inizio a scrivere
che sentivo fuori il buio che già mi marcava alle spalle
una bambina lontana piangeva in una stanza
e fuori l’ombra era cambiata già prima di sapere
mentre scrivevo nella solitudine della stanza
che avrei scritto nella pagina successiva
di quella mia solitudine prima che fuori facesse buio

guerra.jpg

Mettimi nella luce giusta
girami intorno
prendimi nella luce giusta
con le ombre che mi coprono le spalle
e il cuore bene in vista
fermami nei tramonti d’Africa
seduto negli angoli dei mercati
dammi gli occhi dei bambini
che si sono persi
mettimi in ginocchio
fra la polvere dei deserti
nascondimi le mani dentro il fango
mettimi in equilibrio
fra i giorni e le notti
delle città senza più cieli
mettimi nella luce giusta
poi premi il grilletto
e nella didascalia
scrivi – è così che muore il mondo-

martini_cocktail.jpg

Nat King Cole slarga la sua voce dai fiori di magnolia.
Rispondono le corde delle foglie,
stridono un’aria free-jazz.
Il muso della costa s’abbandona al mare
in una specie di tenerezza colma
Potrei morire di tanta bellezza
schiantarmi qui sul tavolo
fra i cocci del bicchiere e una fetta di lime
spegnendo l’ultimo respiro come una sigaretta
lasciando di questo sguardo, di me
un grumo dentro il verde con un sottofondo d’autore.

martini.jpg

L’aperitivo con l’autore è stato una delusione.
C’era del prezzemolo incastrato fra i suoi denti
-chissà- mi sono detta- forse scriverò qualcosa su questo-
su quel verde che muore fra i suoi denti. C’era anche un poeta.
Lui però non ha mai scritto niente, dice
l’autore che io invece dovrei mettermi più a nudo,
- pensi che basterebbe?- gli ho detto-
forse dovremmo scorticarci fino a farci male -
ma quasi certamente mi sbagliavo, e lui parlava solo delle mie mutande.
Allora mi dico che dovrei smetterla di pescare parole nel silenzio
e fare invece qualcosa che mi riesce meglio
come dare un bacio a mia figlia quando ritorna dalla scuola
e dirle che le voglio bene.
È che io faccio confusione e credo che scrivere sia la stessa cosa
ma poi non ne sono certa.
A volte salgo sopra un autobus, e guardo dall’alto il mare
e cerco di afferrare il senso di quel suo movimento fermo eppure eterno
ogni tanto mi volto indietro , vorrei capire come fa a ingannarmi
come fai tu ad ingannarmi, chiedo
ma quello che avevo visto prima è già cambiato
tutto è già diverso, e devo sempre ricominciare, e
scrivere è così
è come se non si fosse mai abbastanza in alto per mettere a nudo il mare

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