Per essere poeta di se stessi
si deve mettere una cifra al verso
ingabbiare l’infinito e farlo piccolo, definito
- uno-
Bisogna rinchiudere il pensiero
in una conta elevata alla potenza
e poi bloccarlo all’istante
staccare l’attimo dall’attimo -due -
circondarlo con un numero assoluto, perfetto
-tre- ad esempio
e con quello masturbare il tempo
fissandolo ad un inizio con una fine
dandogli una misura che si concluda, bene e in fretta
- quattro- e -quattro-
scandendo il ritmo con o senza troppo amore.
Farne una questione di principio
frazionare i sensi in una singola parola
farla stridere urlare -CINQUE-
far rimbombare nelle rime la sua eco
-sei-
-sei-
-sei-
affermare fuori da ogni dubbio
che quello è il fondo, la cima
l’intero mondo
così da abbracciare nella teoria
anche l’Inferno e il Male
e accontentare così ogni seguace
e poi far tacere ogni incertezza del dispari nell’universo
-sette-
Sì, la poesia deve mettersi alla pari -otto-
con l’aritmetica dell’Essere.
Deve scriversi
leggersi
recitarsi
al giusto prezzo
adeguarsi all’economia del dare e dell’avere
e badare che non rimanga resto -nove-
Poeta è chi conta in versi il mare
con le dita - dieci - delle mani.
Io ascolto mi adeguo alla costrizione di essere solo un numero, scelgo l’infinito
e tutto ritorna al suo equilibrio
nello scambio equo dell’ illusione di essere anch’io poeta



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